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Canova e la danza, mostra dal 3 marzo al 4 novembre


Apertura mostra prorogata fino al 4 novembre !

Canova e la danza, Possagno riscopre tre capolavori

Il Museo Canova di Possagno dedica una fantastica mostra alle danzatrici
in occasione della presentazione al pubblico del restauro di uno dei capolavori
di Antonio Canova, la "Danzatrice con i Cembali".


Museo Canova di Possagno (Tv).
Fino al 4 novembre 2012.


Per informazioni: Museo Canova - Possagno (TV)
tel. +39 0423 544323 - posta@museocanova.it

ORARI DI APERTURA - Tutti i giorni (tranne il lunedì non festivo): 9.30 / 18.00
La biglietteria chiude mezz'ora prima della chiusura

Per maggiori informazioni : www.museocanova.it 

Alle danzatrici di Antonio Canova, creature bellissime e fantastiche, dal 3 marzo al 4 novembre, la Gipsoteca Museo di Possagno dedica una mostra, destinata a bissare il successo clamoroso che mise in luce la bellezza del Principe Lubomirski del 2007.
L’evento vuole essere un risarcimento artistico e storico per valorizzare le Danzatrici che Canova creava affidarsi alla loro vitalità, alla «forza della gioventù più vigorosa», che da esse prorompeva, quando sentiva avvicinarsi quello stato di prostrazione fisica e morale, che lui stesso attribuiva al «male di qualche amico o alle vicende del mondo». La loro bellezza, tra lievità e forza, scacciava ogni melanconia e ridava al maestro la joie de vivre di cui aveva bisogno. Alcune le fece in marmo, altre si limitò ad abbozzarle, a disegnarle o a dipingerle nelle sue coloratissime tempere. Tra i capolavori del Museo-Gipsoteca Antonio Canova di Possagno, si conserva il gesso originale (quello su cui effettivamente lavorò Canova) della Danzatrice con i cembali, eseguita per l'ambasciatore russo a Vienna Razumovskij, ora patrimonio del Bode Musum di Berlino. Le sensuali braccia tornite ed i cembali della Danzatrice vennero polverizzati da una granata austroungarica nel corso della Grande Guerra. Da allora l'opera protende al cielo i suoi candidi moncherini. Oggi, la Danzatrice sta tornando a suonare i suoi cembali. Il Bode Museum ha infatti concesso di realizzare una scansione in 3D dell'opera in marmo. E, con un procedimento inverso a quello tradizionale, sarà ricorrendo al marmo finale che si completerà il gesso originale.
Le Danzatrici canoviane furono colpite da varie avversità. Intorno a queste meraviglie vi sono storie di grandi innamoramenti, come quello dell’Imperatrice Josephine de Behaurnais che volle per se la Danzatrice con le mani sui fianchi, la stessa che al Salone parigino del 1813 “fa impazzir tutti” o l’altra delle tre la Danzatrice con dito all mento commissionata dal Conte Manzoni che non riuscì mai a godersela perché nel frattempo venne assassinato. Le Danzatrici trasmettevano, evidentemente, positività, forza, giovinezza e ammaliavano non solo Canova. L'artista fece molte repliche delle sue leggiadre creature, poi collocate nei posti più diversi, da San Pietroburgo al Messico. Nessun originale delle tre Danzatrici sarà a Possagno. Il tema della danza in scultura non venne limitato da Canova alle tre opere al centro dellla mostra. Egli rappresentò, infatti, altre figure che danzano, ma si trattava di dee o muse, figure mitologiche.

Regina dell’evento sarà, dunque, la danzatrice restaurata, affiancata, come in una grande festa da ballo, da una corte di 50 meravigliose fanciulle danzanti.



Video tratto dal canale www.youtube.com/FassaSpa

 

Per informazioni su pacchetti turistici:

GOLF & LEISURE EXPERIENCE by Discovering Veneto
Via Strada Muson, 2 La Fornace dell'Innovazione
31011 Asolo (Tv) - ITALY
Tel. +39 0423 538275 Fax. +39 0423 939567
discovering.veneto@marcatreviso.it www.discoveringveneto.com
Skype: discovering.veneto

 

 

Gipsoteca Museo Canoviano

Alla morte del fratellastro Antonio Canova, Monsignore Giovanni Battista Sartori volle chiuderne lo Studio romano, dove erano stati realizzati numerosi capolavori, e traslocare a Possagno tutti i modelli in gesso, i marmi invenduti, i dipinti, i bozzetti e quant'altro si trovava nei magazzini.
Per ospitare tutte queste collezioni, Sartori decise di edificare una Galleria, presso la Casa Natale dell'artista, per permettere a tutti i visitatori, gli studiosi e gli appassionati di arte di ammirare tutte assieme i capolavori di Antonio Canova.

Il Museo Canoviano di Possagno presenta una articolata serie di edifici espositivi, di epoche diverse, e numerose collezioni delle opere di Antonio Canova.

GIPSOTECA

Ala "Ottocentesca"
(detta anche la "Basilica" o la "Galleria")

Fin dal 1832 Monsignor Sartori incaricò l'architetto veneziano Francesco Lazzari perché progettasse la costruzione della "raccolta dei gessi" (gipsoteca). Era il tempo in cui a Possagno veniva chiuso il poderoso cantiere del Tempio, era abbattuta la vecchia chiesa e veniva trasformato l'assetto viario e urbanistico del piccolo paese. Ora si aggiungeva la nuova fabbrica della Gipsoteca che fu completata nel 1836: Lazzari aveva edificato una grande basilica, un vero e proprio inno all'arte canoviana. L'edificio si presenta con una alta e solenne volta a botte, divisa in tre settori; l'illuminazione arriva solo dai tre lucernari alla sommità del soffitto; un'ampia abside raccoglie a sud il grandioso modello dell'Ercole e Lica.

Per il visitatore che entra per la prima volta al Museo, la visione d'insieme della Gipsoteca rappresenta una scena di grande suggestione.

Durante la Prima Guerra mondiale, due colpi di artiglieria colpirono il Museo: alcuni gessi andarono completamente distrutti, decine furono lesionati, scheggiati… Una grandiosa opera di restauro di Stefano e Siro Serafin, padre e figlio, consentirono di far rinascere la Gipsoteca: il portone del museo fu riaperto ai visitatori nel 1922.

Allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, per timore di nuovi bombardamenti, la Gipsoteca fu svuotata, le statue furono caricate su cari trainati da buoi e depositate all'interno del Tempio di Possagno, dove rimasero fino al 1946 quando ritornarono nella loro collocazione originale.

Ala Scarpa

Nel 1957, le opere canoviane di Possagno trovarono una più adeguata sistemazione grazie ad un nuovo edificio, costruito dal grande architetto veneziano Carlo Scarpa: la nuova ala, ricca della luce solare che piove dall'alto, è apprezzata ogni anno da migliaia di visitatori che vogliono studiare i materiali, i modelli progettuali e la disposizione delle opere che Carlo Scarpa ha sapientemente collocato nell'alta sala a torre e nel corpo allungato che si restringe fino alla piscina delle Grazie.

Scuderia

Il cortiletto del pozzo è chiuso, verso sera, dalla Scuderia della Casa; il piccolo stabile ospitò per tutto il Settecento le pecore che fornivano la lana al nonno di Canova, Pasino; nei primi decenni dell’Ottocento, il fabbricato è diventato idoneo per i due animali da traino che servivano ai Canova: un cavallo era adibito ai lavori dei campi prossimi a casa, l’altro conduceva la carrozza che portava Antonio Canova da Venezia o da Roma al suo paese natale. La carrozza, munita di vetri e fanali per il viaggio anche notturno, veniva posteggiata nel porticato attiguo alla Scuderia.

Carlo Scarpa, nel 1957, volle collegare la sua ala nuova del Museo alla Scuderia, allestendovi l’esposizione di numerose opere canoviane, tra cui spicca un grande cavallo

La Casa Canova

La Casa di Antonio Canova si snoda lungo il crinale che si stende verso la Pastega, nel territorio sudorientale di Possagno, costruita secondo un asse Est/Ovest, per consentire di avere la facciata al sole e rivolta al Giardino, al Brolo e ai vasti campi che oggi costituiscono il Parco Canoviano.

La costruzione della Casa del Canova risale con molta probabilità al Seicento e presenta una tipica struttura veneta, con il corpo centrale su più piani, dove si svolgeva la vita domestica e notturna, gli annessi alla Casa (cantina, sbrattacucina, cucina), il portone d'ingresso alla proprietà e ai fondi rustici (con un vistoso arco in pietra sotto cui passavano i carri carichi di foraggio), i lunghi porticati per il deposito dei materiali da lavoro (pietre degli scalpellini, lana per i lanaioli, frutti per i contadini), la stalla per gli animali da traino, il serraglio per il carro, i pozzi (se ne contano tre, oggi, nella proprietà canoviana)…

Dopo il terremoto del 1695, la Casa fu ristrutturata e ampliata con nuovi locali e aggiunta di camere per far posto alla famiglia che diventava sempre più numerosa. L'abitazione canoviana che il visitatore vede oggi a Possagno è quella che Antonio Canova ristrutturò tra la fine del Settecento (costruzione della "Torretta") e l'inizio dell'Ottocento (quando volle ricavare la cosiddetta "Sala degli Specchi").

Interno della Torretta

I materiali usati nella costruzione della Casa sono ricavati dal territorio possagnese: terracotta, pietra, legno. I mobili, quei pochi che sono rimasti, sono originali del primo Ottocento, quelli che anche Canova utilizzava nelle sue frequenti visite a Possagno da Roma.

Oggi, nella Casa del Canova si ammirano alcune pregevoli collezioni: i dipinti canoviani (15 oli su tela e 35 tempere di eccezionale leggerezza e soavità), le incisioni (commissionate da Canova ad alcuni artisti bassanesi e romani per creare il catalogo delle opere in marmo e diffonderlo ai maggiori committenti di statue), i disegni, alcuni marmi, gli strumenti da lavoro, alcuni vestiti dell'Artista. Il turista può, inoltre, ammirare, alcuni settori della Casa recentemente aperti al pubblico dopo il restauro avvenuto con il cofinanziamento europeo: la camera dove è nato Antonio Canova e dove si trova il noto dipinto di Thomas Lawrence, il seminterrato della Casa (con la Cantina e i locali di disbrigo) e, soprattutto, lo Studio della pittura, nella "Torretta".

Infine, nei locali della Cucina, dove ogni cosa è rimasta com'era dai tempi del Canova, l'Ente che gestisce il Museo ha recentemente installato dei laboratori didattici multimediali e di manipolazione dell'argilla, a servizio soprattutto dei giovani Studenti che visitano la Gipsoteca.

Il Museo, L'Ala nuova

Nel 1992, su progetto dell'architetto Gemin, allievo di Carlo Scarpa, è stata realizzata la Nuova Ala del Museo Canoviano, aumentando così gli spazi espositivi e l'offerta di servizi culturali.

I locali dell'Ala Nuova si articolano in tre piani, ad oriente dell'edificio scarpiano di cui conserva l'ispirazione in molti elementi architettonici: le finestre al soffitto, le pareti a vetro, la visione dell'ambiente naturale esterno, ecc. Obiettivo di questo edificio è quello di creare un graduale passaggio dalle collezioni canoviane al vasto Parco antistante che consente al visitatore di continuare il cammino tra una variegata vegetazione e in lunghi percorsi espositivi all'aperto.

In questa Ala Nuova, l'Ente che gestisce il Museo organizza convegni e conferenze, presenta libri e pubblicazioni, espone mostre d'arte di autori italiani e stranieri.

Nell'Ala Nuova del Museo Canoviano ha sede l'Associazione "Amici del Canova", un gruppo di giovani studiosi che prestano attività di volontariato al Museo e che propongono servizi di accompagnamento ai visitatori della Gipsoteca.

Lo scoperto

IL PORTICATO E IL GIARDINO

La Casa di Canova è collegata alla Gipsoteca da un ampio Porticato retto da colonne bianchissime a sezione ottagonale: verso sera, si accede al Cortiletto del pozzo, un piacevole spazio scoperto, interno agli edifici, pavimentato di ciottoli del Piave (cogolà), e alla Scuderia affiancata ad una rigogliosa pianta di Glicine; a mattino, invece, proprio di fronte alla facciata della Casa, si apre il Giardino di Casa Canova che consente una passeggiata serena tra il verde e i fiori. Tra il Giardino e la Casa, un marciapiede in pietra Biancone del Grappa accoglie il visitatore.

IL BROLO

L’ampio spazio verde di Casa Canova è caratteristico per la sua struttura veneta: vicino alla porta della Casa, vi sono le aiuole di fiori (un bellissimo roseto distribuito in file di aiuole circolari) e, più a sud, dagli antichi "piedoni" in pietra fino alla Cancellata, si apre il Brolo, cioè il frutteto, con alberi diversi e rari: dalla Peonia arbusta al Bosso delle Baleari, dalla Buganvillea alla Laestroemia, dalle Magnolie stellata e bovata alla Forsizia al Leccio al Calicanto nigro e bianco; nell'angolo a sud-est, un vigoroso pino italico, piantato da Canova stesso nel 1799, offre ancora oggi la sua ombra nei caldi pomeriggi d'estate. Tra gli alberi da frutto, crescono il Pero, il Melo, il Ciliegio, il Fico bianco e nero, il Pesco, il Susino, la Vite…

IL PARCO

Il Brolo è delimitato a mezzogiorno da una splendida Cancellata in ferro battuto, costruita dai sapienti artigiani locali e messa in opera nel tardo Settecento, si apre il cosiddetto Parco, un vasto terreno coltivato a foraggio, che forniva il pasto agli animali da stalla (cavalli e pecore) di Casa Canova, e delimitato da una cinta di piante ad alto fusto ed a chioma fitta. La tradizione vuole identificare quest’area con i quattro campi chiamati “persei”, acquistati da Canova con il guadagno (3.000 zecchini!) della statua del Perseo, conclusa nel 1801.

Nel 1997, il Parco è stato restaurato con fondi europei e oggi viene adibito a mostre di scultura all'aperto, a feste, concorsi d’arte ed esibizioni musicali…


ERCOLE E LICA

Antonio Canova

Antonio Canova fu uno scultore (Possagno 1757 – Venezia 1822) tra i più rappresentativi artisti del neoclassicismo europeo. Lavorò dapprima nel Veneto e le sue opere giovanili vennero influenzate dal Rococò e dal Barocco veneziano. Compì i primi studi tra Asolo e Venezia dove scolpì l’Orfeo ed Euridice (1773), il Dedalo e Icaro (1779) e l’Apollo (1779). Ebbe il favore dei papi e di Napoleone ed esercitò un grande ascendente sulla scultura del tempo. Nel 1781 si trasferì a Roma, ove, pur conservando una sua personalità e dimostrando qualità artistiche contrastanti con la fredda rigidezza dell’Accademismo, trasse ispirazione dai capolavori classici e dal Neoclassicismo romano.
La sua personalità dominò la prima metà dell’Ottocento. Nel 1783 realizzò il monumento a Clemente XIV (Roma, Santi Apostoli), prima opera di impronta neoclassica, nella quale ridusse il movimentato insieme berniniano in uno schema geometrico che applicò anche nel monumento a Clemente XIII (Roma, S. Pietro), concluso nel 1792. In contemporanea scolpì l’Amore e Psiche (Parigi, Louvre), che testimonia un sempre crescente interesse dell’artista per l’antico, manifestato anche nelle opere successive (Monumento Emo, 1792, Venezia, Museo Navale; Adone e Venere, 1795, Ginevra, Villa Fabre ad Eaux-Vives; Ebe, 1796, Berlino). Nel 1802 si recò a Parigi per scolpire il Ritratto di Napoleone e nel 1805 iniziò il Paolina Borghese raffigurata come Venere vincitrice (1808, Roma, Galleria Borghese). Nel 1813 ultimò la Venere italica (Firenze, Palazzo Pitti) ed il gesso delle Tre Grazie (il marmo è di tre anni dopo; S. Pietroburgo, Ermitage), dove l’arte canoviana raggiunge il massimo di astrazione formale e di voluta freddezza.

 




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