Liquida,
Festival d’arte contemporanea.
a
Treviso dal
9 luglio all' 8 agosto
LIQUIDA
Festival d’arte contemporanea
PREVIEW
a cura di Carlo
Sala
Romano Abate / Mirella Brugnerotto / Lisa Castellani / Nebojša
Despotovic / Giuseppe Gonella / Patrizia Polese / Plumes dans
la tête / Mario Tomè / Cristina Treppo / Silvia Vendramel
/ Dania Zanotto / Ampelio Zappalorto /
Museo Civico di
Santa Caterina, Treviso
9 luglio – 8 agosto 2010
Orari
da martedì a domenica 9.00-12.30 e 14.30-18.00
Ingresso (con biglietto del Museo) intero € 3; ridotti €
2 e € 1
La Provincia di Treviso si
fa promotrice di LIQUIDA, nuovo Festival dedicato all’arte
contemporanea.
Importanti location accolgono la ricerca di autori che interpretano
le suggestioni storiche e sociali del luogo. “Metamorfismi.
Identità e alterità” si declina sotto vari
aspetti, creando una interazione tra passato e presente. Le varie
tappe espositive toccheranno alcuni dei più suggestivi
luoghi espositivi e di cultura del territorio provinciale: dal
Museo di Santa Caterina di Treviso al Museo Casa Giorgione di
Castelfranco Veneto, dalla Fondazione La Fornace di Asolo al Museo
Casa Cima di Conegliano, ma anche Palazzo Foscolo di Oderzo e
il Centro d’arte Brolo di Mogliano.
Il primo appuntamento
espositivo è presso il Museo di Santa Caterina dove va
di scena una mostra collettiva di autori contemporanei che anticipa
il percorso espositivo che si snoderà in autunno.
I Chiostri e la Sala refettorio sono teatro di interventi in forte
dialogo con il contesto storico. Autori che evocano un punto di
vista fortemente interiore, prologo delle analisi sul tema dell’identità.
Un percorso che analizza in modo plurale alcuni linguaggi della
contemporaneità, dalla pittura all’installazione,
dalla performance alla sound art.
La mostra parte
dal Chiostro grande del Museo con l’intervento di Lisa
Castellani, Tir-nan-Og, una installazione composta di
pannelli in PVC trasparente lavorati dall’artista, che scendono
dagli elementi metallici della struttura in modo che si crei un
gioco cromatico di trasparenza e sovrapposizioni, parlando di
istanze personali tramite un gioco di leggerezza.
Nel lato adiacente del Chiostro vi sarà l’installazione
Sleep Out di Cristina Treppo. Tre candide strutture
che hanno le sembianze di letti sono disposte in sequenza. Essi
però sono in parte chiusi, non hanno dei pertugi ne tantomeno
un aspetto accogliente, bensì possono sembrare quasi delle
gabbie. Al loro interno degli elementi scultorei floreali che
ribaltano la percezione in chiave intimistica e personale, da
reclusione si passa a stanza intesa come luogo in cui rifugiarsi.
Il percorso si snoderà
poi nel Chistro piccolo del Museo, dove sono esposte le opere
di Romano Abate, Mario Tomè e del gruppo
Plumes dans la tête. Abate propone due lavori, il suo Icaro
e un’opera di grande impatto emotivo, Riesumar e Disorganizzare.
Il visitatore si trova davanti dei supporti che evocano dei giacigli
mortuari con sopra dei tronchi di legno lavorati. Pezzi di materia
che raccontano la presenza a brandelli di un corpo, una evocazione
della morte dello scrittore Pier Paolo Pasolini.
Il progetto Plumes dans la tête, nasce
dalla collaborazione tra l’artista e performer Silvia Costa
e il compositore e musicista Lorenzo Tomio, con la volontà
di oltrepassare le barriere dei generi espressivi.
In mostra gli oggetti simulacri di una loro performance La Quiescenza
del Seme che prende come pretesto di ricerca la capacità
che hanno le piante di rimanere quiescenti ma vitali anche per
centinaia di anni. Le condizioni di vita si sospendono, si congelano.
Morte all’esterno, mentre qualcosa di invisibile all’interno,
piano, lavora. Nell’installazione nata da questa performance,
la teca\incubatrice dove agiva il corpo\seme della performer viene
esposto sciolto da un’idea di durata. Diviene oggetto, così
come il colore nero che vi colava all’interno durante il
lavoro, si solidifica in nere corde, che sembrano riformare, legandolo
il corpo invisibile della performer che non c’è più.
Solo il suono che accompagna l’installazione ci riporta
alla dimensione di un tempo che scorre, di un’immagine in
movimento, che ora viene lasciata completamente libera all’immaginazione
dello spettatore.
L’ultimo intervento negli spazi all’aperto è
quello dell’artista bellunese Mario Tomè.
Utilizzando materiali poveri come rocce, terra, fil di
ferro ed elementi vegetali crea una ricostruzione montana in miniatura.
Un gioco tra finzione e realtà dal forte contenuto espressivo
che richiama i luoghi della sua quotidianità.
Nella suggestiva
Sala refettorio, in mezzo a frammenti di affreschi antichi si
insinua un corpus di opere pittoriche. Nebojša Despotovic
espone il suo lavoro Illuminatign Child. Dipinto dalle
tinte fosche e cupe, mostra una come l’autore figura umana,
guardandone le varie sfaccettature emotive ed inquiete. Una pittura
che porta ad una fruizione su diversi piani percettivi, senza
mai svelare in modo immediato tutti gli anfratti espressivi. Osservando
l’impianto dei lavori, l’architettura è minimale
e oramai si scorgono pochi personaggi. In questa “pulizia”
visiva vi è la perdita di molti dettagli del contesto e
lo scomparire degli oggetti che fungevano da contorno alla scena.
Via via, i pochi aspetti narrativi delle opere sono andati dipanandosi,
ed anche gli ultimi barlumi di realtà sono evaporati.
Nei quadri di Mirella Brugnerotto, si può
ammirare una oggettalità spiccata. Essa rappresentano una
quotidianità dall’artista trasposta su tela. Non
vi è un dato descrittivo, nessun dato pittorico si configura
come una vanità della figurazione, ma viceversa delle suggestioni
che raccontano un percorso.
Ogni oggetto è infatti portatore di ipotetiche narrazioni,
emozioni e suggestioni. Ogni fattore è uno spaccato sulla
memoria, una riflessione che va oltre la sua specifica temporalità,
realizzando un asse tra il dato del passato, il senso del presente
ed una proiezione sul futuro a venire.
Nel lavoro di Ampelio Zappalorto troviamo un
chiaro discorso sul tema dell’idendità. Esso però
non è sviluppato in forma meramente collettiva, ma secondo
dinamiche di tipo personale, e incentrando anche una riflessione
sulla propria figura e sul concetto di doppio.
Nella porzione centrale
sono visibili degli interventi di carattere installativo. Nel
lavoro di Dania Zanotto viene data forma tangibile
a ciò che non può esserlo: l’anima, la componente
spirituale, leggera e impalpabile. Scrutando gli elementi materici
è richiamata l’iconografia musulmana tramite le sembianze
di una donna vestita con il burka. Per noi uomini occidentali
questo è inteso come un’immagine di violenza e costrizione.
Talvolta, negli stereotipi odierni, identificato con il terrorismo
e sinonimo dello scontro tra civiltà in atto. La Zanotto
supera questa visione, conferendo delle nuove accezioni. L’ipotetica
figura diviene un martire, essa non è sottoposta a coercizione,
ma è il punto iniziale di un percorso di redenzione e speranza.
A chiudere il percorso è il lavoro Suite di Silvia
Vendramel, una installazione fatta di elementi che sono
parte di una ipotetica orchestra. Una oggettualità lieve
dal sapore antropomorfo, carica di emozionalità. Un modo
di presentare delle istanze percettive che dietro a delle sembianze
apparenti, cela dei valori simbolici insiti.
Durante il vernissage si svolgerà la performance: Fra le
pieghe del cuore / Un dialogo onirico fra arte e danza. In scena
le opere dell’artista Patrizia Polese,
interpretate con un intervento a cura del Centro Sperimentale
Danza Teatro, con Silvia Bugno e Domenico Santonicola
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