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'Storie di Luce', Roberto
Piaia incontra i Maestri Fiamminghi e Olandesi del ‘600 - Conegliano, fino al 10 giugno 2012


articolo collegato: Roberto Piaia, mostre a Londra e Viareggio

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'Storie di Luce'

Roberto Piaia incontra i Maestri Fiamminghi e Olandesi del ‘600

Casa Museo G.B. Cima da Conegliano

5 maggio - 10 giugno 2012

Da sabato 5 maggio a domenica 10 giugno, la magnifica cornice della 'Casa Museo G.B. Cima' offre lo scenario ideale per una mostra unica, dal sapore sperimentale. L’incanto della luce e il dettaglio minuzioso cavalcano i secoli e avvicinano l’arte Contemporanea del Maestro Roberto Piaia a quella dei più importanti Maestri Fiamminghi ed Olandesi del XVII secolo che troviamo nei più prestigiosi musei del mondo, dal Louvre di Parigi al Rijksmuseum di Amsterdam.

Curatori: dott. Massimiliano Caretto, dott. Fabrizio Fantino, prof. Riccardo Millemagi Pillonetto.

‘Storie di Luce’: storie dell'Arte.

Come nel prisma la luce si scompone offrendo all'occhio lo spettro dei colori, così l'Arte – alla luce della ricerca estetica – scompone la realtà offrendone molteplici letture, sempre attuali e sempre ricorrenti.
Attraverso un percorso di circa trenta opere, viene mostrato l'arcobaleno dei nessi segreti che legano ogni opera di Roberto Piaia con una corrispettiva opera antica proveniente dalla Galleria Caretto, venendo a comporre, per mezzo di una riflessione sulla luce, un cammino di meditazione tra temi, tecniche e soggetti che mostrano l'arte non già come qualcosa di cristallizzato, ma come un'entità fluida e a tratti indefinibile, come la luce.
Da qui il titolo dell'esposizione, in cui Piaia ed i maestri fiamminghi e olandesi si accompagnano a vicenda nesso dopo nesso.


Jan Le DUCQ, Ritratto della famiglia Loth
1660 olio su tela

Le varie opere di entrambi sono ricche di dettagli minuziosi e mostrano un'intima attenzione al mondo: dalla cura per i drappi ai bicchieri di cristallo, dai ritratti alle scene di vita quotidiana, il tutto illuminato dalla luce che avvolge con attenzione l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, unificando così tutte le rappresentazioni.
Gli artisti fiamminghi e olandesi, narratori del proprio tempo, rappresentano la realtà quotidiana delle varie classi sociali, dal popolo all’alta borghesia del “Secolo d’Oro” dei Paesi Bassi.

Roberto Piaia “racconta” le sfumature della nostra civiltà e l’influenza della storia nel nostro tempo, con protagonista assoluta la donna.

Un raffronto reso possibile grazie ai dipinti della Galleria Luigi Caretto di Torino, tra le più importanti ed antiche gallerie d’arte operanti in Italia, autentica istituzione nel settore della pittura fiamminga ed olandese. Dal 1911, anno della sua fondazione, quattro generazioni di Caretto si sono alternate nel segno di una vastissima competenza ed un profondo amore per l’Arte.
Le tele fiamminghe e olandesi esposte sono una raccolta d’exempla dei numerosi filoni dell’arte nei Paesi Bassi.


Cornelis KRUYS, Natura morta
1645/50 ca - olio su tavola


Roberto PIAIA, Il Centro
2005/2006 - olio su tela

Si comincia con il soggetto-simbolo: la natura morta, rappresentata da importanti autori quali Jan Jans De Heem e Cornelis Kruys. Aringhe, agrumi sbucciati, molluschi, un trionfo di cibo come esibizione d’opulenza e allusione alle vanità terrene, ma soprattutto come esaltazione delle qualità evidenti della materia tramite la tecnica pittorica.
Per l'occasione, verrà presentata anche una monumentale opera di Pieter Claesz, tradizionalmente considerato il più importante naturamortista olandese, che, per formato e qualità, è un "quadro-evento" all'interno della rassegna.
Si proseguirà con la presenza di altri artisti, dal caravaggista nordico Adam de Coster per approdare ad una preziosa tavola di Pieter Leermans, raffigurante una giovane donna con una chitarra in mano che tenta di toccare una farfalla, il tutto incastrato in una nicchia, come nella tradizione dei pittori del "genere gentile" della scuola di Leida. Anche quest'opera ricca di dettagli, (dal drappo rosso vellutato e ricamato di fili d’oro, al libro appoggiato sul davanzale, così rifinito che è possibile leggerne il contenuto), ci riporta alla qualità artistica e lenticolare tipica delle opere di Piaia.
Roberto Piaia, pittore e scultore di Pieve di Soligo (TV), nato il 11/04/61, artista oramai consolidato, ha ricevuto nel 2009 dal Comitato Critico del Catalogo d’Arte Moderna, (edito da Mondadori), la classificazione di AIC, vale a dire, Alto Interesse Critico e quest’anno è stato selezionato dalla Direzione Artistica per partecipare con una scultura di marmo ed un dipinto alla 54° Biennale di Venezia, pad.Italia.
Nonostante sia un’inesauribile carica d’eclettismo in continua ricerca, un trasvolatore d’orizzonti che necessita dell’invenzione, dell’impossibilità della ripetizione, Piaia rimane in ogni modo legato alla tecnica degli Antichi Maestri; egli utilizza l’olio come supporto tecnico, colore adatto alla sfumatura che vincola a tempi lunghi perché asciuga molto lentamente ma permette di procedere a numerosi, tenui, fragili e trasparenti strati di velature, che donano un effetto ottico tridimendisionale.

Come i vari suoni contengono i toni delle note musicali, Piaia, attraverso un suo “prisma mentale”, in molte delle sue opere avvolge o accarezza i corpi e gli oggetti di luce colorata dello spettro di base.
Interessanti sono i simboli esoterici che accompagnano la firma quadricromatica di Piaia: mai eguali, ricordano un linguaggio, indecifrabile, che racconta una storia a noi ignota, caricando le immagini di mistero.

Storie di Luce
5 maggio – 10 giugno 2012
inaugurazione 4 maggio, ore 18,30
Casa Museo G.B. Cima
Via Cima 24, Conegliano Veneto (TV)

Info:
Carmen De Guarda
Mob. +39 339 20 64 275 Tel/fax 0438 966 528
www.storiediluce.com ufficiostampa@storiediluce.com carmen@storiediluce.com

orari:
orari: mar-mer-gio: 15.30/19,30
ven.- sab – dom: 10,00/12,30 | 15.30/19.30
lunedì chiuso

Ingresso libero

Catalogo:

Edito Faenza Group
in Mostra e in libreria.

Euro 18,00
a cura di Carmen De Guarda

Testi a cura di
Fabrizio Fantino,
Riccardo Millemaggi,
Massimiliano Carretto

Patrocini: Regione Veneto, Provincia Treviso, Comune Conegliano, Comune di Pieve di Soligo, Sernaglia della Battaglia

Sponsor:
Energyca www.stazionienergyca.it
Cantina “Il Colle” www.proseccoilcolle.it
Banca Della Marca www.bancadellamarca.it
Inox Piave
Faenza Group www.grafichebernardi.com
Ristorante “Il Barco”, Pieve di Soligo

Per info : www.storiediluce.com

Info opere fiamminghi:
opere R•Piaia Piemonte:
opere R•Piaia Veneto:

Approfondimento


Roberto PIAIA, La Cena (2009 - olio su tela)

Quella di Roberto Piaia è una ricerca che nel corso degli anni è andata approfondendosi in molteplici e affascinanti direzioni, mantenendo però come costante denominatore comune una forza vitale, un’energia vibrante che l’artista infonde nelle sue opere attraverso un lessico fondato sul gesto perentorio di chi conosce a fondo il proprio mestiere, offrendo al nostro sguardo autentiche esplosioni di luce e di colori squillanti sapientemente accordati.
L’universo artistico creato da Piaia rappresenta un’originale fusione di linguaggi e correnti, un vortice di forme e colori dove convergono senza attriti e senza soluzione di continuità l’astrazione, la figurazione classica e il surrealismo. È questa la cifra stilistica – assolutamente personale – che lo stesso Piaia ha battezzato con il termine di ASSURFIVO, sintetizzando in un'unica parola i concetti di astratto, surreale e figurativo: con questa definizione l’artista esprime da subito i variegati aspetti della sua personalità e della sua ricerca artistica, nella quale, su un unico grande palcoscenico visivo, si dispiegano giovani donne cariche di una bruciante sensualità, nature silenti di fiori e cristalli iperrealisti, immagini tratte dall’arte sacra, allegorie complesse per illustrare la Divina Commedia o i sette peccati capitali, ritratti… il tutto sempre caratterizzato da vere e proprie sciabolate di colori – verde, giallo, rosso blu – che rappresentano la scomposizione dello spettro luminoso.
Roberto Piaia propone dunque un universo di immagini che appaiono sospese tra realtà e simbolo, riuscendo a trasfondere la nostra quotidianità in una dimensione altra, di sogno, spalancando dinnanzi ai nostri occhi visioni oniriche fatte solamente di luce e di colori. Ne risultano composizioni dalle atmosfere rarefatte, sospese, dal sapore quasi metafisico, che tuttavia non perdono mai l’aderenza a una rappresentazione oggettiva dei singoli elementi, esibendo – oltre a una notevole padronanza tecnica – richiami alla grande tradizione della pittura del passato, in particolare quella fiamminga e olandese del XVII secolo. Ed è stato proprio questo aspetto così peculiare dell’arte di Roberto Piaia a dare l’impulso per l’allestimento di questo importante evento espositivo, che per la prima volta realizza un confronto diretto tra i quadri del maestro trevigiano e una selezione di opere di pittori fiamminghi e olandesi del Seicento, da cui emerge un raffinato gioco di richiami, citazioni e riprese tematiche, sempre però attualizzate secondo un linguaggio pienamente moderno.
L’accostamento tra l’antico e il contemporaneo rappresenta senza dubbio un’operazione coraggiosa, forse perfino ardita, che in questi anni è già stata tentata più volte e con esiti non sempre convincenti: in questo caso, tuttavia, ci sentiamo di dire che i confronti proposti – e avrebbero potuto essere anche di più – fanno emergere le similitudini formali e tecniche tra le composizioni degli artisti del XVII secolo e quelle di Roberto Piaia, in un dialogo ininterrotto che – lungi dall’essere una fredda replica accademica – da una parte dimostra la vitalità e l’importanza della lezione della pittura antica ancora ai nostri giorni, e dall’altra fa emergere l’originale approccio al fare artistico perseguito da Piaia, che partendo da quella lezione ha saputo codificare un lessico autonomo e del tutto originale nel panorama contemporaneo.
A farla da padrone in mostra sono soprattutto le nature morte, tema ampiamente indagato da Roberto Piaia. Si tratta di composizioni esaltate dai toni freddi, di assoluta purezza, dove i bicchieri e le bottiglie di cristallo, disposti con equilibrio magistrale, dialogano con i fiori, con i pizzi e con i metalli lucenti delle stoviglie, in un elegantissimo gioco di luci rifratte e di colori minimali. Si tratta di una sperimentazione concisa e assoluta, sono raffigurazioni iperrealiste che suscitano suggestioni visive e sonore, poiché a guardarle si ha la sensazione di avvertire distintamente attraverso gli occhi il tintinnio del cristallo. Da sottolineare in questo senso l’assenza pressoché totale di qualsiasi tipo di bevanda (solo raramente si intravede dell’acqua), come se l’autore volesse spossessare i contenitori trasparenti della loro funzione pratica, sintetizzandoli in pura armonia poetica. Ecco che allora dai fondi tenebrosi emergono queste immagini sospese, offrendoci una interpretazione contemporanea delle invenzioni di un Kornelis Kruys, di un Frans Ykens o di Jacob Foppens van Es. In questo senso, un vero e proprio tributo di Piaia ai maestri del passato è ‘Libellula’, dipinto concepito e realizzato in funzione di questa mostra come ‘pendant’ della natura morta di Jan Jansz. de Heem: tutto – dai colori freddi, al fondo nero, ai scintillanti riverberi di luce – richiamano la maniera del grande De Heem, evocato in modo esplicito da quel meraviglioso limone sbucciato, ma, come sottolinea Riccardo Millemaggi Pillonetto, «di Piaia è l’universo, come plaque tournante, che la mano conduce».
Le aringhe, i molluschi, i frutti e i crostacei che si dispiegano lungo il percorso espositivo rappresentano dei veri e propri trionfi di cibo, inteso come esibizione di opulenza barocca e come allusione alla vanità delle cose terrene, destando il nostro stupore e la nostra ammirazione soprattutto per l’esaltazione delle qualità della materia attraverso la straordinaria tecnica pittorica. Esemplare per il mimetismo dispiegato in ogni sua parte è la monumentale opera di Pieter Claesz, tra i più importanti naturamortisti olandesi, messa a confronto con la superba Tavola imbandita di Piaia, dove i giochi di luce, le trasparenze dei cristalli e i colori nella canestra di frutta pervengono ad un miracolo visivo che è un vero e proprio incanto dei sensi.
Non mancano le scene di genere con cui sono immortalati aspetti significativi della società e della vita nei Paesi Bassi del XVII secolo, dalle tipiche cucine dove le massaie sono intente alle faccende domestiche (‘exempla virtutis’ che illustrano i codici ufficiali della buona condotta), agli interni di osteria con i popolani raffigurati in momenti di svago a gustare – come puntualizza Massimiliano Caretto – le gioie della vita. E con la sua ‘Osteria’ Roberto Piaia inserisce in un contesto silenzioso e illuminato da una finestra laterale, dal sapore squisitamente nordico, due avvenenti fanciulle accarezzate dalla luce, reinterpretando in chiave moderna i modelli del passato che, nella lettura personale di Piaia, si connotano per una sensualità delicata, lirica e sussurrata a bassa voce.
Un quadro di storia biblica, il ‘Rinnegamento di Pietro’ del caravaggista Adam de Coster è messo accanto al ‘Dicembre’ di Piaia, dove l’affascinante modella nuda emerge da un buio ancestrale accogliendo nel proprio grembo una candela evocativa del solstizio d’inverno: il sacro e il profano si incontrano in un dialogo fondato su una luce arcana che attraversa i secoli.
Ma è probabilmente nella monumentale ‘Cena’ che viene sintetizzata tutta la poetica di Piaia: un grandioso interno veneziano dove attorno a una tavola sospesa di puro cristallo sono collocate tredici donne inondate di luce e costruite con la materia pittorica. Si tratta di un’opera complessa (forse un’interpretazione profana e al femminile dell’Ultima cena evangelica?), dove ogni particolare è elevato a verità assoluta dalla qualità lenticolare della pennellata di Roberto Piaia: una tecnica complessa, elaborata senza alcuno strumento digitale o fotografico ma realizzata secondo i dettami della pittura antica, ossia attraverso la sovrapposizione ripetuta di velature di colore, e per questo estremamente lunga (basti dire che per condurre a termine il grande dipinto sono occorsi non meno di quattro anni di lavoro. Un processo creativo, dunque, che avvicina ancora una volta Roberto Piaia ai maestri fiamminghi e olandesi del Seicento: con la loro tecnica prodigiosa questi ultimi hanno narrato il proprio tempo, illustrando e immortalando la realtà quotidiana delle diverse classi sociali del Secolo d’Oro. Partendo dalla loro lezione Roberto Piaia penetra negli aspetti più nascosti e intimi della civiltà del nostro tempo, svelandocene i segreti attraverso le sue fantasmagoriche ‘storie di luce’.


Fabrizio Fantino

Roberto Piaia’s research over the years has been fascinating, expanding in many directions, while maintaining a common denominator of constant vitality, vibrant energy with which the artist infuses his works through the peremptory lexicon of those who thoroughly know their craft, offering us authentic explosions of light and wisely combined bright colors.
The artistic universe created by Piaia represents a unique fusion of languages and currents, a swirl of colors and shapes which converge smoothly and seamlessly bringing together abstraction, figuration and classic surrealism. This is his signature style - very personal - that the same Piaia baptized with the term ASSURFIVO, summing up in one word, the concepts of abstract, surreal and figurative: with this definition, the artist immediately expressed the varied aspects of his personality and his artistic research, which, on one big stage shows young women charged with searing sensuality, the silent nature of flowers and hyper realistic crystals, images drawn from sacred art, complex allegories to illustrate the Divine Comedy or the seven deadly sins, portraits ... all the while characterized by real slashes of color - green, yellow, blue, red - representing the refraction of the light spectrum.
Roberto Piaia proposes a universe of images that appear suspended between reality and symbolism, managing to infuse our daily lives with another dimension, a dream, laying before our eyes dreamy visions made only of light and color. The result is rarefied compositions, suspended, almost metaphysical, yet never losing adherence to an objective representation of the individual elements, showing - as well as a remarkable technical mastery - references to the great tradition of painting in the past, particularly Flemish and Dutch seventeenth century. And it was this aspect so specific to the art of Roberto Piaia that gave the impetus for the construction of this important exhibition, which for the first time makes a direct comparison between the paintings of the master fromTreviso and a selection of works by Flemish and Dutch painters of the seventeenth century, which shows a sophisticated interplay of references, citations, and themes but which is updated according to a fully modern language.
The juxtaposition of the ancient and the contemporary is undoubtedly courageous, perhaps even daring, in recent years it has already been tried several times and the outcomes are not always convincing: in this case, however, we feel we can say that the comparisons proposed - and there could have been even more - bring out the similarities between the formal and technical compositions of the artists of the seventeenth century and those of Roberto Piaia, in an uninterrupted dialogue that - far from being a cold academic replication - demonstrates the vitality and importance of the lessons of ancient painting to this day, and it brings out the original approach to art making pursued by Piaia, who starting from that lesson has been able to encode an independent lexicon which is wholly original in the contemporary scene.
The exhibition also aims to give an overview – partial by necessity - of the different genres that characterized the figurative artistic production of the ancient Netherlands, evaluated differently by enthusiasts and collectors of the seventeenth century and classified according to the strict artistic cataloging of the time. To better understand the artistic culture of the time take ‘The essential introduction to the school of painting’ by Samuel van Hoogstraten, a pupil of Rembrandt, a charter published in 1678 for use by artists and amateurs, which places historic painting at the top of the list of genres. In these works the noble actions of God and man are exalted (sacred history and civil history, morality intended as a warning as "exemplum" to follow in everyday life), this genre is followed in the classification by scenes that describe the man and his daily actions, then come natural images (landscapes, animal) and fantasy (nocturnal, allegories) and finally we find the less noble representations (kitchens, markets) and inanimate (still lifes, flowers, grotesques ), which, in spite of this ranking, were among the most popular genres, sought after by collectors of the Flemish and Dutch Golden Age.
In a place of honor in the display are mostly the still lifes, a theme explored extensively by Roberto Piaia. These compositions enhanced by the cool tones of absolute purity, where the glasses and bottles of crystal, arranged with masterly balance, interact with flowers, lace and shiny metals. The dishes engage in an elegant game of refracted light and minimal color. This is a concise and complete experimentation, the hyper-realistic depictions provoke visions and sounds, because when looking at them you can see distinctly through your eyes the tinkling of crystal. Underlining this sense is the almost total absence of any type of drink (only water is rarely glimpsed), as if the author wanted to dispossess the transparent containers of any practical function, synthesizing pure poetic harmony. So then from these dark images, suspended depths emerge, offering a contemporary interpretation of the inventions of Kornelis Kruys, Frans Ykens or Jacob Foppens van Es Foppens.
In this sense, a real tribute to the masters of the past is Piaia’s ‘Dragonfly’, a painting designed and painted specifically for this exhibition as a companion to piece of still life by Jan Jansz. de Heem: everything - from cool colors to black, to sparkling reflections of light - recall the manner of the great De Heem, explicitly evoked by that marvelous peeled lemon, but, as pointed out by Riccardo Millemaggi Pillonetto, "that is Piaia’s universe, a plaque tournante, which leads the hand”.
The herring, shellfish, fruits and crustaceans which appear throughout the exhibition represent the real triumphs of food, intended as a display of baroque opulence an allusion to the vanity of earthly things, arousing our wonder and our admiration especially for the way the material qualities are enhanced by the extraordinary technique. This is deployed in its entirety in the monumental work by Pieter Claesz, the most important Dutch still lifer, it is placed in comparison with the superb ‘laden table’ by Piaia, where the play of light, the transparency of glass and colors in the basket of fruit create a visual miracle that is a real enchantment of the senses.
There is no shortage of genre scenes which immortalize significant aspects of society and life in the Netherlands in the seventeenth century, the typical kitchen where the housewives are busy with household chores (‘virtutis exempla’ illustrating the official codes of good conduct), the inside of a tavern with folk depicted in moments of leisure enjoying - as Massimiliano Caretto points out - the joys of life. And with his ‘Osteria’ Roberto Piaia creates a silent scene illuminated through a side window, exquisitely Nordic in style, with two comely maidens caressed by light, a modern reinterpretation of the past models, into which Piaia reads a delicate sensuality, lyrical and softly whispered.
There is also a framework of biblical history, the ‘Denial of Peter’ by the caravaggist Adam de Coster is placed next to Piaia’s ‘December’, where the charming nude model emerges from the ancestral dark holding a candle on her lap which evokes the winter solstice: the sacred and the profane meet in a dialogue based on mysterious light that spans the centuries.
But it is probably the monumental ‘Supper’ that synthesizes the poetry of Piaia: a grand venetian interior, a suspended table in pure crystal around which thirteen women sit, bathed in light and built with paint. This is a complex (perhaps profane interpretation of the Last Supper and the female gospel?), Where every detail is represented in absolute truth by the quality of Roberto Piaia’s brush stroke: a complex technique, developed without any digital or photographic means but in accordance with the teachings of ancient painting, where the image is created by repeated overlapping veils of color, an extremely long process (let's just say that to carry out the great picture it took no less than four years of work). A creative process, that brings together once again Roberto Piaia and the Flemish and Dutch masters of the seventeenth century, who with their prodigious technique told of their time, illustrating and capturing the everyday life of different social classes from the Golden Age. Starting from their lesson Roberto Piaia penetrates the most secret and intimate aspects of contemporary civilization, unveiling its secrets through the fantastic 'stories of light'.


Fabrizio Fantino




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