Sulla cima del Pizzoc tra verde, pietre e nuvole



Un panorama che lascia senza fiato quello che si ammira dal monte Pizzoc


Nel Trevigiano, sopra la piana del Cansiglio.
Luogo dell’anima a due passi dalla città, inseguendo leggende di gnomi, streghe e folletti

TREVISO - Il balcone s'affaccia sul mondo. Quassù nuvole e pietre. Laggiù la galassia del Nord Est, direbbe Marco Paolini. Il vento spazzola le cime, gli asini vanno raminghi per i prati, la piana del Cansiglio resta all'ombra, i visitatori in bicicletta tirano finalmente il fiato. Luogo di camminatori appassionati il Pizzoc. Ci si viene a piedi in un paio d'ore di cammino, quasi fosse un pellegrinaggio, una sfida, un imbroglio. Chi viene da Fregona si incontra con gli amici che salgono dalla Valscura. Poi il sentiero si fa uno solo e corre verso quota 1540 sul livello del mare. Una decina di chilometri con un dislivello di mille metri. Quassù l'infinito, laggiù il mondo. E' proprio un balcone appeso sul nulla questo Pizzoc.

Meta amata da quei trevigiani che non aspirano al verde troppo addomesticato della piana del Cansiglio, che preferiscono l'urlo sommesso delle pietre, il silenzio del vento, le passeggiate faticose, il respiro della foresta che scende veloce, le volpi che attraversano la strada, il bramito dei cervi in amore quando si fa autunno.

Di notte sembra di essere su un aereo in atterraggio sulle mille luci cittadine. Di giorno ti confronti con la geografia locale. Dando le spalle al rifugio, a destra hai il Visentin, ancor più alto, irraggiungibile per chi non ha fiato. Alle spalle immagini il Fadalto e l'Alpago. Sotto di te Vittorio Veneto. Poco più in là Conegliano e Treviso. Verso sud est intravedi Marghera e la laguna. A est il bagliore del mare. In fondo i Colli Euganei, più vicino quelli di Collalto, Pieve di Soligo, Cison e via correndo fino ad Asolo planando con lo sguardo sui laghi di Revine.

Qualcuno giura che dopo una giornata di bora chiara si possano vedere il faro di Trieste e la costa dell'Istria. Quando in pianura non è bel tempo,venendo sul Pizzoc rischi di bucare le nuvole, attraversarle trattenendo il respiro e infine guardarle navigare fra i colli là sotto. Rimanendo senza fiato. In questo Veneto in bilico fra passato e futuro, la montagna sembra l'unico luogo ancora in grado di conservare se stessa.

Tanto il mare si è svenduto, quanto i monti difendono a denti stretti l'ultimo baluardo di selvaggio. Il Pizzoc e il Cansiglio sono ancora oggi un luogo dell'anima a due passi dalla città. Ci arrivi anche in macchina. Tutta la strada, anche gli ultimi metri che portano al rifugio, è stata asfaltata. Si dice perché Luca Zaia si sia comprato quassù una piccola casera.

Comunque sia i più pigri possono salire da Fregona e, prima di arrivare alla piana, seguire la strada a sinistra verso il rifugio Vittorio Veneto (tel.368.3708978 aperto da giugno a metà settembre). Lì troveranno un gruppo di ragazzi di Mestre, Vittorio Veneto e Fregona guidati da Berto della cooperativa Controvento che ha in gestione la vecchia casa un paio d'anni fa acquisita dal Comune di Fregona. La polentina non manca mai. I gnocchi fatti in casa neppure. Il formaggio di capra è anche in vendita. Irish, lupacchiotta pelosa, gira fra i tavoli per qualche boccone rubato.

E se proprio non vuoi tornare, per 10 euro (colazione compresa) un letto in camerata te lo trovano. Vedere l'alba sul mare lontano lontano è un'avventura che farà ben affrontare l'inverno che verrà. Se si vuol scoprire tutto il Cansiglio, bisogna però cercare Vittorio De Savorgnani che lavora a Veneto Agricoltura e che qui è di casa. E' lui che guida nella foresta ( 0438-581757 ), che racconta leggende di gnomi e streghe, che t' accompagna alla scoperta dei cervi. Lui l'anima di un gruppo di ambientalisti che vorrebbe presentare la candidatura del Cansiglio a patrimonio dell'umanità dell'Unesco. E' un alpinista e un vero uomo di montagna Vittorio. Per metà è cimbro: il nonno materno veniva dal villaggio di Vallorch, la nonna da Pich, a poco più di un chilometro di distanza. L'anima fatata della montagna gli entrò presto nel sangue. Dalla foresta serenissima all'Asia, su e giù per l'Himalaya, e ritorno: «Fili sottili legano il Cansiglio ad altre montagne. Questo è un luogo generoso e materno che accoglie in sé l'acqua delle piogge per regalarla alla pianura che, come l'acqua, è pervasa di spirito femminile. L' aveva intuito la Serenissima Repubblica di Venezia quando in un'antica mappa lo chiamò Cansseia».

articolo di Macri Puricelli per http://corrieredelveneto.corriere.it

20 agosto 2011

articolo collegato: L'altopiano del Cansiglio


Copyright (C) 2011. Marcadoc.it. Tutti i diritti riservati.