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Terminata la quinta campagna di scavo a Posmon.

Scoperta una fucina di età romana


Terminata la quinta campagna di scavo a Posmon. Scoperta una fucina di età romana.


Con la quinta campagna di scavo, condotta dal 10 maggio al 18 giugno 2010, si sono definitivamente concluse le indagini archeologiche del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Padova in località Posmòn di Montebelluna, dirette dalla prof.ssa Maria Stella Busana in collaborazione con la Dott.ssa Annamaria Larese, Referente della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto per il territorio di Montebelluna, sotto la supervisione scientifica del Dott. Vincenzo Tinè (Soprintendenza) e coordinate sul campo dal dott. Denis Francisci

La scoperta più importante riguarda sicuramente il ritrovamento di una fucina di età romana, dove si producevano e si aggiustavano manufatti in ferro. E’ stata riconosciuta la posizione originaria della forgia (che era rialzata e realizzata al di sopra di un basamento in ciottoli e laterizi) e del ceppo che sosteneva l’incudine (al centro della stanza); in un angolo è stata individuata una fossa, che probabilmente serviva come deposito del carbone da legna, mentre una fascia a ridosso di una delle pareti conservava le tracce in negativo di un originario piano di lavoro in legno. A confermare l’interpretazione sono anche le numerose scorie di lavorazione recuperate.
Per quanto riguarda la cronologia, i non numerosi frammenti ceramici finora raccolti, i bolli laterizi individuati su tegole in crollo e in opera (tra i quali figurano Caius Messius, Titus Messius, Caius Fulvius, tutti personaggi già noti nel territorio di Montebelluna e del Trevigiano), le monete inquadrano l’arco di vita del complesso tra il I e il II sec. d.C., con attività di spolio che proseguono fino al III sec. d.C.
Per giungere ad un’interpretazione più dettagliata del contesto indagato ci vorranno ora diversi mesi di elaborazione e di studio dei dati, nei quali saranno coinvolti specialisti afferenti a diversi Dipartimenti, in particolare del Dipartimento di Geoscienze, ma anche gli stessi studenti, al fine di perseguire, oltre alla ricerca, quegli obiettivi didattici che sono connaturati all’istituto universitario.
Le strutture sono state ovviamente preservate, anche con interventi di restauro, in modo da renderle in futuro fruibili. Ricerca, formazione, valorizzazione sono quindi le tre parole chiave che sono alla base dell’indagine di Posmon e in generale del Progetto Archeogeo.
"L'ultima campagna ci ha riservato una scoperta sensazionale, quella della fucina, per due motivi: la qualità della conservazione; la stretta connessione con un'area geografica che evidentemente nei secoli ha mantenuto questa tradizione del lavoro del ferro visti i numerosi laboratori tutt'ora dislocati nel territorio – dichiara l’assessore alla Cultura Francesco Da Riva - speriamo ora di poter rendere quanto prima fruibile la scoperta a tutta la cittadinanza, cosa a cui il nostro Museo ha già in parte provveduto, illustrandola con grande perizia di particolari e di materiali a corredo, nel corso dell'ultimo giovedì musicale”.
Il Museo Civico desidera sottolineare infine il ruolo della Soprintendenza nella tutela del patrimonio archeologico del territorio, grazie anche agli strumenti forniti dal PAT che consentono agli Enti di tutela di effettuare il controllo su tutte le attività di scavo previste nelle aree poste sotto tutela. Il Museo si affianca all'operato della Soprintendenza per garantire la conservazione e la valorizzazione del patrimonio che verrà effettuata grazie ad una serie di attività di ricerca, come ad esempio il progetto Archeogeo Montebelluna, divulgative ed educative rivolta a tutti i pubblici in modo da sensibilizzare la comunità sull'importanza del proprio patrimonio storico-archeologico e ambientale.
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Il contesto e le indagini precedenti
Tale ricerca si inserisce in un più vasto progetto denominato “Archeogeo Montebelluna”, che vede coinvolti, insieme all’Università, numerosi enti pubblici (Soprintendenza Regionale, Soprintendenza Archeologica, Comune di Montebelluna, Museo Civico) e privati (Fondazione Cassamarca, principale finanziatore), nell’intento di studiare e valorizzazione il territorio di Montebelluna, un settore dell’area pedemontana tra Brenta e Piave di grande rilevanza sul piano archeologico e paleoambientale. Tra gli obiettivi principali del progetto sono pertanto uno studio geomorfologico, la redazione di una Carta Geoarcheologica del territorio comunale e nuovi scavi archeologici in aree di abitato.
Le indagini, avviate nel 2006, hanno interessato un edificio produttivo di età romana, situato in area demaniale (lotto 14) e destinato ad una futura, speriamo non troppo lontana, musealizzazione, auspicabile anche in considerazione della leggibilità delle strutture, ben conservate e interamente comprese all’interno del lotto moderno. E’ molto importante sottolineare che questo intervento si è configurato come scavo-scuola e ha previsto quindi la partecipazione di decine di studenti dell’Università di Padova, che hanno appreso la metodologia dello scavo e della sua documentazione, oltre che della classificazione e inventariazione dei reperti.

Le fasi d’indagine e i primi risultati

I campagna (settembre-ottobre 2006):
asportazione dei livelli di colluvio, e conseguente individuazione dei limiti dell’edificio, che sono risultati tutti compresi all’interno del lotto 14.

II e III campagna (maggio-giugno e settembre-ottobre 2007)
: scavo dei livelli di crollo/abbandono, e raccolta delle informazione sull’alzato e sull’articolazione planimetrica, utili alla ricostruzione e al restauro dell’edificio. Saggi esterni effettuati per ricostruire la morfologia antica del sito e la sua evoluzione. Le analisi delle scorie hanno consentito di riconosce nell’edificio la presenza di attività legate alla lavorazione del ferro. In seguito a un intervento mirato nel luglio del 2007 viene evidenziato che l’edificio venne costruito su una precedente costruzione di minori dimensioni.

IV campagna (primavera-estate 2009).
Obiettivo: indagare le caratteristiche planimetrico-funzionali dell’edificio. Risultati finali: si tratta di un edificio caratterizzato da una planimetria rettangolare, allungata in senso est-ovest, esteso su una superficie di circa 200 mq (circa 20 x 10); era articolato in sette ambienti disposti sui lati nord, est ed ovest di un’area centrale, probabilmente aperta con un portico sul lato meridionale. I resti conservati e lo scavo dei livelli di crollo hanno consentito di definirne la tecnica costruttiva: le strutture murarie, conservate anche fino a 80 cm di altezza, prevedevano uno zoccolo in filari alternati di grossi ciottoli e frammenti laterizi, legati con argilla, e un alzato in tecnica “povera” (argilla cruda e legno); con grande cura erano realizzate le coperture, in tegole e coppi su travatura lignea.
Relativamente alla funzione dell’edificio, la presenza di quattro focolari quadrangolari simili per forma e posizione, ma diversi per tecnica costruttiva, di un piccolo forno, di una cisterna per l’acqua e dei diversi apprestamenti messi in luce, evidenziano la destinazione prevalentemente produttiva del complesso.

 

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