La chiesa e il culto della Madonna del Ramoncello
a Santa Lucia di Piave


Spicca anche da lontano il poderoso campanile in stile romanico, che, unito all’ampio presbiterio in mattoni grezzi, gli conferiscono un fascino d’altri tempi, dalle suggestioni quasi feudali. In realtà, il santuario della Beata Vergine del Ramoncello entra nella storia di Santa Lucia di Piave solo qualche secolo più tardi, esattamente nel 1559. Da allora fino ad oggi un continuo crescendo di seguito e devozione popolare ha accresciuto la nomea della chiesa del Ramoncello, che ci porta, come ubicazione, al di fuori del centro cittadino, nella zona meridionale della campagna santaluciese.

Più precisamente, a pochi metri dal celebre campo fieristico, lungo la direttrice romana che conduce verso Bocca di Strada e Mareno: nell’antico quartiere delle Grave, bagnato da un piccolo ramo del Piave, “ramon”, da cui il riferimento toponomastico del Ramoncello. Ma che cosa accadde di così eclatante in quel luglio 1559, da consegnare il santuario agli annali del culto mariano diocesano? Nei campi del Ramoncello, a ridosso dell’attuale cimitero, la Vergine si palesa allo sguardo di una giovane contadina, Pasqua Zuccon, sordomuta dalla nascita, sanandone definitivamente ogni infermità. Verificati e documentati con rigore i contorni oggettivi dell’evento, la consacrazione cultuale del luogo diviene un atto doveroso da parte della diocesi cenedese.

Una consacrazione scandita, nel corso dei secoli, da tre edifici sacri differenti: un capitello votivo, un oratorio privato edificato dai Collalto, l’attuale chiesa neoclassica, edificata nel ‘700, dotata di tre ambienti costruttivi e del capitello originario. Ammirare, oggi, da vicino il santuario del Ramoncello significa concedersi non solo un’emozione visiva, ma anche un’impagabile esperienza spirituale. Si avverte palpabile un’atmosfera liturgica, quasi innata, che invita al raccoglimento spontaneo e autentico, non appena se ne varchi la soglia. Alla scoperta di una bellezza artistica, priva di sfarzo, esibita con misurata discrezione. Di buona fattura gli affreschi di santi del 1713 nel presbiterio, arricchito dalle opere sulla Crocifissione del santaluciese Giuseppe Modolo e dai più recenti oli di Bruno De Giusti e di Elio Poloni.

Pregevoli anche le tavole a olio di Antonio Grava, dedicate all’Apparizione della Vergine a Pasqua Zuccon sul campo di Ramoncello a S. Lucia Subsilva o del Foresto nel 1558-59 e, al Beato Fra’Claudio. Da segnalare, per pregio storico, la conservazione dell’antica cappella ottagonale dei Collalto, come corpo intermedio della chiesa, ove colpisce la delicata pala d’altare del Modolo e le tappe della Via Crucis. Salvaguardata in considerevole stato conservativo da ben 5 restauri, di cui il più recente nel 1988, promosso da don Oreste Nespolo, allora parroco della locale comunità, il santuario celebra l’annuale festa liturgica la prima domenica d’agosto, richiamando folti pellegrinaggi da tutto il Nord Est. Una festa che attesta il culto vivo e vissuto di tutta Santa Lucia per la sua “Madonnetta”. Una devozione liturgica nei miracoli che resiste al tempo, nel tempo.

Articolo tratto da www.giuseppeborsoi.it


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