Adunata degli Alpini a Bassano del Grappa: tante gemme da riscoprire

Articolo di Roberto Baggio pubblicato
su L'ALPINO
Se Bassano del Grappa
e' una rara perla posta allo sbocco della Valsugana, i centri
che le fanno corona sono gemme preziose che tempestano il Pedemonte
con la loro bellezza. Cittadine alpine per eccellenza, fiere del
loro cappello con la penna nera e della solidarieta' che qui,
ai piedi del Grappa, ha preso le vie del mondo.
MAROSTICA
Dal Castello inferiore di scaligera mano, tra battere di zoccoli
sul selciato e clangore di spade e alabarde, escono fieri gli
armigeri. Il popolo attornia la grande piazza. Abili mani intrecciano
la paglia; artigiani modellano vasi e stoviglie. Il castellano
ha invitato i signori della Marca e delle terre padane coi loro
eleganti seguiti. Dame e cavalieri, nobili e cortigiane. Accanto
a Taddeo Parisio due splendide fanciulle: sono le figlie Lionora
e Oldrada. Per la mano della prima si sfideranno a singolar tenzone
Rinaldo Da Angarano e Vieri da Vallonara, entrambi accecati dalla
bellezza della bionda fanciulla. Ma non sara scontro armato.
Una partita a scacchi,
con pezzi viventi, nell’immensa scacchiera della piazza, determinera'
il vincitore. Al perdente tocchera' la piu' giovane delle sorelle,
ma non per questo meno avvenente, la bruna Oldrada. La sfida va
in scena ogni due anni, quelli pari, animata da seicento personaggi
in costume. Uno spettacolo emozionante, unico, seguito da migliaia
di spettatori. A settembre l’araldo chiamera' a raccolta i marosticensi
e la favola rivivra' come per magia, proiettando indietro di 500
anni la bella storia d’amore. Nelle austere sale del castello
inferiore c’e' il museo dei costumi, invito irresistibile per
scoprire la malia della “Partita a scacchi”. Ma Marostica non
e' solo re e regine, cavalli e alfieri, bianco e nero. I mille
colori della primavera risplendono nelle dolci colline che la
attorniano.
Lo spettacolo dei
ciliegi in fiori e' imperdibile. Sembrano spose, in attesa su
un tappeto verde tappezzato dai boccioli gialli del tarassaco,
dell’amato. I rossi, gustosi e fragranti frutti, tra maggio e
giugno, trionferanno sotto le volte del castello e sulle tavole
di tutta Italia. Con Mason e Pianezze, Marostica divide una solida
tradizione e protegge dall’estinzione cultivar antichi. “Sandre”,
Bigaroux, Marostegane: sono le piu' gradite e dolci al palato.
Dal Castello inferiore
a quello superiore, il tragitto e' breve. Lungo il sentiero che
taglia il Pausolino, entro le mura protette dalla “Compagnia”
che ogni fine settimana si prende cura di sassi e mattoni, la
vista cambia ad ogni svolta. Dapprima l’occhio si posa sulle chiese
di S. Maria Assunta e S. Antonio Abate e sui loro svettanti campanili,
poi sulla pianura che s’apre a sud. In alto, invece, l’Altopiano
di Asiago s’annuncia attraverso una serie infinita di gobbe. La
tradizione alpina e' forte. In Borgo Giara la casa natale del
tenente Cecchin, decorato con medaglia d’Oro, riporta alla Prima
guerra mondiale. Marostica era centro di smistamento e porta d’accesso
all’Altopiano.
ASOLO
Superba e altezzosa, Asolo accoglie il visitatore dopo un’erta
salita. Cittadina nobile e ricercata, ospito' in tempi lontani
Caterina Cornaro, regina di Cipro. Piu' recentemente, invece,
offri' dimora ad Eleonora Duse, che riposa nel piccolo cimitero
dietro l’oasi francescana di Sant’Anna, e poi il poeta Robert
Browning, che qui compose gli ultimi versi, il musicista Gian
Francesco Malipiero, la viaggiatrice ed esploratrice inglese Freya
Stark, che la regina madre d’Inghilterra, una ventina d’anni fa,
volle incontrare all’ombra della Rocca che domina il centro.
Le strette vie che
tagliano la cittadina, offrono al visitatore angoli singolari:
palazzi e negozi si succedono in lunga teoria. Pace e tranquillita'
regnano sovrane. Bastano un paio d’ore per visitarla e riempire
il cuore di dolcezza e serenita.
POSSAGNO
Oltre Asolo, ai piedi dei contrafforti del Monte Grappa, ecco
Possagno, piccolo centro reso famoso in tutto il mondo da Antonio
Canova che qui ebbe i natali e qui comincio', sotto l’occhio esperto
del nonno, ad abbozzare la pietra. Ad accogliere il visitatore
e il meraviglioso tempio canoviano che lo scultore neoclassico
volle donare ai suoi compaesani, fieri di poter contraccambiare
l'illustre "possagnott" offrendo manodopera, calce e
sabbia, indispensabili per la costruzione. Antonio Canova riposa
in un’urna funeraria posta sulla sinistra, vicino all’ingresso.
Discesa la lunga
scalinata e raggiunta la via principale, ecco aprirsi la Gipsoteca,
uno scrigno ricco di tesori sorto accanto alla casa natale dell’artista,
che Carlo Scarpa amplio' nella seconda meta' del secolo scorso.
Il museo, diretto da Mario Guderzo, curatore della grande mostra
canoviana che Bassano ospito' a cavallo tra il 2003 e il 2004,
espone gessi e bozzetti delle sculture create dal genio del Pedemonte.
Lavori preparatori, certo, ma non per questo meno belli e importanti.
Dalle Tre Grazie alle Danzatrici, da Amore e Psiche alla Naiade
giacente, la scultura neoclassica ha trovato protezione ed ospitalita'
in questo piccolo paese. Nella casa, invece, e' esposta una ricca
collezione di disegni, incisioni, tempere e monocromi.
CASTELFRANCO
VENETO
Tra Brenta e Piave la pianura s’apre ariosa nonostante la cementificazione
selvaggia degli ultimi decenni. Bassano, ormai, e' un unico centro
urbano che raggruppa citta' e paesi del Vicentino, della Marca
e del Padovano. A un tiro da Asolo, e' la patria di Giorgione,
il pittore morto in giovane eta' autore di capolavori straordinari.
Su tutti la Tempesta. Pennellate sublimi, sprazzi di bianco su
colori scuri. Un incanto. Citta' murata per eccellenza, Castelfranco.
I bastioni la difendono alti e possenti ed entro le mura la vita
ferve con briosita' tutta trevigiana fatta di “cicchetti, ombrette
e spunciotti” e tante ciacole.
L’intercalare castellano
e' dolce all’orecchio, musicale. Non per caso e' sede di un prestigioso
conservatorio, lo Steffani, dalle cui aule s’effondono note melodiose
a tutte le ore del giorno. La gente e' disponibile, la terra generosa.
Nasce qui quel radicchio rosso con tanto di marchio a garantirne
la qualita' che rallegra le tavole invernali e stimola la fantasia
di chef internazionali. Le vecchie osterie hanno lasciato il posto
a locali moderni, ma al Borsa si respira aria antica. Gli alpini
sono di casa, accolti con amicizia e simpatia.
CITTADELLA
A quindici chilometri da Castelfranco ed altrettanti da Bassano
del Grappa, ecco un’altra citta murata conservata fedelmente.
Cittadella la bella. Tradizione vuole che qui siano risuonate
per la prima volta le note della «Canzone del Grappa», durante
la Prima guerra mondiale. Zona di retrovia. Le truppe si riposavano
in attesa di riprendere gli assalti sul Berretta, sul Fenilon,
sull’Asolone. Gli storici sono divisi.
C’e' anche Rosa',
a meta strada dal Ponte ligneo, a sostenere la primogenitura del
canto. Monte Grappa tu sei la mia patria.... I versi si rincorrono
ritmici, ritornano sussurati, riprendono vigore. Da brivido. Le
quattro porte che introducono al centro storico sono una piu'
bella e possente dell’altra. Maestose, forti, tra le meglio conservate
d’Europa.
VALBRENTA
La parte terminale della Valsugana e' una profonda ferita tra
il massiccio del Grappa e l’altopiano di Asiago. Il Brenta vi
scorre impetuoso prima di placarsi alla vista di Bassano, scavando
la pietra. Pareti altissime s’ergono da una parte e dall’altra
della valle. Il Covolo di Butistone, nei pressi di Cismon, e'
un’opera di ingegneria militare. Scavato secoli fa nella roccia,
alto, ospitava centinaia di uomini. Un ostacolo insormontabile
per gli eserciti che calavano feroci dal nord, decisi a fare strame
della fertile pianura veneta. I paesini si susseguono uno dietro
all’altro, in Destra e in Sinistra Brenta.
Un anello, con partenza
ed arrivo al Ponte degli alpini di Bassano, di una trentina di
chilometri. Primolano era l’ultimo avamposto prima dell’Austria.
Segnava il confine. A scendere s’incontrano Cismon, S. Marino,
Carpane, S. Nazario, Solagna e Pove. Dall’altra parte del fiume,
sponda destra, ecco Costa, Valstagna, Oliero, Campolongo, Campese,
Sarson, S. Eusebio. Case aggrappate puntigliosamente alla montagna.
Vita dura in Valbrenta. Nel secolo scorso molti cercarono lavoro
e fortuna all’estero, nelle miniere del Belgio e della Francia,
dopo il servizio militare, rigorosamente nel Corpo degli Alpini.
L’unico periodo della gioventu' che i veci ricordano con nostalgia
ed affetto.
Sito Associazione Nazionale Alpini
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