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Morlacco
del Grappa
Formaggio, conosciuto anche
come Morlach, Burlach, Burlacco, è prodotto con latte vaccino semigrasso,
a pasta cruda, molle o semidura, a cagliatura presamica. Tradizionalmente
ottenuto in malga da latte crudo, parzialmente scremato per affioramento,
oggi anche in stabilimenti a valle, sottoposto a trattamento termico,
Forma cilindrica, diametro 30-50 cm, scalzo convesso alto 7-12 cm, facce
piane, crosta appena percepibile, rigata per l’usanza tradizionale
di porre la cagliata appena separata dal siero in ceste di vimini per
la sgrondatura ed attualmente in stampi rigati.
Nel prodotto fresco, da consumarsi entro 15 – 20 giorni dalla caseificazione,
la pasta appare molle, friabile, bianca, con occhiatura piccola sparsa,
il sapore è salato, con note erbacee, il profumo si presenta intenso,
caratteristico, lievemente latteo.
Nel prodotto stagionato, con maturazione da 30 a 90 giorni, la pasta acquista
colore lievemente paglierino e tende a mantecare, soprattutto nel sottocrosta,
il sapore ed il profumo si evidenziano in modo marcato, fino a farsi molto
decisi, con accenti fortemente aromatici.
Si consuma in abbinamento
a vini bianchi leggeri. E' un formaggio da fine tavola ma non solo: come
vuole l’abitudine dei malgari, infatti, è il tipico cacio-alimento,
che si consumava a partire dalla colazione del mattino sino al pasto serale
accompagnato da polenta, patate lesse o pane casereccio.
Territorio
di produzione
Il Territorio interessato alla produzione è l’Area del Massiccio
del Grappa, nell’intero territorio dei comuni di: Borso del Grappa,
Crespano del Grappa, Paderno del Grappa, Possagno, Cavaso del Tomba, (TV),
Alano di Piave, Quero, Feltre, Seren del Grappa, Arsiè, (BL) -
Cismon del Grappa, San Nazario, Solagna, Pove, Romano d’Ezzelino
(VI).
Metodo
di lavorazione, conservazione e stagionatura
Una volta il Morlacco era
prodotto con latte totalmente scremato poiché il principale prodotto
di Malga era il burro, commercializzato a valle e fonte diretta di guadagno.
Il Morlacco quindi poteva considerarsi un “sottoprodotto”
povero, spesso infatti si indicava quale “Formajo dei Puareti”.
Attualmente il latte della sera viene posto a scremare per affioramento
in un apposito locale di Malga, detto “Cason de l’Aria”,
caratterizzato da larghe aperture onde permettere il passaggio dell’aria
fresca notturna e mantenere il latte in affioramento a temperatura ottimale
per la separazione del grasso. Dopo scrematura va aggiunto a quello della
mattina, viene mescolato e riscaldato per l’aggiunta del caglio;
la cagliata, lasciata riposare per 20 - 30 minuti, viene tagliata, lasciata
depositare e separata mediante tele. Un tempo la si poneva in ceste di
vimini onde permettere lo spurgo del siero, attualmente non più
in uso, sostituite da fascere forate dove la cagliata viene lasciata 24
ore per lo spurgo. Si procede alla formatura, alla salatura a secco e
alla maturazione per almeno 6 giorni in un locale dedicato, denominato
”Casarin”. Il peso delle forme può variare da 5 a 10
kg, il diametro da 30 a 50 cm, lo scalzo, sempre convesso, da 7 a 12 cm.
Tradizionalmente il formaggio Morlacco veniva consumato dopo 10–15
giorni dalla produzione. Oggi A.PRO.LA.V., Associazione Regionale Produttori
Latte del Veneto, dopo aver condotto da tempo una serie di prove di stagionatura,
porta a maturazione, collaborando con i malghesi, da 30 e fino a 90 giorni
e talvolta oltre, alcune forme scelte di Morlacco, poste in depositi sotterranei
e gallerie risalenti al primo conflitto mondiale, aspramente combattuto
sul Massiccio del Grappa. Le forme non vengono lavate, ma solamente asciugate
e rivoltate circa ogni giorno. La composizione microbica, unica per ogni
grotta, conferisce le colorazioni caratteristiche della crosta, che possono
andare dal bianco-avorio, all’arancio con sfumature rosate. Le caratteristiche
microclimatiche delle grotte, consentono l’avviamento di un processo
di proteolisi della pasta, che la porta a mantecare, trasformandosi in
una crema, dalla crosta verdo il centro della forma. Gli esiti sono di
estremo pregio organolettico.
Riferimenti
storico-tradizionali
Il Morlacco è prodotto tradizionale degli alpeggi del Grappa prodotto
da giugno a settembre. Pastori e boscaioli, insediatisi sul Grappa nel
periodo della Repubblica di Venezia, usavano fare un formaggio di latte
vaccino tenero, magro, a pasta cruda che ha preso il nome dalla loro terra
d’origine: la balcanica Morlacchia. Antiche testimonianze letterarie
indicano, alla fine del 1400, in un poema macheronico del frate Matteo
Fossa, un formaggio “Morlaco”. Come tale se ne hanno successivamente
notizie alla metà del secolo 19°, riportate nel “Rapporto
Monografia Economico-Sociale dei territori rientranti nei distretti di
Asolo, Castelfranco, Montebelluna, Treviso” di Artemio Vettoruzzi,
Vicepresidente del Comizio Agrario di Asolo, in cui si dice che: “Nella
stagione d’estate si fabbrica in buona copia formaggio biancastro,
magro e salato detto Morlacco...”. Si trovano successivamente notizie
anche nei testi di Giuseppe Maffioli “Guida ai Formaggi d’Italia”
e di Fernando Raris “La Marca Gastronomica”.
Il morlacco del Grappa è un formaggio
tradizionale tutelato anche attraverso un presidio Slow Food.
Nota:
Il latte utilizzato
per produrre questo formaggio era quello delle vacche Burline,
unica razza bovina autoctona del Veneto oggi a rischio di estinzione.
Piccoline, dal manto bianco e nero, rustiche e adatte ai magri
pascoli del Grappa, producevano un buon latte ma in quantità
limitata, non paragonabile alle produzioni odierne delle Frisone
o delle Bruno Alpine.
Oggi di Burline ne sono rimaste poche centinaia, quasi totalmente
in provincia di Treviso.
E grazie ai pascoli del Grappa, ricchi di ambienti naturali
diversi e di una flora ricca e varia, producono un latte straordinario.
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Per saperne di piu':
Formaggio Morlacco: profumi
e sapori dal Monte Grappa
Nel 1881 in "Asolando – note inutili di
viaggio", un breve resoconto di una gita sul Grappa, lo scrittore
Giuseppe Valerio Bianchetti diceva "Ma eccoci giunti a Borso,
che senz'essere la capitale della Morlacchia, pur va famosa per il
formaggio morlacco che vi si confeziona; formaggio di un sapore specialissimo
e caro ai bevitori. Perché un tal cacio si chiami morlacco,
nol mel seppe dire nemmeno il mio antiquario, che pure in fatto di
cognizioni locali è maestro di color che sanno; ma, non constandogli
che la terra sia mai stata abitata da Morlacchi, né che questi
vi apparecchino cacio uguale, dovette, rosso di vergogna, piegar la
fronte e confessare la propria ignoranza. Ad ogni modo passare di
Borso e non assaggiarvi il morlacco, gli è come andare a Pisa
e non vedervi il deputato Toscanelli, un peccato mortale addirittura".
Tutta la Valle del Brenta e l'antico Agro Bassanese
sono note per alcuni tipici e particolarissimi prodotti del territorio:
gli asparagi, l’olio d’oliva, vini e naturalmente la grappa.
Ma è solo sul massiccio del Monte omonimo che, ancora oggi,
alcune malghe trasformano il latte in un saporito formaggio, "come
quelli di una volta", che sa di erba e di fiori: il Morlacco
o Burlacco, un vero e proprio cru della zona del Grappa.
Originario della regione balcanica tra l’Istria
e la Dalmazia, abitata anticamente dalla stirpe dei Morlacchi, arrivò
in queste zone grazie a quei pastori che qui si stabilirono. In passato
questo formaggio era derivato dal latte della capra, oggi invece è
un formaggio da tavola prodotto con latte intero vaccino, straordinario
per il gusto molto particolare che si sposa volentieri, secondo alcuni
gastronomi, con la Malvasia.
Notizie certe sulla produzione del Morlacco risalgono
alla metà del XIX secolo quando in alcuni documenti si parla
del "formagio dei poareti" in quanto prodotto con latte
crudo sgrassato e con la sola aggiunta di sale.
E, infatti, il Morlacco ha un sapore fortemente salato,
con profumo intenso che si accentua con la maturazione.
Prodotto solo d’estate nell'area del Grappa,
il formaggio acquista la sua straordinaria ricchezza di aromi e sapori
grazie alla diversità di ambienti d’alpeggio che assicurano
una flora assai ricca e varia al latte. Viene prodotto ancora con
metodi artigianali: il latte filtrato viene posto in vasche dove poi
avviene la scrematura mediante affioramento della panna. Il giorno
successivo il latte scremato viene versato in una caldaia di rame
e, mediante il fuoco a legna, si porta alla temperatura di coagulazione
di circa 35/40°, aggiungendo il caglio e lasciando riposare per
circa 20 - 30 minuti fino a raggiungere il punto di rassodamento.
Una volta rassodato si effettua la rottura della cagliata usando la
"lira", un attrezzo in acciaio. Ultimata la cottura, la
cagliata viene lasciata depositare sul fondo della caldaia dove si
formerà un unico blocco. Trascorso un certo periodo, a discrezione
del malgaro, si procede all'estrazione utilizzando appositi stampi.
La salatura viene fatta a secco il giorno dopo.
Tempo fa, veniva prodotto un tipo di Morlacco detto
"increà": le forme ancora fresche venivano ricoperte
con diversi strati di argilla di Possagno (Vi), così si isolavano
dall’aria e si riusciva ad ottenere una maggior concentrazione
di aromi e sapori, ottenendo quasi un "formaggio di fossa".
Oggi esiste solo il prodotto fresco, a pasta molle, bianca come la
neve, con occhiature piccole. Gli alpeggi che producono il Morlacco
sono circa una ventina, e ognuno di loro può fornire al massimo
trecento forme all'anno, ma spesso molte meno, con un peso che oscilla
in genere tra i cinque e i sette chilogrammi.
Un formaggio che a ragione potremo definire "raro"
che con la polenta abbrustolita, accompagnato a fette di sopressa,
come ripieno degli gnocchi o semplicemente da solo, non vi deluderà
mai.
articolo tratto da Mondo Agricolo Veneto .
sito www.regione.veneto.it
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