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Portobuffolè entra nel Club dei borghi più belli d’Italia


Portobuffolè entra nel Club dei borghi più belli d’Italia

Viene accolta con orgoglio e soddisfazione dal sindaco Andrea Susana la notizia che la città portuense è stata invitata ad entrate nel Club dei Borghi più belli d'Italia promosso dalla Consulta del Turismo dell'Anci. «Tutto ciò che può aiutare a promuovere ed a valorizzare la nostra città, il turismo e la nostra economia non può che essere gradito» dice Susana.

Il Club dei Borghi più belli d'Italia raccoglie le giuste esigenze degli amministratori più accorti e sensibili alla tutela ed alla valorizzazione del Borgo, che intendono partecipare con convinzione ad una struttura associativa così importante ed impegnativa. Per essere ammessi al Club bisogna rispondere ad una serie di requisiti, come l'armonia architettonica del tessuto urbano, del resto ben visibile a Portobuffolè, la qualità del patrimonio edilizio pubblico e privato, e di carattere generale che attengono alla vivibilità del Borgo in termini di attività e di servizi al cittadino. «Siamo contenti di questa richiesta - prosegue Susana - perchè già ci siamo posti l'obiettivo di valorizzare l'aspetto storico-turistico della nostra città, per dar modo di sviluppare anche piccole attività artigianali».

Dal Club precisano: «Il nostro Club non è stato creato per effettuare una mera operazione di promozione turistica integrata, si prefigge di garantire attraverso la tutela, il recupero, la valorizzazione, il mantenimento di un patrimonio di monumenti e di memorie che altrimenti andrebbe irrimediabilmente perduto».

articolo tratto da www.gazzettino.it

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Portobuffole' : piccolo grande gioiello

Portobuffole' e' tra i nove comuni veneti insigniti della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, il marchio di qualita' turistico ambientale del Touring che e' destinato alle piccole localita' dell'entroterra che sidistinguono per un'offerta di eccellenza e un'accoglienza di qualita'. Per il turista la Bandiera Arancione e' un elemento di scelta che garantisce la possibilita' di vivere un'esperienza di qualita', alla scoperta di luoghi di cultura e tradizioni, fuori dai flussi turistici tradizionali.

Si entra in Portobuffole' dal ponte che immetteva alla Porta Trevisana e si arriva in piazza Beccaro, una piazzetta con acciottolato circondata da bei palazzi. Dalla piazza si arriva in breve a Casa Gaia, una splendida dimora del Trecento in cui visse fino alla morte, avvenuta nel 1311, Gaia da Camino immortalata da Dante nel XVI canto del Purgatorio.
La Torre Comunale del X sec. e' l'ultima che resta delle sette antiche torri del castello. E' alta 28 metri e costruita in laterizio. Sull'orologio si trovava il buco dal quale i condannati erano calati nella sottostante prigione. La casa ai piedi della torre era un tempo il Palazzo del Governo.
Sopra la porta del Monte di Pietà, fondato nel '500 dai Veneziani, vi e' un  raro esempio di "leon in moeca", quello dall'aspetto terrificante che veniva rappresentato in tempo di guerra.
Il Leone di San Marco domina anche in Piazza Maggiore: qui vi erano gli uffici pubblici e risiedevano le famiglie più importanti. La Casa Comunale ha un'ampia loggia ed eleganti finestre a sesto ovale. Reca in facciata iscrizioni e stemmi cinquecenteschi dei podesta'.
Prima di diventare chiesa cristiana, il Duomo era una sinagoga ebraica. E' stato consacrato nel 1559 e restaurato più volte all'interno e all'esterno.
All'interneo si trovano un crocefisso ligneo del '400 di scuola tedesca, un pregiato altare ligneo in radica rossa opera di un artista locale (1983) e uno splendido organo della casa Callido di Venezia con 472 canne di zinco e stagno, costato nel 1780 la bella cifra di oltre 4000 lire oro venete. Nei lavori di restauro dell'ex casa dell'Arcisinagogo, accanto al Duomo, e' apparsa una pietra con il candelabro ebraico a sette braccia e alcune lettere dell'alfabeto.
Dalla piazza si arriva al "Toresin" e a Porta Friuli, dove campeggia, sopra l'arco esterno, un Leone di San Marco che inneggia ai "diritti e doveri dell'uomo e del cittadino". Il Ponte Friuli, costruito nel 1780 in pietra cotta, in sostituzione del ponte levatoio in legno, e' a due grandi arcate e fiancheggiato da sei eleganti poggioli. Qui sotto scorreva il Livenza.
Fuori del borgo, sono da vedere la Chiesa di San Rocco con la Madonna della Seggiola, una scultura lignea del 1524; Palazzo Giustinian, costruito nel 1695 dalla nobile famiglia veneta Cellini e poi passato ai Giustinian; l'Oratorio di Santa Teresa, edificato dai Cellini, ricco di stucchi e affreschi; la Chiesa dei Servi, consacrata nel 1505.

Cenni di storia

Prima della nascita dell'attuale Portobuffole', sulla sinistra del Livenza c'era un umile villaggio di pescatori, agricoltori e pastori, la cui origine si fa risalire al terzo secolo avanti Cristo, chiamato Septimum de Liquentia. Septimum perche' distante sette miglia dall'antica città di Oderzo (Opitergium). La storia locale cristiana ricorda Septimum tra il 620 e il 700 d.C. in occasione della traslazione del corpo di S. Tiziano da Oderzo a Ceneda.
Più tardi, in un documento del 997, apparve invece il termine "castello".
In quell'anno venne stipulato un contratto d'affitto tra il Vescovo di Ceneda Sicardo e il Doge di Venezia Pietro Orseolo II°. Dopo un periodo di probabile dominio carrarese, il castello di Portobuffole' passo' al patriarcato di Aquileia. Nell'agosto 908, l'imperatore Berengario, su preghiera della moglie Bersilia, donò il castello al vescovo di Ceneda Ripalto.
Si avvicendarono altri feudatari. Nel 1166 Portobuffole' passo' a Treviso, per ritornare nel 1242 ancora a Ceneda. Gerardo de' Castelli, istigato dai trevigiani, distrusse il castello, che fu ripreso e restaurato di nuovo dalvescovo di Ceneda.
Infine Tolberto da Camino, marito della famosa Gaia, figlia del "... buon Gherardo... ", immortalata da Dante nel XVI canto del Purgatorio, divenne signore di Portobuffole' il 2 ottobre 1307.
Il 4 aprile 1339 Portobuffole' passo' a Venezia. Più tardi i Genovesi obbligarono i Veneziani a cedere la Marca Trevigiana all'arciduca d'Austria, che la vendette a Francesco di Carrara. Una rivolta popolare riporto' Portobuffole', ancora una volta, a Venezia.
Dopo una breve parentesi di dominazione turca, Portobuffole' conobbe, sotto  il dominio veneto, un periodo di grande splendore. La Repubblica Veneta concesse il titolo di Citta', lo stemma gentilizio ed un podesta', che  rimaneva in carica solo 16 mesi, con ampie mansioni politico-amministrative.
Portobuffole' divenne capoluogo di mandamento, sede di avvocati, notai, architetti ed artigiani, importante ed attivo centro commerciale e culturale.
Nel 1797 Portobuffolè passò sotto il dominio francese. Con la pace di Campoformido, il Veneto passo' all'Austria e per Portobuffole' inizio' il declino. Perdette infatti il tribunale di prima istanza ed il Municipio.
Nel 1807 cessò di essere anche distretto e nel 1816 la frazione di Settimo passo' al comune di Brugnera fino al 1826.
Portobuffole' diede il proprio contributo per l'unita' d'Italia; alcuni giovani infatti andarono in Piemonte come volontari.
Il 15 luglio 1866, tra l'entusiasmo popolare, entro' nella cittadina il primo drappello di soldati italiani. Anche nella grande guerra 1915/18 soffri' lutti e nel dopo guerra sopporto' la crisi economica e l'emigrazione. Dignitoso fu l'atteggiamento della popolazione durante il periodo fascista. Nel secondo conflitto mondiale 1940/45 sopporto' pesanti lutti e nuove emigrazioni oltre Oceano.
Pian piano il paese risorse e divenne ben presto patria del mobile, grazie all'intelligenza e la tenace volonta' della popolazione.
 

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