Un marchio dop per il "figo
longhet"
Un marchio dop per il "figo
longhet", e il territorio ringrazia doppiamente
Il “figo longhet”
di Tarzo avrà presto il riconoscimento di denominazione
di origine protetta. Una prelibatezza assolutamente nostrana che
l’amministrazione comunale e l’associazione Progetto
hanno deciso di promuovere e valorizzare. «Si tratta di
un prodotto che fa parte della nostra storia e delle nostre tradizioni
– spiega il sindaco Gianangelo Bof – per questo stiamo
preparando un progetto per rendere dop il “figo longhet”.
Abbiamo interessato della questione l’assessore provinciale
Marco Prosdocimo che ci ha spiegato qual è l’iter
da seguire in questi casi. Ora siamo in contatto con un dirigente
del Ministero dell’agricoltura per predisporre tutta la
documentazione necessaria».
Da tempo immemorabile a Tarzo, lungo i pendii meno adatti alla
semina, è diffusa la coltivazione del “Figo Moro”,
chiamato appunto “Longhet”. Gli arbusti, secondo quanto
riferito dal sindaco Bof, non richiedono particolare cura e crescono
nelle zone più impervie, dove risulterebbe difficile la
coltivazione di altri alberi da frutto. Le radici, inoltre, vanno
a rendere più solido un terreno altrimenti facilmente franabile:
«Questo – sottolinea Bof – rappresenta un vantaggio
per zone caratterizzate dal dissesto idrogeologico come le nostre».
Peculiarità dei piccoli frutti di questi alberi sono la
forma allungata, la buccia di colore marrone-violaceo e la polpa
particolarmente tenera e profumata, più dolce e di miglior
qualità rispetto alle altre specie. E’ un frutto
“completo”, ricco di zucchero, energetico, mineralizzato
(contiene ferro, fosforo e calcio) e vitaminico (A, B1, B2, PP
e C). Il “longhet de Tarz” può essere consumato
sia fresco che essiccato. Molteplici, inoltre, sono gli impieghi
in cucina: nei dolci, nelle marmellate, in un agrodolce abbinamento
con affettati e formaggi, oppure nella grappa.
Per le sue caratteristiche, il “figo longhet” necessita
di una filiera corta. La sua distribuzione dovrebbe avvenire direttamente
nel luogo in cui viene prodotto, andando a favore degli stessi
coltivatori locali e creando un legame molto stretto con il territorio.
articolo tratto da www.gazzettino.it

Per saperne di piu':
Figo Moro, Figomoro, Figo Longhet
La coltivazione
del fico nero, localmente chiamato Figomoro, è diffusa
da tempi remoti. Il particolare microclima dell’area pedemontana,
collocata a ridosso tra le Prealpi e la pianura veneto-friulana,
la diversità dei sali minerali del sottosuolo, tra cui
tanto calcare, potassio e magnesio, oltre alla collocazione delle
piante in declivi decisi, conferiscono ai frutti della zona irripetibili
caratteristiche qualitative ed organolettiche, e tali comunque
da renderlo famoso e ricercato. Il suo pregio è storicamente
riconosciuto, tanto d’aver costituito un’importante
disponibilità alimentare per le sue doti energetiche e
medicali, soprattutto in tempi di carestie o “difficili”.
Il fico nero e'
caratterizzato da forma molto allungato rispetto al comune e da
polpa tenera, sapida e notevolmente più dolce rispetto
alle altre specie note.
Descrizione
sintetica del prodotto
Pianta:
tronco a scorza liscia grigio chiara, rami grossi solitamente
contorti, foglie grandi, scabre e coriacee . Se lasciato crescere
naturalmente non si eleva molto dal terreno arrivando intorno
ai 3/3,5 metri.
Si adatta particolarmente al terreno asciutto dei declivi. E’
nota l’estrema facilità di radicazione della pianta,
tanto da aver generato, in luogo, un detto popolare “se
pianti un ramo il giorno di S Marco, dopo quattro anni ne mangerai
il fico”
Legno:
bianchissimo, si scoscia facilmente, soprattutto nei pressi delle
diramazioni, e teme le temperature fredde.
Foglia:
di colore verde brillante, rugosa e scabra, ha il perimetro mai
lineare, risultando un continuo succedersi di elementi curvi spezzati
sia concavi che convessi. E’ normalmente formata da 5 lobi
con grosse nervature
Frutto:
molto allungato rispetto al comune. Matura in circa 30/35 giorni
con un frutto mediamente del peso di circa 30/50 gr per frutto.
Generalmente una pianta – in produzione da oltre 5 anni
- nell’arco di una stagione può dare dai 70 ai 100
kg di prodotto in base alla sua età. Gli zuccheri oscillano
intorno al 15%, mentre il contenuto in fibra è del 3%.
Buccia:
inizialmente di colore verde chiaro, cambia colore per diventare
marrone-violacea tendendo sempre più al blu e quindi al
nero, man mano che aumenta la maturazione o addirittura l’essiccazione
sul ramo. Nello stesso processo di maturazione, la buccia tende
a divenire sempre più morbida e sottile. Questa, al momento
della raccolta, è molto tenera e delicata e si rovina con
estrema facilità.
Polpa:
tenera e sapida, di un intenso colore rosso cardinale, particolarmente
profumata al momento della maturazione, è notevolmente
più dolce e di miglior qualità rispetto alla maggior
parte delle altre specie note.
Maturazione:
avviene in due momenti, per due fioriture abbastanza vicine tra
loro, chiaramente distinguibili sullo stesso ramo. Per i fichi
nati in giugno, - “FIORONI”, più grandi, belli
da vedere ma meno saporiti- si arriva alla raccolta verso la prima
metà di luglio, mentre la seconda, molto più abbondante,
con prodotto più piccolo, più scuro di buccia, e
molto più gustoso, inizia verso la metà agosto,
metà-fine settembre. Essa è influenzata dall’andamento
della stagione ma soprattutto dalle piogge che possono cadere
nel periodo della maturazione e che ne inducono un’accelerazione
o addirittura all’esplosione dell’ostiolo.
Descrizione
delle metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura
E’ il punto più delicato dell’intero ciclo,
va eseguita meticolosamente ed assolutamente a mano, pezzo per
pezzo, staccando l’intero picciolo, e non rovinando in qualsiasi
modo la buccia, sulla quale la presenza di una sola rottura in
lunghezza che cicatrizza spontaneamente (sui fioroni) ne garantisce
l’esatta maturazione. Il prodotto deve essere posizionato
verticalmente in raccoglitori di facile aerazione. La conservazione
è possibile solo per breve tempo e si può prolungare
per un massimo di 2/3 giorni prima dell’avvio alla vendita,
in frigoriferi a temperatura di 4 o 5 C° e umidità
relativa e 90%. Le produzioni legate ad antiche ricette locali
sono molto apprezzate dal mercato oltre che per il facile abbinamento
a qualsiasi cibo anche per la certezza della superiore qualità
proposta. Questa trasformazione però, risulta particolarmente
delicata essendo un frutto molto ricco in zuccheri che, se non
raccolti al momento giusto, danno luogo ad acidità.
Informazioni tratte
dal volume "Atlante dei Prodotti Tipici Italiani".
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