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“Verso la luce” mostra collettiva a Castelfranco Veneto
18 giugno - 30 agosto
Orari: Cataloghi in galleria, distribuzione
gratuita
È una sorta di piccola Biennale, quasi tutta al femminile, quella che si svolge a Castelfranco Veneto dal 18 giugno al 30 agosto. Se la Biennale ha come tema “Fare Mondi”, la rassegna che si svolge presso la Galleria Art & Media ha come tema/ricerca “Verso la luce”. Quattro artisti si alterneranno/fonderanno in una esposizione che mira a scacciare le tenebre della non conoscenza. O della stessa menzogna, paradigma stesso del buio. Una ricerca incessante, quella degli artisti presenti, provenienti da varie esperienze e tutte partite, all’inizio della carriera, dalla pittura “pura”. La rassegna resterà aperta tutti i pomeriggi dal martedì al sabato fino al 30 agosto salvo il periodo dal 30 giugno al 20 luglio 2009 per la chiusura estiva. AZZALI La ricerca artistica di Grazia Azzali si colloca a metà tra la pittura e la fotografia, ma in modo totalmente inedito in confronto alle commistioni di genere che siamo già stati abituati e vedere. Il supporto su cui si compie l’azione è l’emulsione, ovvero la soluzione gelatinosa fotosensibile che viene depositata sulla pellicola. Su di essa la luce viene dosata e depositata come se si trattasse di un colore ad olio, creando una composizione tonalità oro su uno sfondo cieco. Il risultato finale ha della fotografia la componente scientifica dell’utilizzo della chimica, e della pittura il gesto manuale dell’imprimere una superficie su un’altra superficie per creare un’immagine che prima era solo mentale. L’artista ha ideato un quasi motto: “L’opera è la mia frequenza”, ispirandosi un po’ a quello che il suo maestro, Emilio Vedova, ripeteva spesso: “L’opera è il mio respiro”. Il termine usato da Grazia Azzali è però ancora più significativo in quanto riesce ad andare oltre a un rimando poetico e diventa un fenomeno fisico nel senso scientifico del termine: la luce è un’onda elettromagnetica e in quanto tale si identifica proprio con una frequenza. Quindi l’opera finale è in effetti la sua luce, il suo modo di filtrarla e concepirla. (Carolina Lio) MAZZOCCA “Nel ciclo ” Tuttomeno che nero”, la gamma cromatica si manifesta solo nella scala dei sette colori in cui si può scomporre la luce. Sono tante finestre che simbolicamente si aprono sul mondo, da cui trapela un colore dello spettro solare, assieme agli altri in altrettante finestre per comporre insieme le fasi della luce. Queste finestre, dispensatrici di positivo equilibrio e di gioiosa tranquillità, si spalancano dai supporti più impensati, da fondi di carta, di metallo, di legno dipinto, di alcantara, che assumono di volta in volta forme diverse. “… Oltrepassiamo la corteccia, entriamo nella luce che certo ancora sussiste da qualche parte nelle nostre anime, nonostante le costrizioni autoimposte, i viluppi delle paure e dell’angoscia. E’ questo il messaggio luminoso di Luigina Mazzocca.” (Maria Campitelli) In questa rassegna anche una anticipazione del suo ultimo ciclo: “Le nostre prigioni”. Luigina ritrae personaggi della scena politica internazionale, televisiva, ecc. Volti noti al grande pubblico, al centro della cronaca. Ma non si accontenta del ritratto, ma fa sì che il personaggio venga imprigionato in una teca di plexiglas. Su un lato spiccano, impresse a fusione, mani spingono per uscire. Una sottolineatura sul fatto che TUTTI SONO PRIGIONIERI di qualcosa, di sé stessi o del sistema e continuamente si dibattono per trovare una via di scampo. Emblematica la scelta dei primi due soggetti: Berlusconi e il giornalista-scrittore Saviano. Gli antipodi.. PONY Vestiti indossati vissuti, consumati e… trasformati in luce, “il vestito viene mano a mano fatto passare tramite diversi stadi di purificazione fino a diventare allegoria di una situazione trascendentale ormai raggiunta e in cui il tessuto resta solo come una mera reliquia. Per questo il vero e proprio protagonista non è il vestito in sé, ma la situazione spirituale e mistica…” (Carolina Lio) SETTIN La borsa, molto più di un semplice accessorio femminile, ma un “intimo pensiero”, apparentemente leggero e decorativo, ma penetrante e vitale come la luce solare. “Contenitore di oggetti, accessorio di uso femminile, feticcio tra i più amati… Questo e molto altro può esser detto della borsa, nata in sordina e approdata alle luci della ribalta, da articolo sussidiario a status-symbol per l’immagine di una donna. Un vero e proprio “stile di vita”, la borsa si fa interprete delle necessità di tutte le donne, venendo spesso considerata un vero e proprio “modo di essere”. Poco importa se sia ampia, capiente, comoda, lussuosa o griffata… L’importante è che adempia alla sua funzione principale: la discrezione. Ed è proprio qui che Maria Pia Settin interviene, dissacrando completamente le mansioni storiche di quest’oggetto, trascendendolo e trasformandolo in un mezzo per indagare il mondo femminile.” (Eleonora Rocco)
Galleria "Art &
Media"
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