Villa Bolasco, la grande casa di Castelfranco

Uno
scorcio del parco di villa Bolasco |
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Al margine del
centro storico di Castelfranco, la lunga fronte affacciata sulla
strada per Treviso indica un anonimo palazzo ottocentesco in stile
eclettico. La residenza è in realtà formata da un
grande corpo a L, la cui fronte orientale è affacciata
su un grande parco, che meglio giustifica al complesso la denominazione
di villa.
Nell'area sorgeva fin dal Quattrocento una residenza, poi passata
a un nipote di Caterina Cornaro, la Signora di Asolo proprietaria
del famoso Barco nella vicina Altivole. Nel Seicento, Vincenzo
Scamozzi ristrutturò il complesso dei Corner, progettando
due palazzi gemelli e un grande giardino barocco. Alla metà
dell'Ottocento i Revedin, nuovi proprietari, ricostruirono secondo
il nuovo gusto romantico sia la fatiscente residenza che il giardino.
Nella prima, opera di G.B. Meduna, sono notevoli lo scalone interno
e la sala da ballo affrescata; nell'annesso rustico, splendida
la scuderia, curatissima nei suoi eleganti dettagli. Il secondo,
frutto di interventi successivi del Meduna e di Antonio Caregaro
Negrin, è un bellissimo esempio di parco all'inglese a
boschetti e radure attorno a un laghetto; vi si trovano edifici
di epoca diversa, tra cui una grande serra in stile moresco; mentre
una cinquantina di statue barocche di Orazio Marinali, appartenenti
all'antico giardino scamozziano, furono ricollocate a contornare
la Cavallerizza.
Il complesso, lasciato in eredità all'Università
di Padova dagli ultimi proprietari, i Bolasco, meriterebbe una
maggiore valorizzazione. Una associazione di guide volontarie
rende comunque possibile la visita del bellissimo parco e delle
scuderie.
Villa e Parco
Revedin-Bolasco
La visita al compendio
Revedin-Bolasco consente di percorrere quattro secoli di storia
della città di Castelfranco Veneto, perché sebbene
villa e parco siano stati edificati nel 1853, la vicenda di quest'area
non è solo ottocentesca. Nel corso dei Quattrocento il
sito era infatti appartenuto ai Tempesta e successivamente ai
Morosini, che l’avevano organizzato con una tal magnificenza
da tramandarlo alla storia con la denominazione "il Paradiso".
Successivamente passato nelle mani dei Corner del ramo della "Ca'
Granda" (con il matrimonio tra Maria Morosini e Jacopo Corner,
il nipote della regina Caterina Cornaro), era stato ridisegnato
da Vincenzo Scamozzi nel 1607, e quindi nuovamente progettato
alla fine dei Seicento, secondo i caratteri della grandiosità
e dello sfarzo propri dei gusto barocco. Ora, sebbene l'area venga
gravemente manomessa all'inizio dell'Ottocento, quando palazzi
e adiacenze sono rasi al suolo ed il giardino è ridotto
ad arativo, il luogo conserva architetture ed opere statuarie
delle tre sistemazioni precedenti che gli conferiscono particolare
suggestione. Di notevole interesse è anche il patrimonio
arboreo del parco che comprende sia individui secolari, anche
se comuni, che entità degne di nota.
La Villa viene edificata
nel 1852 da Francesco Revedin su progetto di Giovanni Battista
Meduna che ha l'incarico di "pensare" villa e giardino.
Il complesso edilizio
è però posizionato diversamente rispetto agli interventi
dei XV e XVII secolo, risultando collocato più ad Ovest,
oltre la parte di lago occupata un tempo dalla Peschiera Vecchia,
ed anche spostato più a Sud, allineato lungo la strada.
Gli edifici, che si articolano attorno a due corti, sono costituiti
dalla parte padronale e dalle adiacenze agricole. Il nucleo padronale,
formato da due ali fra loro ortogonali, si allinea con un lato
lungo la strada di Borgo Treviso, mentre l'altro, più privato,
affaccia sul Parco. Le adiacenze agricole poi, con il loro sviluppo
ad elle, delimitano gli altri due lati dello spazio, che l'edificio
destinato alle scuderie separa in due corti distinte: quella agricola
a Nord e quella padronale a Sud. Villa e servizi costituiscono
dunque un insieme unitario, ma anche, e sempre, formalmente distinto,
come documenta la stessa facciata principale dei complesso, quella
che affaccia su Borgo Treviso. Qui infatti il punto d'incontro
fra il corpo padronale e le adiacenze agricole è sottolineato
dall'uso di un linguaggio formale diverso: così sulla modulazione
di tinte lievi, di decori misurati e di simmetrie della villa,
spicca la decorazione bianca e rosata a losanghe che trasforma
questa parte di Sud-Ovest in un corpo a sé stante, caratterizzato
dall'arco ogivale che introduce alle dipendenze e dall'elegante
bifora quadrilobata del primo piano. E il linguaggio formale di
quest'ala di Sud-Ovest si ritrova nuovamente all'interno della
corte rurale. Qui, ortogonalmente all'ala più lunga dell'edificio
che si articola su due piani, si sviluppa il corpo a tre piani
dei granai che nell'angolo di Nord-Est ripropone il linguaggio
"gotico" della facciata: l'ampio arco ogivale al piano
terreno, sormontato da una bifora (bifora in realtà tagliata
a metà dal solaio fra il primo e il secondo piano).
Ma la fatica maggiore
che Giovanni Battista Meduna affronta nella progettazione di villa
Revedin-Bolasco è quella legata allo scalone, al quale
l'architetto lavora per più di due anni, tra il 1853 e
il 1855.
Oltre lo scalone,
l'attenzione dei Meduna si ferma circa gli interni sulla Sala
da ballo, che, stando ai bozzetti ad acquarello che si conservano,
doveva essere risolta secondo un superbo concetto di decorazione
in perfetta coerenza con il progetto architettonico generale dell'edificio.
La Sala, di circa 180 mq., è a doppia altezza, e si apre,
verso il Parco, con quattro finestre e una porta centrale, sia
al piano terra che al primo piano.
Le Scuderie

La costruzione delle
scuderie fu impresa difficile che impegnò committente e
progettista in una fitta corrispondenza dall'8 Maggio 185 22 Febbraio
1853. Le osservazioni di Francesco Revedin erano di tipo economico,
ma soprattutto nascevano dalla grande passione per i cavalli;
quelle di Giovanni Battista Meduna erano unicamente legate alla
necessità di salvaguardare la coerenza stilistica dell'intero
complesso. Il risultato di questo continuo confronto fra esigenze
funzionali ed attenzioni formali porterà ad un edificio
che risulta essere il corpo di fabbrica più elegante dell'intero
complesso.
Le Serre
e la Cavana

Quando nel 1868
ai Revedin succede la famiglia Rinaldi, l'incarico di portare
a termine il Parco viene affidato all'architetto vicentino Antonio
Caregaro Negrin, il creatore di giardini più originale
nel Veneto del secondo '800. L'architetto, nell'intervento di
Parco Revedin-Bolasco, mostra di saper usare con grande proprietà
tutto il ricco bagaglio di elementi fornito dai manuali inglesi:
traccia i percorsi serpeggianti dei Parco, i bordi frastagliati
dei lago, e le svariate isolette, che collega con eleganti ponticelli
in ferro. Ma l'intervento più significativo è quello
rappresentato dalla serra, edificata su un'isoletta dei lago,
in quella parte di lago occupata un tempo dalla Peschiera Vecchia.
Si tratta di un edificio arcuato, di gusto ispano-moresco, che
dà un tocco Liberty all'intero Parco.
La Cavallerizza.
Il primo progetto ottocentesco dei parco è quello di Giovanni
Battista Meduna, che nel 1852 ne stabilisce i caratteri generali
secondo il gusto romantico dei tempo, prevede il riassetto del
muro di cinta e la costruzione di una serra (che non verrà
mai edificata).
Ma Francesco Revedin
non si ferma al Meduna, interpella i più autorevoli architetti
di giardini dei tempo, come Francesco Bagnara e Marc Guignon,
che conosce in casa Papadopoli-Aldobrandini a Venezia, dove i
due progettisti intervengono nella definizione dei parco: il Bagnara
nella sistemazione prima, il Guignon nelle modifiche successive
dei 1863.
Spartendosi i compiti
intervengono anche nel Parco di Castelfranco: Fran cesco Bagnara
si limiterà a predisporre il terreno con rialzi ed avvallamenti,
mentre è di Marc Guignon l'idea di realizzare la cavallerizza
che sarebbe servita a sfrenare nella corsa i cavalli dei conte
Revedin, ma che soprattutto avrebbe consentito di utilizzare le
innumerevoli statue di Orazio Marinali. Le statue in pietra di
Custoza ornavano il grande viale centrale dei giardino Barocco
della seconda metà del XVII secolo, quel viale che si apriva
a Sud con il portale costituito dai due palazzi uguali e simmetrici
ormai scomparsi, e a Nord con quello formato dai due pilastri
sormontati da statue equestri, ancora visibili.
Villa Revedin
Bolasco
Borgo Treviso n.73 - Castelfranco Veneto
Epoca: metà XIX sec.
Attuale destinazione d'uso: proprietà Università
di Padova
orario di visita: visitabile solo il parco.
dal 21 MAR al 31 MAG e dal 21 SET al 2 NOV e dal 1 GIU al 20 SET
martedì e giovedì: 10-12.30 e 15-17.30 (estivo)
10-12.30 e 15-19.30
domenica: 10-13 e 14.30-17.30 (estivo) 10-13 e 15.30-19.30,
ingresso a pagamento.
informazioni tratte
da:
http://www.alata.it
http://www.camperclubcasteani.it
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Per
prenotazioni e informazioni alberghiere online o telefoniche
contattare ForTravel.it:
CENTRO
PRENOTAZIONI ALBERGHIERO
PER IL VENETO
(Servizio
Gratuito a prezzi convenzionati
per utenti MarcaDoc.it)
Tutti i giorni dalle 8.00 alle 22.00
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