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La
Birra nel Lombardo-Veneto

La Birra nel Lombardo-Veneto
Il consumo della birra nella
nostra regione, anche se su misura limitata, è ben presente fin
dai tempi remoti per effetto dei continui contatti economici, commerciali
e culturali con il vicino mondo germanico.
Già nel medioevo scendevano numerosi dalle Alpi in Italia mercanti
e carrettieri che tenevano in vita scambi floridi tanto che, ad esempio,
i mercanti della “nazione germanica”, soprattutto provenienti
dalla Baviera e dal Tirolo, possedevano una loro cappella riservata nella
Chiesa di san Francesco a
Treviso dove tenevano cerimonie e riunioni. I carrettieri tedeschi, poi,
introdussero nei nostri paesi il culto di san Gottardo, vescovo che divenne
il protettore di viandanti e pellegrini.
In quel tempo la birra veniva prodotta quasi esclusivamente nei monasteri,
in quanto ritenuta bevanda curativa al pari dei “vini medicati”
della farmacopea popolare, e veniva somministrata anche a malati, pellegrini
e viaggiatori che nei conventi trovavano asilo e assistenza.
Con l’estendersi del dominio della Serenissima in terraferma gli
scambi con l’area germanica aumentarono, e nella città lagunare
fiorirono locali che servivano vari tipi di birra. Fu però con
l’avvento del regno Lombardo Veneto che il consumo di birra si diffuse
e si radicò nei nostri paesi, tanto che divenne popolare come bevanda
delle sagre paesane l’abbinata di birra e anice, apprezzata come
dissetante estivo ancora oggi.
Al seguito delle armate imperiali comparvero birrerie in ogni città,
specialmente in prossimità delle guarnigioni, ma anche nei centri
minori. L’amministrazione imperial-regia riorganizzò le comunicazioni
creando una efficace rete di trasporti che collegava giornalmente le località
del regno con una estesa rete di luoghi di posta, dove merci e viaggiatori
trovavano una sosta sicura ed economica e la birra era la bevanda privilegiata.
Il celebre “Gambrinus” di San Polo di Piave era in origine
un locale di posta-birreria che ancora oggi nel suo nome ricorda il leggendario
re nordico, protettore della birra, di chi la produce e chi la usa.
Le cronache dell’epoca tramandano che, prima di lasciare la città
nell’estate del 1866, gli ultimi soldati austroungarici di stanza
a Treviso, si fecero fotografare accanto ai tavoli di una birreria nelle
loro impeccabili divise bianche di gran gala.
Le truppe dell’Imperial Regio Governo partirono, ma il gusto per
la birra rimase e fino a primi decenni del secolo scorso fu attiva, dietro
piazza dei Signori a Treviso, la birreria Schreiner, ritrovo della borghesia
elegante per riunioni sociali o di affari. Rimasero anche i mastri birrai,
come i membri della famiglia Gerhardinger, i quali trasmisero alle maestranze
e agli imprenditori nostrani le loro conoscenze da cui derivarono prodotti
come la birra “Tarvisium” o “Itala Pilsen”.
La tradizione della birra, radicatesi nel periodo asburgico, viene tenuta
in vita oggi da una produzione artigianale come quella della Birreria
San Gabriel che cerca di riproporre l’antica bevanda in abbinamento
a specialità locali, quali i formaggi e i salumi nostrani fra cui
eccellono caciotte casalinghe e morbide sopresse
AMBRA
ROSSA
La birra al radicchio rosso di Treviso
Ambra
Rossa - Birra al radicchio di Treviso
Gradi alc. 5,5%
Colore rosso ambrato con schiuma
persistente, delicati sentori caramellati e vegetali, corpo rotondo
e maltato in sintonia con il nobile amaro del Radicchio. Lieve frizzantezza,
retrogusto erbaceo e morbido.
Nota del Sommelier: Specialitá
autoctona, versatilissima negli abbinamenti gastronimici. Degustata
alla temperatura di 8-10°C in un calice aperto esprime tutta
la sua fragranza.
Abbinamenti: carne bianche,selvaggina,
formaggi a pasta molle.
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Il prodotto più tipico
ed esclusivo della Birreria San Gabriel è sicuramente AMBRA ROSSA,
una birra artigianale al radicchio di Treviso, dal gusto veramente originale.
E’ una creazione recente, nata da una fortunata intuizione, che
si è imposta subito fra le specialità gastronomiche della
Marca incontrando un entusiastico favore preso gli intenditori.
L’idea è scaturita nel corso di un incontro conviviale con
i responsabili del sodalizio “Amici del radicchio” di Rio
San Martino di Scorzé, durante i preparativi per l’edizione
del 2005 della locale “Sagra del radicchio”, una manifestazione
che da sagra paesana è divenuta in pochi anni un appuntamento di
grande rilievo nel panorama espositivo e fieristico del Veneto.
Vista la collaudata esperienza nella lavorazione tradizionale della birra,
in cui nei vari secoli sono stati impiegati vegetali di ogni tipo, alla
San Gabriel è stato conferito l’incarico di verificare la
possibilità di realizzare una nuova birra al gusto di radicchio
da abbinare ai prodotti.
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Tuffatosi nel lavoro
con entusiasmo Gabriele Tonon, dopo ripetuti esperimenti, tentativi
e dosaggi, è riuscito in breve tempo a mettere a punto la
nuova birra al radicchio, dal gusto fresco, connotato da un lieve
retrogusto amarotico e inconfondibile.
AMBRA ROSSA é una bevanda gradevolissima, con un sapore che
non sovrasta ma si armonizza con altri sapori nobilitandoli per
le caratteristiche organolettiche del radicchio rosso di Treviso,
non a caso noto da secoli appellativi come “il fiore che si
mangia - la cicoria floreale - l’insalata-orchidea - la cicoria
nobile”. Oltre che per suo gusto pieno e fruttato la birra
al radicchio si caratterizza per il suo colore particolare che va
dallo scuro all’ambrato, con varietà di riflessi e
sfumature. E’ stata proprio la caratteristica nota cromatica
che ha suggerito il nome della nuova specialità, che perpetua
cosi il ricordo della tradizione veneta originaria del commercio
e della lavorazione dell’ambra, un fossile vegetale ritenuto
magico e taumaturgico nell’antichità.
Per secoli i veneti hanno detenuto il monopolio dell’ambra
di cui andavano a rifornirsi sulle rive del Baltico seguendo la
preistorica “via dell’ambra” che dal Nord Europa
scendeva all’Adriatico, alle foci del Po dove sorgeva l’emporio
di Spina.
La pista attraversava il Piave, non lontano dal luogo dove fu costruita
l’Abbazia benedettina di Busco e dove ha sede la Birreria
San Gabriel e dove, secondo le leggende greche dei “Nostòi”,
scesero anche i mitici Argonauti di Giasone di ritorno dalla Colchide
portando con loro non soltanto il Vello d’oro, ma anche il
fagiano che si diffuse rapidamente nei nostri territori.
L’ambra era un minerale preziosissimo, disponibile in vari
colori tra cui era più raro il rosso che ha ispirato la denominazione
commerciale della nuova birra. Per le sue notevoli qualità
AMBRA ROSSA ha già dimostrato di sposarsi senza forzature
con svariate pietanze esaltandone al meglio i sapori; si è
rivelata oltremodo efficace anche nella aromatizzazione dei formaggi
tipici nostrani.
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Come logo distintivo è
stato prescelto il volto dell’Imperatore Federico Barbarossa, non
soltanto per il riferimento cromatico, ma anche e soprattutto perché
dai documenti storici risulta che concesse al Monastero di Busco il privilegio
di produrre birre “medicate”.
AMBRA ROSSA è un nome suggestivo, carico di storia e di echi millenari
che lo qualificano per reclamizzare un prodotto modernissimo che figura
già fra le eccellenze della tipicità veneta nel solco di
una tradizione trevigiana gloriosa.
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