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La
Strada del Radicchio Rosso di Treviso e
L’area di produzione del Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco Veneto è sicuramente una delle più ricche di beni storici e paesaggistici dell’intera pianura veneta e, probabilmente, dell’intera pianura padana. Ciò è dovuto sia alle sue peculiarità ambientali sia, ancor più, alle vicissitudini storiche che l’hanno interessata e che hanno lasciato tracce più o meno importanti nel paesaggio e nell’assetto territoriale. Riguardo agli aspetti ambientali va in primo luogo citato il Sile che è il più lungo fiume di risorgiva d’Europa. La sua importanza naturalistica ha indotto la Regione Veneto ad istituirvi un Parco Regionale a testimonianza della sua rilevanza non solo nazionale. Il Sile oltre all’indubbio valore naturalistico, è ricchissimo di testimonianze storiche e culturali quali ad esempio i numerosi mulini, gli attracchi per le imbarcazioni, le alzaie lungo le sponde che un tempo servivano al transito dei buoi che trainavano le imbarcazioni (i tradizionali “burci”) controcorrente, le splendide ville sorte lungo le sue sponde, e, più di recente, le industrie molitorie che costituiscono importanti testimonianze dell’archeologia industriale. Oltre al Sile, dal punto di vista naturalistico non vanno dimenticati altri numerosi corsi d’acqua minori né alcune interessanti zone di risorgiva quali le Fontane Bianche in località Lancenigo di Villorba, o le sorgenti della Storga, nei pressi dell’ex ospedale psichiatrico a Nord di Treviso. Va anche ricordato che, lo stesso fiume Piave, delimita ad Est l’area di produzione. Infine, sempre per quanto
riguarda le zone umide, pur essendo praticamente scomparse le paludi che
un tempo occupavano una parte importante della bassa pianura (se si eccettuano
alcuni relitti posti lungo il Sile), l’abbandono dell’attività
estrattiva in alcune cave di argilla ha consentito di ricreare ambienti
simili dal punto di vista naturalistico (ad esempio a Noale, Salzano e
Martellago) la cui importanza ha indotto la Regione Veneto ad inserirle
nel Parco Regionale.
Infine, va ricordata la centuriazione di Asolo che giungeva fino all’area delle sorgenti del Sile e i cui segni sono ancora abbastanza ben visibili tra Castelfanco e Riese Pio X.
Un altro esempio di castello,
sia pure ingentilito nelle forme per la successiva trasformazione in villa,
si incontra nella vicina Stigliano. Infine vanno ricordate le torri medioevali
presenti a Treviso, tra cui una appartenuta alla famiglia dei Tempesta
di Noale (l’attuale campanile del Duomo). Lo sviluppo dei borghi rurali, la diffusione delle ville venete, seguì o condizionò in buona parte la struttura della rete di adduzione dell’acqua che, oltre a contribuire allo sviluppo dell’agricoltura, favorì la nascita di attività di tipo protoindustriale (mulini, magli, ecc.).
E’ a partire dal ‘500 che inizia la progressiva diffusione della villa veneta che, in origine, costituiva in prevalenza un centro aziendale e, solo successivamente, si trasformò in luogo di svago e di villeggiatura. Le ville presenti nel territorio di produzione del radicchio sono numerosissime ed alcune di grandissima rilevanza architettonica: basti ricordare le due ville palladiane: Emo a Fanzolo (Vedelago) e Corner a Piombino Dese, la villa Marcello a Levada, la villa Corner della Regina a Vedelago, oppure, infine, le numerose ville poste lungo il Terraglio tra Mestre e Treviso. Accanto alla diffusione della villa vi è stato un interessantissimo fenomeno di realizzazione di parchi che, specie nell’800 e fino ai primi del ‘900 ha visto la creazione di estesi parchi alcuni dei quali sono attualmente fruibili e aperti al pubblico. A partire dall‘800,
in tutta l’area, sono andate diffondendo attività industriali
e alcuni opifici che costituiscono attualmente interessanti esempi di
archeologia industriale. Si può, ad esempio, ricordare al riguardo
la filanda di Salzano o quella di Campocroce a Mogliano Veneto.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> La Strada del Radicchio è un progetto sviluppato attraverso tre percorsi tematici disposti in senso Est-Ovest. Il primo “La civiltà dell’acqua da Treviso a Castelfranco Veneto”: posto più a Nord, segue il tracciato del Sile idealmente da Treviso (o più propriamente da Casier) alle sorgenti, per poi proseguire verso Castelfranco in un’area ove è presente una fitta rete irrigua di origine medioevale. Si tratta quindi di un tratto dalla forte valenza ambientale e storico-culturale il cui elemento centrale può essere identificato con l’acqua. Il secondo “Le terre del radicchio di Treviso”: attraversa l’area di maggiore diffusione della produzione e, partendo da Casier e Preganziol, i comuni dove storicamente si è sviluppata la coltivazione del radicchio, congiunge i comuni di Zero Branco, Scorzè e Trebaseleghe. Il terzo “La campagna veneta dall’epoca romana alla Serenissima”, posto a Sud, infine, è delimitato nella sua parte più meridionale dal decumano del graticolato romano e comprende ad Ovest l’antica via Aurelia e ad Est un tratto del Terraglio.
Vediamoli in dettaglio:
Primo itinerario: la civiltà dell’acqua da Treviso a Castelfranco Veneto - torna su
Treviso costituisce necessariamente
il punto di partenza per la visita della strada del radicchio rosso: è
alla città che deve probabilmente la sua fama, alle numerose manifestazioni
che hanno cercato di valorizzarne la conoscenza sui mercati nazionali
e internazionali. La stessa immagine del radicchio è indissolubilmente
legata a quella della piazza dei Signori ed alla Torre civica che su essa
campeggia. La prima mostra del radicchio fu infatti organizzata nel 1900
proprio sotto il palazzo dei 300. Usciti da Treviso seguendo
il corso del fiume, a S. Maria del Sile si potrà raggiungere la
sede del Parco a Villa Letizia, da cui si prosegue per Quinto di Treviso
dove si possono ancora vedere alcuni interessanti complessi molitori (mulini
Grendene, Bordignon, Favaro e Rachello). Nel centro di Quinto vi è
pure villa Ciardi, dimora dei pittori Guglielmo e Beppe Ciardi. Questo luogo ha da sempre attirato l’uomo per la sua ricchezza di acque e risorse naturali, infatti il Mulino di Cervara, oggi porta di accesso dell’Oasi, era già funzionante nel 1325. Dopo un lungo periodo di abbandono è stato recentemente restaurato e messo in grado di funzionare anche se solo a fini didattici. All’interno dell’esteso canneto, che occupa buona parte del cuore interno dell’Oasi, trovano rifugio molte specie di uccelli che vi svernano o nidificano, tra cui il Martin pescatore, l’Airone cenerino, il Porciglione, il Tarabusino, il Tuffetto, la Cannaiola, il Pendolino, il Germano reale, l’Alzavola ed il Cigno reale. Dove il terreno è più asciutto, al canneto si sostituisce il bosco igrofilo costituito da Ontano nero, Pioppo e Salice bianco. Dai primi anni ’80, un’area boscosa all’interno dell’Oasi accoglie una grande colonia di aironi (garzaia) nella quale si contano circa 200 nidi di Airone cenerino, Nitticora e Garzetta. Una notevole varietà di piante e fiori delle zone umide si può ammirare all’interno dell’Orto Botanico, nel quale sono state raccolte e classificate circa 50 specie vegetali, alcune delle quali rare e preziose come il Trifoglio fibrino e il Giunco fiorito. Nell’Oasi è presente un interessante percorso naturalistico e culturale che consente l’osservazione dell’avifauna da appositi appostamenti. Attraversato il ponte sul
Sile si passerà nella sinistra idrografica del fiume e merita sicuramente
una visita la splendida pala d’altare della Chiesa di Santa Cristina
opera di Lorenzo Lotto. Riprendendo il percorso si raggiunge ora Levada, frazione di Piombino Dese, ove sorge Villa Marcello, antico edificio di origine cinquecentesca, ricostruito nel 700. Esso costituisce uno degli esempi meglio conservati di villa settecentesca, simbolo di una reviviscenza dell’arte palladiana. Il corpo centrale, su due piani, è scandito da semicolonne ioniche nella parte superiore ed è coronato da un elegante timpano; la parte inferiore, decorata a bugnato rustico, si collega con barchesse laterali che racchiudono all’interno un giardino all’italiana caratterizzato da uno sviluppo rigidamente geometrico; il parco circostante è decorato con statue, peschiera e piante ad alto fusto. Il viale d’accesso parte da un fastoso cancello sormontato dal corno ducale (simbolo della fama raggiunta dai Marcello) e prosegue tra le due ali porticate fino alla scalinata d’ingresso. Il maestoso salone centrale, sviluppato su due piani, è arricchito da affreschi del 1736 di G.B. Crosato. Di grande interesse anche l’ampio parco attualmente visitabile. Superata Levada, dopo breve tragitto si volterà a destra verso Casacorba e si attraverserà l’area ove nasce il fiume. Si tratta nuovamente di un percorso suggestivo, immerso nel verde, dove sono ancora presenti siepi e alberature lungo i numerosi fossati. Giunti a Casacorba, percorrendo via Santa Brigida, si troverà una strada bianca (da percorrere a piedi) che si diparte sulla sinistra. Poco oltre si scopre, sempre sulla sinistra, un largo sentiero che si inoltra deciso tra le piante che lo contornano. Si potranno così raggiungere le sorgenti del fiume. Il fiume nasce da una pluralità di piccole risorgive purtroppo in parte interrate in passato. Interessante anche la permanenza, nei pressi delle sorgenti, di un’area prativa sistemata a campi chiusi ove i prati stabili sono circondati da siepi miste composte da alberi d’alto fusto e cespugli. Da Casacorba ora il cammino
riprende verso Nord. Prima di entrare a Cavasagra (frazione del comune
di Vedelago) si incontra sulla sinistra villa Corner della Regina, fatta
costruire dai nobili veneziani Corner. Venne restaurata nel 1717 dall’architetto
Giorgio Massari ma subì un radicale ampliamento nel 1770 ad opera
di Giovanni Miazzi e, successivamente, di Francesco Maria Preti. Superata Fossalunga si raggiungerà l’antica Postumia Romana, si girerà a sinistra e, dopo poco a destra per raggiungere Barcon dove sorge la Barchessa di villa Pola . Nel 1718 i conti Pola commissionarono all’architetto veneziano Giorgio Massari un complesso architettonico articolato intorno ad una sontuosa villa d’impianto palladiano costituita da un corpo centrale affrescato da Gian Battista Canal e da due barchesse. Ad oggi dell’intero complesso rimane la sola Barchessa di Ponente poiché i Pola, oberati dalle tasse che gravavano sulla villa, decisero di abbattere l’edificio circa trent’ anni dopo la sua costruzione. La barchessa ad Occidente è scandita da dieci arcate con colonne di ordine dorico ed è recentemente stata sottoposta ad un attento intervento di restauro. Da Barcon si proseguirà per Fanzolo ove sorge la palladiana villa Emo. Prima di raggiungere la villa si potrà osservare lungo l’itinerario la presenza delle canalette irrigue che adducono l’acqua del consorzio Bretella di Pederobba la cui realizzazione risale al 400. Il titolo originario di concessione della derivazione dal Piave dell'acqua, che alimenta i canali del Consorzio "Brentella di Pederobba", risale alla prima metà del secolo XV, è, cioè, costituito dalle Terminazioni della Repubblica Veneta in data 22 marzo 1436, 17 novembre 1446, 14 marzo 1536 nonché dal riconoscimento emesso dalla Prefettura del Tagliamento con ordinanza 30 aprile 1811, mentre le assegnazioni dell'acqua a favore dei singoli Comuni vennero disposte dal Podestà di Treviso, Michele Salomonio, con la sentenza 19 marzo 1503, che venne approvata con la Ducale 29 aprile 1507. Villa Emo fu progettata da Andrea Palladio che, nel 1560, fu incaricato dal nobile Leonardo Emo di progettare una residenza di campagna. Il Palladio realizzò un grandioso complesso, sviluppato orizzontalmente e formato dalla villa padronale, a forma di parallelepipedo, e da due barchesse laterali composte da undici arcate su pilastri e terminanti in due colombaie a forma di bassi torrioni, suggestivo richiamo alle affascinanti torri medioevali. Dal punto di vista architettonico, villa Emo richiama lo schieramento di porticati e la perfetta fusione tra corpo dominicale e parte rustica tipici di villa Barbaro a Maser. La villa padronale è caratterizzata al piano terreno da uno zoccolo con piccole finestre quadre e da una rampa, interrotta a metà percorso, che conduce ad un pronao formato da quattro colonne di ordine tuscanico con un ampio intercolumnio. Il timpano, posto a coronamento del pronao, è ingentilito da altorilievi attribuiti ad Alessandro Vittoria che riproducono lo stemma della famiglia Emo, retto da due Vittorie alate. In questo elegante complesso coesistono con mirabile armonia i più alti motivi ispiratori dell’architettura in villa cinquecentesca, ossia la contrapposizione tra l’aristocratica sobrietà della residenza padronale e la dignità senza eccessi delle barchesse e degli annessi rustici. Dopo Fanzolo, proseguendo verso Ovest ci si addentra in un territorio in cui sono ancora visibili gli allineamenti stradali dell’antica centuriazione romana. Si giungerà quindi all’antica via Aurelia, l’asse stradale che più a Sud costituisce il cardo della centuriazione posta tra le province di Padova e Venezia. Si percorrerà ora un breve tratto della strada che anticamente congiungeva Padova ad Asolo e la si abbandonerà per raggiungere Riese Pio X ove si potrà visitare la casa natale di S. Pio X. La casa venne donata da Maria Sarto, sorella del Papa, al Comune di Riese nel 1926. Essa conserva suppellettili domestiche della famiglia Sarto. Sul lato Sud venne costruito nel 1935, in occasione del centenario della nascita di Pio X, il museo dedicato al Santo: questo conserva molteplici cimeli appartenuti al Pontefice. Il complesso fu restaurato nel 1985 in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II ed è visitato ogni anno da circa 10.000 persone. Sempre a Riese Pio X si trova villa Eger, costruita nella metà del ‘700, avente facciate che richiamano la regola neoclassica: un’opera di grande prestigio artistico ed architettonico dell’arch. Andrea Zorzi. Dietro la Villa si estende un ampio parco in cui sorge un’Arena estiva: uno splendido anfiteatro di 800 posti, immerso nel verde, che ospita una delle più ricche ed attese rassegne cinematografiche estive ed è sede di importanti manifestazioni culturali e musicali della provincia trevigiana . La villa è anche sede del Municipio. Abbandonato Riese Pio X la strada ora attraversa i “prai” di Castello di Godego, una vasta area di notevole interesse paesaggistico e ambientale caratterizzata ancora da vaste estensioni di aree prative delimitate da fossati sulle cui rive si trovano siepi di vario tipo. Nell’area dei prai si trovano alcuni sentieri naturalistici che possono consentire la visita di questo tratto assai interessante della campagna trevigiana, che, per le sue peculiarità ambientali, è stata inclusa nella Rete Natura 2000. Giunti a Castello di Godego meritano sicuramente una visita villa Martini e villa Priuli. Villa Martini, il cui nome si identifica con la “Villa di Godego”, è un luogo complesso, appartenente a varie epoche, dal XV al XVIII secolo. La villa è dislocata
ortogonalmente rispetto alla centrale via Marconi, verso la quale si affaccia
con la parte settecentesca di rappresentanza. Essa fu costruita, intorno
alla metà del ‘700, dall’ architetto Francesco Maria
Preti che realizzò un edificio dalla linee semplici e classicheggianti.
Particolarmente grazioso è l’oratorio della villa, risalente
al XVIII secolo, che ripete, in tono più modesto, la facciata di
rappresentanza. Il complesso architettonico è tutto cinto da mura
e comprende un grande parco con laghetto. Lasciato Castello di Godego,
la strada costeggia ora nuovamente i prai e, dopo aver passato la località
Bella Venezia, si giungerà a Castelfranco ancora circondata dalla
bella cinta di mura merlate. Il castello che ingloba l’abitato originario
fu realizzato dal 1195 al 1199 come avamposto militare-amministrativo
della città di Treviso. Le mura sono lunghe complessivamente 930
metri e conservano ancora 6 delle 8 torri originarie. Delle quattro porte,
la meglio conservata è quella rivolta verso Treviso con orologio
e leone Marciano. Tutta la cinta muraria è circondata da un fossato
che deriva le proprie acque dal Musone. I sottintesi allegorici
a cui la fascia rimanda hanno alimentato nei secoli numerose letture interpretative.
Tra queste la più accreditata ravvisa, come filo conduttore del
fregio, la caducità della vita umana e l’esaltazione della
fama e della virtù attraverso le Arti Liberali. Il Duomo fu aperto al culto
nell’Aprile del 1746, quando ancora non erano state realizzate la
cupola e l’atrio progettati dal Preti. Solo intorno al 1892, fu
inoltre aggiunta la facciata ad opera dell’ingegner Pio Finazzi.
La chiesa, a navata unica con cappelle laterali, è ispirata nell’articolazione
degli spazi ed in alcuni particolari architettonici alla chiesa del Redentore,
costruita dal Palladio a Venezia. Tuttavia ciò che maggiormente
contraddistingue e valorizza il Duomo è il fatto che esso custodisca
ed ospiti, a destra del presbiterio, la famosissima “Pala del Giorgione”,
opera commissionata al pittore dal condottiero Tuzio Costanzo in memoria
del figlio Matteo, soldato della Repubblica Veneta morto in combattimento.
Oltre alla famosa pala, il Duomo ospita notevoli opere di Palma il Giovane,
Paolo Piazza, Giovanni Battista Ponchini e Giuseppe Bernardi detto il
Torretto. Anche nella Sagrestia si possono ammirare sette frammenti degli
affreschi che il Veronese dipinse per Villa Soranzo a Treville, demolita
nei primi anni dell’Ottocento e notevoli dipinti di Palma il Giovane
e Jacopo da Bassano. Monte di Pietà Teatro accademico Villa Revedin-Bolasco
Secondo itinerario: le terre del radicchio - torna su
Il secondo itinerario inizia da Castelfranco Veneto per concludersi a Treviso, dopo aver attraversato le più significative aree produttive del radicchio. Piombino Dese costituisce la prima tappa del percorso. Usciti da Castelfranco Veneto, lungo la Statale del Santo, si volta dopo un breve tratto a destra verso Castelminio. Lungo la strada che porta a Piombino Dese si possono ancora vedere scorci paesaggistici di un certo interesse, benché la dispersione insediativa abbia in parte degradato il territorio. A Piombino Dese sorge, nel pieno centro della città, la nobile Villa Cornaro progettata da Andrea Palladio per la famiglia veneziana intorno al 1553. Ancora incompleto nel 1582, l’edificio fu arricchito nel 1596 del loggiato superiore, e solo un disegno del 1613 lo rappresenta nel suo assetto definitivo. Questo stratificarsi di fasi costruttive spiega forse, la mancanza in questa architettura palladiana di un armonioso raccordo tra le parti. Sorta come residenza di campagna, è caratterizzata da due piani nobili sovrapposti, caratteristica questa dei palazzi di città. Il prospetto principale, fiancheggiato da altre abitazioni, fa quasi parte della strada su cui si affaccia, come succederà nelle ville del Settecento, contraddicendo la tipica “autonomia principesca” delle ville palladiane. Il corpo centrale è costituito da un compatto blocco cubico, fiancheggiato da corpi rettangolari con finestre che sporgono dal corpo principale con due piccole ali solo sulla facciata anteriore. Un pronao esastilo a doppio ordine di colonne ioniche e corinzie si trova sui prospetti principali speculari. Una scala a quattro rampe di tre gradoni ciascuna conduce all’ingresso. La trabeazione di ordine ionico, circonda tutto l’edificio. L’interno si sviluppa su due piani attorno ad una sala centrale quadrata che attraversa l’edificio e conduce ai vari ambienti, arricchiti da un ciclo di affreschi del 1700 di Mattia Bortoloni; sculture di Camillo Mariani decorano il salone di ricevimento al primo piano, con statue a grandezza naturale dei membri della famiglia Cornaro. Di interesse anche il Parco con peschiera che circonda la villa e il ponte ad archi in cotto sullo specchio d’acqua. Villa Cornaro costituì uno dei modelli più imitati del “palladianesimo” inglese e americano del XVIII secolo. Da Piombino Dese inizia quello che può essere definito l’asse centrale della strada del radicchio rosso di Treviso, ovvero quello che attraversa le zone maggiormente produttive. La strada prosegue ora verso Est, attraversando il territorio di Trebaseleghe (il cui centro abitato viene lasciato sulla destra), per Silvelle, S. Ambrogio e raggiungerà, infine, nel comune di Scorzé, la località Rio San Martino sede dell’annuale festa del radicchio. Di qui si potrà effettuare una rapida visita alla villa Soranzo-Conestabile posta nel centro di Scorzè. Della villa non é nota la data certa della sua costruzione, ma, molto probabilmente, si può far risalire alla fine del Cinquecento l'edificazione del suo nucleo centrale da parte della famiglia Soranzo. Alla fine dell'800 la contessa Alba Mocenigo Soranzo sposó il Conte Antonio Conestabile della Staffa e da quel momento la villa assunse questa denominazione. Nella seconda metá del '700 la villa venne ampliata con progetto dell'Architetto Andrea Zorzi che, abbandonando lo stile primario della villa cinquecentesca, si ispirò alle forme semplici ed eleganti neoclassiche. Il corpo centrale, interamente cinquecentesco, conserva affreschi della scuola del Veronese. La facciata della villa mostra una costruzione settecentesca a due piani con armonioso frontale alla sommità del quale vi é un timpano sormontato da tre statue raffiguranti la Lungimiranza, la Potenza e l'Abbondanza. La villa é contornata da un parco all'inglese opera dell'Architetto veneziano Giuseppe Japelli che si estende per circa due ettari e mezzo. Un recente censimento delle piante ha rilevato che il patrimonio arboreo del parco é costituito da circa millequattrocento esemplari con la presenza di secolari magnolie, tigli, platani, ippocastani e querce. Dal 1965 la villa ed il parco, divenuti di proprietà della famiglia Martinelli, costituiscono un'elegante struttura alberghiera denominata. Ritornati a Rio San Martino
si prosegue nuovamente verso Zero Branco attraversando una delle aree
di maggiore diffusione della coltura del radicchio rosso di Treviso i
cui appezzamenti si possono facilmente individuare nella campagna per
il colore rosso-brunato dei cespi. Dal centro di Zero Branco si procede ora verso il Terraglio, la strada famosa per il gran numero di ville che si affacciano sul suo tracciato. Molte di esse, anche se purtroppo generalmente non aperte al pubblico, si trovano nel comune di Preganziol.
Nell’Ottocento lo
splendido parco, originariamente concepito come giardino all’italiana,
fu adeguato al gusto romantico dell’epoca e trasformato in parco
all’inglese; alla fine del secolo, il barone Franchetti, nuovo proprietario,
lo fece ampliare e modificare, aggiungendovi costruzioni in vario stile.
Intorno al 1930 Raimondo Franchetti, famoso esploratore, piantò
nel parco molte specie arboree esotiche provenienti dai suoi numerosi
viaggi e allestì in una delle barchesse un museo con i ricordi
delle proprie esplorazioni in Asia ed Africa.
Usciti da Preganziol si prosegue in direzione Est fino alla deviazione per Conscio, si svolta quindi a sinistra fino a raggiungere il centro di Casier che sorge su un ansa estremamente suggestiva del Sile. Dopo aver attraversato la città, il fiume, a seguito dell’immissione nel suo corso delle acque dei numerosi affluenti che si immettono nel centro della città o immediatamente a Est, aumenta notevolmente la sua portata e assume un tipico andamento meandriforme con il susseguirsi ai grandi anse che offrono suggestivi scorci panoramici. Dalla chiesa di Casier parte
un bellissimo sentiero che, correndo sulle sponde del fiume, consente
di costeggiarlo e di attraversare alcuni canneti su passerelle da cui
si possono ammirare la fauna acquatica e le numerose specie di uccelli
nidificanti o di passo. Si raggiunge quindi il cosiddetto “cimitero
dei barconi” ove, semisommerse nell’acqua si possono ancora
vedere molte delle imbarcazioni che venivano un tempo impiegate per il
trasporto delle granaglie verso le industrie molitorie la cui sagoma si
affaccia ancora imponente sulla sponda sinistra del Sile. La villa è considerata una delle più belle tra quelle poste lungo le rive del Sile ed è sicuramente, fra queste, la più antica. Essa fu costruita nel 1490 e rappresenta un ottimo esempio, in terra ferma, di villa veneziana, derivata dal palazzo cittadino, e diffusa inizialmente nelle isole della laguna come luogo di villeggiatura dei veneziani. Dai palazzi veneziani mutua, infatti, la massa cubica e la facciata ingentilita da un’ elegante balconata a quadrifora al piano nobile e da un “portego” che si affaccia ai prospetti anteriore e posteriore. La facciata principale presenta inoltre un singolare scarto asimmetrico dell’ asse centrale, finalizzato a seguire la disposizione planimetrica interna. Nel territorio di Casier, nei pressi del centro comunale a Dosson si trova Villa de Reali che fu costruita intorno al 1700 dal barone de Berlendis sui resti di un’abazia benedettina. Il corpo centrale è realizzato in stile barocco veneziano e presenta una facciata regolare il cui piano terra è caratterizzato da un loggiato: le barchesse e le relative adiacenze si sviluppano intorno alla villa padronale. All’interno le sale sono decorate da stucchi veneziani. Di un certo interesse anche l’ampio parco circostante la villa. Da Casier si può rapidamente raggiungere il centro di Treviso, ma una deviazione verso Nord consente la visita di altri interessanti ambienti e monumenti. Prima di giungere in città, subito dopo la chiesa di S. Antonino, si svolta a destra. La strada raggiunge dopo poco la tangenziale della città. Si gira nuovamente a destra e, dopo aver superato il Sile, usciti a sinistra dalla tangenziale si raggiunge la località di Lanzago (Silea). Benché non visitabile, va certamente ricordata la presenza a Lanzago di villa Avogadro degli Azzoni che fu eretta verso la metà del ‘500 dai Conti di Onigo, sulla sponda del fiume Melma. L’edificio è a pianta quadrata con un’ampia gradinata che sale dal giardino alla loggia. I soffitti del primo piano
sono tutti alla sansovina; il secondo ha un salone con alto soffitto a
vela, decorato da busti di imperatori romani. Il giardino ed il parco
sono popolati di statue e con una bella fontana di marmo del ‘500. L’itinerario prosegue verso Carbonera, fino a raggiungere la frazione di Vascon ove nella piccola chiesa dedicata a S. Lucia vi sono due splendidi affreschi: “la Trinità” di scuola Tiepolesca (1746) e “La gloria di S.Lucia “ (1722) attribuito a Gian Battista Tiepolo. A poca distanza dalla chiesa si trova la bella villa Valier-Loredan. L’edificio risalente al XVII secolo, ha una facciata centrale in stile neoclassico costituita da quattro colonne ioniche al primo piano che riquadrano tre fori ad arco con poggiolo; il timpano superiore rompe la compostezza del fabbricato; anche le due barchesse laterali sarebbero riconducibili ad un periodo successivo. Il grande salone centrale, comprendente due piani, conserva un notevole ciclo di affreschi attribuiti a Niccolò Bambini (1657-1736).
Terzo itinerario - La campagna veneta dall’epoca romana alla Serenissima - torna su
Il terzo itinerario parte nuovamente da Treviso e ripercorre, inizialmente, il Terraglio, la strada che congiunge Treviso a Venezia su cui sono sorte numerose ville venete. Superato Preganziol, si giunge a Mogliano Veneto ove molteplici sono le ville immerse in pregevoli parchi che ospitano alberi centenari. Villa Marcello - Lin Villa Condulmer Parco di Villa Longobardi Villa Stucky Villa Duodo Zoppolati Villa Delia Villa Coin Villa Bianchi - De Kunkler Villa Grazia Villa Furlanis, già
Volpi Villa Veronese Superata Mogliano, in località Marocco la strada volge a destra lungo via Marignana. Dopo un breve e suggestivo tragitto immerso nel verde si raggiunge Villa Dall’Aglio, detta la Marignana. È un semplice edificio settecentesco la cui peculiarità è legata alla destinazione d’uso. Essa ospitava, infatti, lo studio e l’abitazione dello scultore Toni Benetton, universalmente noto quale maestro della scultura in ferro: egli plasmava la materia sia applicando tecniche antiche che sperimentandone di nuove come l’uso della fiamma ossidrica. I vecchi granai e adiacenti alla villa accolgono ora le opere del maestro, mentre il grande parco ospita le sculture di maggiori dimensioni. In un parco vasto e aperto è situata la villa, di classica struttura veneziana, dalle linee semplicissime; le uniche decorazioni presenti sulla facciata sono un balconcino in ferro battuto al primo piano e un timpano triangolare sovrastante. Nei pressi del lato Est
si trova una lunga barchessa a due piani completata da un insolito cornicione
ad archetti; la costruzione continua con un ampio porticato che avanzando
verso la strada, termina con una cappella. Il giardino, caratterizzato
da imponenti magnolie e da un secolare cedro, pone in evidenza un ampio
piazzale pavimentato di pietra dove un tempo sorgeva l'antico oratorio
di S. Anna, andato distrutto. I locali della barchessa e parte del giardino
(per le opere più monumentali) sono stati adibiti a museo del ferro
battuto e possono essere visitati dal pubblico in orari prestabiliti.
La villa è sede dell'"Accademia Internazionale del Ferro Battuto",
fondata dallo scultore Toni Benetton, nel 1967, che svolgeva attività
didattica sui procedimenti di trasformazione del metallo. Giunti a Salzano merita una visita la chiesa di S. Bartolomeo e l’adiacente museo dedicato a San Pio X. Tra i pezzi più significativi sono da ricordare la rara pianeta rinascimentale in velluto rosso a fiorami, i preziosi damaschi (sec. XVII) e una serie di bei broccati settecenteschi. Sono poi da menzionare le notevoli "croci" ricoperte di lamina argentea (sec. XVII), calici, ostensori, reliquiari ed altre suppellettili liturgiche (secc. XVIII-XIX), rilievi lapidei (secc. XIII e XIV), stendardi dipinti, sculture e arredi lignei, oltre naturalmente ad oggetti legati alla memoria di Papa Sarto. Di un certo interesse è anche il santuario della Beata Vergine delle Grazie, bella chiesa parrocchiale, recentemente restaurata, edificata nel settecento di cui conserva la facciata, scandita da quattro lesene e decorata da terracotte. Nella parte superiore si trovano due nicchie contenenti statue e un finto rosone al centro. Sulla sommità la statua della Vergine. Nel 1883 vennero annesse all’edificio le due cappelle laterali e ampliata quella principale intitolata alla Vergine Maria. L’interno, a navata unica, contiene uno splendido affresco raffigurante la Vergine col Bambino, risalente al XIV secolo, contornata da una pregevole cornice marmorea. Sempre nel centro di Salzano si trova un bel esempio di archeologia industriale: la villa Donà e l’annesso Opificio. La villa era la residenza estiva della nobile famiglia dei Donà e risale al XVII secolo. Nel corso dei secoli ha subito molteplici cambiamenti fino al 1979, quando, restaurata dall’Amministrazione comunale, divenne sede del Municipio. Gli interni conservano affreschi di epoche diverse e soffitti lignei finemente decorati. Nel 1854 fu progettato da Luigi Garzoni un affascinante parco caratterizzato da terrazzamenti, grotte artificiali e laghetti. L’opificio voluto da Leone Jacur, appartenente alla famiglia padovana di banchieri, padroni del complesso da metà dell’ 800, sorge a nord delle barchesse della villa ed è costituito da un corpo centrale e due ali laterali porticate. Qui si lavorò la seta fino al 1950. Da Salzano si prosegue ora
verso Sud fino a Mirano con la bella villa Belvedere e l’annesso
parco. La villa, ora sede degli uffici tecnici comunali, e l’annessa
barchessa, attualmente adibita a teatro comunale, sono costruzioni di
impianto seicentesco e rappresentano uno dei luoghi più suggestivi
di Mirano. Proprio di fronte alla villa si erge il complesso architettonico
del “Castelletto”, costruito intorno alla metà dell’800
da Vincenzo Paolo Barzizza. Il vasto complesso a forma di castelletto
riprende il gusto tardo romanico delle rovine e si articola in una torre
ottagonale a cinque piani che, tramite un’elegante scala a chiocciola,
conduce alla stanza del Belvedere, dalla quale si gode di un panorama
a 360 gradi. Sotto la torretta si nasconde una grotta, comunicante con
la villa tramite un cunicolo, ora murato. Il parco di villa Belvedere è collegato da un ponte con quello della splendida villa Morosini - XXV Aprile, seicentesca, di ricordo palladiano, armoniosa e classica con la sua bella loggia a colonne d'ordine ionico, coronata dal timpano e statue. La villa è, tra quelle di proprietà comunale, la più elegante e ricercata, pur nelle sue modeste dimensioni. Già restaurata nelle strutture esterne, è stata fino al 2003 sede della biblioteca comunale. Delle due barchesse parallele presenti nei catasti storici, simmetricamente disposte rispetto alla villa, ne è rimasta una sola, recentemente restaurata e riportata all'antico splendore. Attualmente è adibita a prestigiosa sede di mostre e manifestazioni culturali. Villa e barchessa si trovano immerse in un splendido parco all'inglese, impreziosito da una ricchissima varietà di piante e alberi. I parchi di Villa Morosini e Villa Belvedere sono aperti al pubblico tutto l'anno. Nel bel centro storico sorge
il cinquecentesco duomo dedicato a San Michele Arcangelo, rifatto in elegante
veste nel secolo seguente (1684). L'interno ospita un capolavoro di Giambattista
Tiepolo, la pala del "Miracolo di Sant'Antonio che riattacca il piede". Su una collinetta, formata
dal materiale di scavo di un laghetto ovale, innalzò un tempietto
che raffigurava le terme romane. Fece costruire, poi, un ampio terrapieno
(anch’esso ovale) che circondò con un filare di tassi sagomati
ad arco a richiamare un anfiteatro romano. Nelle vicinanze riprodusse
i resti dei templi di Diana e di Giove Tonante. Di tutta questa opera,
rimangono oggi il palazzo centrale, la foresteria, due serre di agrumi
e la scuderia. Da Noale si prosegue verso
Massanzago ove si trova la villa Baglioni (sede comunale). Eretta dopo
il 1717 dai nobili Lombardo, venne acquistata nel 1718 dal conte Baglioni
, il quale affidò a G.B. Tiepolo la decorazione del piano nobile.
Gli affreschi raffigurano, in mezzo ad illusorie architetture prospettiche,
il racconto ovidiano di Fetonte. Il piano terra del corpo centrale del
palazzo conserva stucchi e affreschi di Antonio Zucchi. In questo periodo
di splendore la villa ospitò il commediografo veneziano Carlo Goldoni. Sempre percorrendo le strade del graticolato si giunge a Camposampiero che sorge sull’antica via Aurelia, l’asse che, come già osservato, costituiva il cardo della centuriazione patavina. Camposampiero, nato quale colonia romana sulla via Aurelia, assunse importanza strategica dal 1013 quando con l’inizio della potente dinastia dei Tiso, potente famiglia feudale di orientamento guelfo, divenne una vera roccaforte feudale fortificata e difesa da fossati e mura. Oggi di tale complesso mediovale rimangono le torri dell’Orologio e della Rocca, oggi sede del Municipio. A Camposampiero si trova uno dei più significativi luoghi legati al culto di Sant’Antonio da Padova; la cela della visione ed il santuario del noce. La cella della visione Il santuario del Noce 1: “La centuriazione
romana nel territorio di Padova è una suddivisione agraria del
territorio (centuriazione, ossia suddivisione in "centurie",
chiamata anche graticolato romano nel Veneto), attuata nel 31 a.C. dall'imperatore
Augusto per i suoi veterani nella zona dell'antico municipio di Patavium,
corrispondente all'odierna Padova. La centuriazione si estende nell'area
a nord-est della città di Padova ed interessa le attuali provincie
di Padova e Venezia e prende il nome di "centuriazione (o graticolato)
cis Musonem, ossia "al di qua" (cis) del fiume Muson che segnava
il confine con il municipio di Altinum, odierna Altino. Tra le caratteristiche
di questa centuriazione, si evidenzia la non coincidenza del centro geometrico
della suddivisione agraria ("umbilicus agrii", ovvero "ombelico
della campagna coltivata"), con il centro geometrico dell'urbanistica
cittadina ("umbilicus urbi", ovvero "ombelico della città"),
nonostante il fatto che coincida per entrambi uno degli assi, costituito
dal cardine (cardo) massimo. Il centro della centuriazione agraria si
trovava infatti presso San Giorgio delle Pertiche, mentre il cardine massimo
era costituito dall’antica via Aurelia, attuale S.S. 307. Il decumano
massimo coincideva invece con l’attuale via Desman, odierno asse
viario dei comuni di Borgoricco, di Santa Maria di Sala e di Mirano. Gli
altri territori comunali interessati dalla centuriazione "cis Musonem"
sono Pianiga, Villanova di Camposampiero, Campodarsego , Camposampiero
e Vigonza. L'orientamento della centuriazione non è allineato secondo
i punti cardinali e presenta rispetto a questi una inclinazione di circa
14,5° gradi rispetto alla longitudine (est-ovest). Tale inclinazione
favorirebbe il defluire delle acque, impedendo le inondazioni, ed assicurerebbe
una migliore distribuzione della luce solare; la suddivisione si è
mantenuta in linea di massima fino ad oggi. Ciascuna centuria è
suddivisa in 8 fasce trasversali anziché le normali 10, da 2,5
actus (pari a 88,80 m). Si ipotizza inoltre che la centuria fosse divisa
anche in 20 fasce longitudinali da 1 actus (35,52 m), formando un totale
di 160 riquadri, ciascuno da 1,25 iugeri (3.154 mq)” . 2: Fonte:Il messaggero di Sant’Antonio http://www.santantonio.org
Informazioni tratte da www.stradadelradicchio.it
articoli collegati: A tavola nei Ristoranti del Radicchio Fiori d’Inverno 2009 – il programma della manifestazione |
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