Santa
Giustina
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(ANSA)
- Da queste parti 'passeggiavano' i mammuth e tra i
centomila e i novantamila anni prima di Cristo gli uomini
e le donne del Paleolitico già occupavano le
caverne dei colli cedute qualche millennio più
tardi ai neolitici e quindi ai proto liguri. Oggi che
Castelcucco, in provincia di Treviso, offre ospitalità
a poco più di duemila residenti probabilmente
sono in pochi a sapere di avere antenati così
lontani nel tempo. Tutti, invece, si rendono conto del
piacere di vivere in un'oasi di tranquillità
tra Asolo, Paderno e Bassano del Grappa. Il turista
che si spinge in queste contrade non può che
lasciarsi conquistare dal fascino delle piccole chiesette
del territorio, ognuna un autentico piccolo scrigno
d'arte. Il tour dei campanili porta dalla parrocchiale
di San Giorgio alla chiesetta di santa Lucia, quasi
nascosta da alberi secolari: questo oratorio avrebbe
origine all'epoca dell'insediamento del Cristianesimo
nell'Asolano; molto probabilmente prima dell'attuale
chiesa esisteva un sacello. Dalla caduta della tirannide
dei Carraresi di Padova, avvenuta il 13 dicembre 1388,
l'edificio fu dedicato a Santa Lucia poiché in
quello stesso giorno ricorreva la sua festa liturgica. |
Da non perdere
inoltre la visita alle chiesette di san Bartolomeo, San Francesco,
San Gaetano, Santa Margherita: la prima è seminascosta
in mezzo al bosco ed è caratterizzata da una massiccia
struttura esagonale: il suo primo nucleo risale all'VIII secolo.
L'oratorio di San Gaetano, detto anche Chiesa della Salute,
si trova lungo la strada principale del paese, seminascosto
tra gli edifici adiacenti. La dedicazione alla Madonna delle
Grazie potrebbe riferirsi ad uno scampato pericolo, la peste
del XVII secolo, che non colpì Castelcucco. L'oratorio
di Santa Margherita si trova nei pressi dell'acquedotto, nell'omonima
via, una laterale della strada che porta verso il vicino comune
di Paderno del Grappa, in posizione isolata e terminante in
un vicolo cieco. Il gioiello 'laico' dell'arte locale è
Villa Perusini al centro di una piccola borgata sulla strada
che porta a Paderno. L'edificio è uno splendido esempio
di arte settecentesca che si sviluppa su tre piani. In origine
la villa era adorna di giardini e fontane ma in seguito questo
sfarzo andò declinando progressivamente, a causa dei
molti trasferimenti di proprietà, di una trascuratezza
sempre più marcata e del progressivo spopolamento, tanto
che attualmente è disabitata, pur mantenendosi in discrete
condizioni. Ancora annesso alla villa é l'oratorio di
San Francesco, al quale si accedeva direttamente attraverso
i piani superiori, tramite un corridoio pensile sostenuto da
un'arcata bassa sovrastante la strada comunale. E' stata la
residenza del giornalista e scrittore Sergio Saviane, scomparso
nel 2001. (ANSA).

CENNI STORICI
Il toponimo, secondo l'Olivieri, deriva dalla fusione delle
voci "castello (latinamente "castrum") e "cucco"
(altura tondeggiante, Rounded height). Appare evidente il riferimento
alla natura del territorio, prevalentemente collinoso, di questo
comune che, nel medioevo, aveva la denominazione di "Castrocucho".
CASTELCUCCO fu luogo di insediamento già
nel Paleolitico. Reperti archeologici della civiltà della
pietra, vennero alla luce del 1958, in località "Patt",
alle cave di terra rossa. Si trattò d'una serie di schegge,
comprendenti punte triangolari monofacciali e raschiatoi semicircolari.
Nelle stesse cave furono trovati e successivamente dispersi,
come asseriscono gli archeologi Berti e Boccazzi, anche i resti
d'un "elephas primigenius": il mammuth. Questi ritrovamenti,
insieme ad altri, coevi, avvenuti in località vicine
(Asolo e Pagnano), attestano che sui colli asolani l'uomo abitava
in un periodo risalente a circa 100.000-90.000 anni avanti Cristo.
Quest'era preistorica, definita "paleolitica" perché
caratterizzata dalla lavorazione della pietra, fu dominata da
sensibilissime variazioni climatiche: si passava dalle lunghe
e vaste glaciazioni a periodi di caldo intenso, che costringevano
uomini ed animali a mutare, più volte, le condizioni
della loro esistenza. Accadde così che, durante i grandi
freddi, gli uomini paleolitici trovassero riparo nelle numerose
caverne che, soprattutto nella zona di CASTELCUCCO, ancora oggi
si possono vedere, e che animali, come il mammuth, tipici delle
regioni fredde e circumpolari, migrassero a sud nella fascia
alpina e prealpina per sfuggire all'espansione dei ghiacciai.
La fine del Paleolitico non coincide, a CASTELCUCCO, con l'esaurirsi
degli insediamenti umani, che, anzi, si susseguono senza soluzione
di continuità. Così, nel corso del Neolitico (5.000-2.000
a.C.), periodo caratterizzato da più raffinate tecniche
di lavorazione della pietra, vissero uomini, le cui tracce (numerosi
manufatti di selce) si continuano a rinvenire in quell'inesauribile
serbatoio di materiale archeologico che sono le cave di terra
rossa in località "PATT".
Ai Neolitici subentrarono,
nell'Asolano, i Protoliguri (2.500~1.700 a.C.), che, quasi certamente,
abitarono le già sperimentate balze del Collalto e del
Colmusone, dalle quali, a riprova dell'insediamento, emersero
schegge lavorate di selce. Delle epoche preistoriche successive,
che videro protagonisti gli Eugenei e i Paleoveneti, a CASTELCUCCO
non si rinvennero tracce che ne confermassero la presenza, come
pure rarissime e poco sicure furono le testimonianze archeologiche
ascrivibili al periodo romano. Fra quest'ultime citeremo solamente
un'iscrizione che il De Bon ricorda esistente nel cimitero dell'Eremo
di S.Giustina, sul confine tra Possagno e Castelcucco.
Alla caduta dell'impero romano nel V secolo d.C., CASTELCUCCO,
secondo alcuni studiosi, era già stato evangelizzato,
unitamente ad Asolo, "municipium" romano, e ad altri
centri del territorio pedemontano: ciò per l'inclusione
di questa zona nell'area di influenza dell'antica diocesi di
Padova. Se delle invasioni barbariche non rimase segno a CASTELCUCCO,
ben più rilevanti furono le tracce lasciate dalla dominazione
longobarda. Questo popolo, occupata l'Italia settentrionale,
s'era immediatamente insediato anche nell'Asolano, restaurandovi
la precedente rete difensiva dei "castellieri" romani.
Alla sommità dei colli più alti e strategicamente
meglio collocati, erano state ripristinate costruzioni militari
dalle quali era possibile emettere segnali a mezzo di fumate,
e quindi di stabilire un'originale ed efficace rete di segnalazione
tra centri abitati e postazioni difensive anche molto lontane
tra loro. I colli di CASTELCUCCO appartennero con certezza a
questo sistema difensivo, la cui attuale individuazione appare
accompagnata da una serie di toponimi indubbiamente longobardi
("Fara", "Braida", ecc. ) , che inducono
a far credito alle dedicazioni delle chiese, tipiche di questa
epoca, e fra esse quella di S.Giorgio, titolare della chiesa
parrocchiale di CASTELCUCCO. Ma la prova più evidente
della presenza longobarda in questa località è
data da un interessante ritrovamento archeologico: due tombe
ad inumazione che furono scoperte nel 1874 nell'area dell'attuale
municipio. Al loro interno era conservato un piccolo ma importante
corredo funebre, tipico d'una sepoltura di fanciullo, costituito
da una crocettina d'oro ed alcune fibiette. La crocettina è
singolare nel la sua fattura semplice e lineare, ed è
databile intorno al VII secolo. L'oggetto, una rarità
per l'intero Veneto, è quindi indubbiamente longobardo
e lo conferma il luogo in cui è stato ritrovato. Questo
ritrovamento dà inoltre la certezza che, a CASTELCUCCO,
esisteva un nucleo di cristiani nel VII secolo, presente già
da qualche centinaio d'anni, considerato, come afferma il Comacchio,
che i Longobardi, al loro arrivo, si insediarono in centri già
abitati e socialmente organizzati.
É presumibile
l'esistenza in loco d'un sacello già prima del Mille.
Già allora e nei secoli successivi la situazione territoriale
si andò via via chiarendo e determinando sino alla costituzione,
entro gli attuali confini comunali, di due vere e proprie "regole"
(territori con dignità comunale) : una, la "regula
de Castrocucho, costituita dai rustici colmelli di Càrpene
e dei Patt che anticamente costituivano il vero paese, l'altra,
ad occidente, la "regula de Collo Muxoni". Ognuna
di queste due frazioni territoriali aveva la propria chiesa:
per CASTELCUCCO il vecchio e piccolo oratorio di San Bartolomeo,
posto sui declivi meridionali del Collalto, per Col Muson quella
che oggi è la parrocchiale di San Giorgio. Ancora: ambedue
le località erano dominate da altrettanti castelli, affiancati
alle chiese, di proprietà della famiglia dei Maltraversi,
detti anche da CASTELCUCCO. Solamente della fortezza sul Col
Muson rimangono oggi alcuni ruderi, mentre della seconda, posta
sul Collalto, non dovrebbero esistere che rari residui ormai
sepolti dai rovi e dalle sterpaglie.
Un'altra importante chiesa tuttora esistente, S.Giustina di
Rovèr, sorgeva, secondo la tradizione popolare, in territorio
di CASTELCUCCO e di esso doveva addirittura essere "parrocchia".
Successivamente S. Giustina, che era antica pieve matrice d'un
vasto territorio pedemontano comprendente anche CASTELCUCCO,
fu assegna ta a Possagno nel 1172 e perse progressivamente le
sue prerogative dinanzi all'espandersi della pieve "nuova"
di Fonte. Sotto il profilo ecclesiastico, alla fine del Duecento
troviamo nel territorio delle due "regulae", appartenente
alla pieve di Fonte, la sola "cappella S. Georgii de Castrocucho",
il cui rettore "presbiter Leonardus", assolveva all'obbligo
della decima vaticana con la somma di 35 soldi e 4 denari (1297).
Nel 1315 il ,comune" di CASTELCUCCO fu tassato dal Comune
trevigiano, per la ricostruzione delle mura cittadine, con la
somma di 180 denari, rapportata all'estimazione di 12 fuochi,
quindi ad una estensione territoriale e ad una conseguente potenzialità
contributiva limitate.
CASTELCUCCO subì
nel corso del XIV secolo, le complesse vicende che caratterizzano
la vita della Marca Trevigiana e dell'Asolano in particolare,
e cioè il succedersi d'una dominazione all'altra; per
citare solo quelle più significative: quella veneziana
(1338), quella del Duca d'Austria (1381), la Carrarese (1382)
ed in fine questa volta definitivamente, ancora la veneziana
1388). In quell'anno la Serenessima Repubblica ripristinò
la podesteria in Asolo, alla quale il villaggio di CASTELCUCCO
fu sottomesso. Nel 1564, in occasione della visita pastorale
del vescovo di Treviso Giorgio Corner effettuata il 22 febbraio,
CASTELCUCCO appare ancora come cappella filiale della pieve
di Fonte e nel suo territorio esistono tre chiesette campestri:
S.Lucia, S.Margherita e S.Bartolomeo, l'alle quali si va processionalmente
nella loro festa". Il terremoto tristemente famoso nel
1695 distrusse a CASTELCUCCO ben duecento delle trecento case
esistenti, danneggiò gravemente la chiesa e provocò
il crollo parziale del campanile. Per la canonica, anch'essa
gravemente colpita dal sisma, nulla fu fatto e nel 1753, durante
la visita pastorale, era ancora diroccata al punto che "parte
del tavolato delle camere era caduto e per poco il Vescovo non
vi precipitò.... " Nel 1797, alla caduta della Repubblica
Veneta, CASTELCUCCO dovette subire le violenze e le ruberie
delle truppe francesi di Napoleone che avevano occupato il Veneto,
aggravando le privazioni e la miseria delle povere popolazioni
locali. Nel 1836, un altro terremoto rase al suolo il vecchio
e rabberciato campanile. Si dovette però attendere il
secolo attuale (1904?1908) perchè la popolazione provvedesse
a costruire quella torre che ancor oggi spicca a fianco della
chiesa parrocchiale. Questo tempio, una prima volta consacrato
il 5 ottobre 1644 dal vescovo di Treviso Antonio Lupi, fu rifatto
nelle forme attuali nel corso del Settecento.
Castelcucco offre
spunti interessanti al turista, all'appassionato d'arte o al
semplice curioso. Le nostre chiese hanno attraversato i secoli
e sono ricche di pitture e sculture, senza dimenticare il pregio
architettonico.
Da segnalare la settecentesca Villa Perusini, importante esempio
della magnificenza di un'epoca che ha lasciato evidenti segni
sul nostro territorio.
Castelcucco : Dove si trova e mappa
Aereo: Aeroporto Internazionale "Marco
Polo" - 65 km.
Stazioni
ferroviarie:
Castelfranco, km. 19
Bassano del Grappa, km. 16
Montebelluna, km. 17
Da Milano: treno diretto "Freccia delle Dolomiti"
fino a Castelfranco
Autobus:
Da Padova, via Castelfranco
Da Venezia e Treviso, via Montebelluna
Da Vicenza, via Bassano del Grappa
Automobile
Da est: Casello autostradale Treviso Nord, via Montebelluna
Da sud: Casello autostradale Padova Est, via Castelfranco
Da ovest: Casello autostradale Vicenza Est, via Cittadella -
Castelfranco Casello Autostradale Dueville, via Bassano
Da nord: Da Bolzano, Autorada del Brennero fino a Trento poi
prendere la statale Valsugana per Padova-Venezia fino Bassano
del Grappa dove poi bisogna svoltare verso Est in direzione
Montebelluna.

testi e foto tratti
da : www.ansa.it , www.castelcucco.com e www.magicoveneto.it