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I produttori brindano: ora il Prosecco è "superiore"



Ufficializzata la "docg Conegliano-Valdobbiadene":
la riserva del nome assicura l’esclusiva di uno dei vini più imitati al mondo

È ufficiale: la doc prosecco di Conegliano Valdobbiadene diventa docg, denominazione di origine controllata e garantita, e prende il nome ‘Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore’ già dalla prossima vendemmia. Terminato l’iter, a breve la pubblicazione del decreto ministeriale. Una svolta per il territorio e per i produttori che con la riserva del nome si sono assicurati l’esclusiva di uno dei vini più imitai al mondo, visto il successo ottenuto (nel 2008, un giro d’affari di 370 milioni di euro). In primo piano, dunque, i produttori hanno voluto il territorio ma, per ora, potrà essere indicata la parola prosecco con l’aggettivazione ‘superiore’.

«Il passaggio al solo nome di territorio, che è il nostro obiettivo finale, deve essere graduale - afferma Franco Adami, presidente del Consorzio di Tutela - In molti paesi al mondo prosecco è divenuto un sinonimo di vino italiano di successo e togliere del tutto questa parola sarebbe rischioso». Le bottiglie della nuova docg saranno facilmente riconoscibili grazie al sigillo di Stato che verrà apposto sull’etichetta. È questa l’unica novità operativa per le 160 case spumantische e per i quasi 3000 viticultori della zona. «Dal punto di vista produttivo non cambia nulla – spiega Giancarlo Vettorello, direttore del Consorzio – Le regole di produzione non vengono modificate. La docg è un’evoluzione nel segno della continuità; è andare al massimo grado di tutela e di garanzia verso i consumatori». La nuova docg metterà dunque al centro il valore del territorio anche grazie alla valorizzazione delle sottozone, tramite la dicitura ‘Rive di…’ seguite dal nome del comune.
«La riserva del nome prosecco ai soli vini doc, e la scelta di passare a docg per l’area storica, rappresenta una rivoluzione necessaria – afferma il presidente Adami - Se nel 1969, all’ottenimento della doc, infatti, il vitigno si coltivava esclusivamente nei quindici comuni situati tra le cittadine di Conegliano e Valdobbiadene, negli ultimi decenni è divenuto un fenomeno di successo e la sua coltivazione si è via via allargata prima alla provincia di Treviso, poi a quelle limitrofe».

Secondo il nuovo disciplinare è doc il prosecco prodotto in nove province tra Veneto e Friuli: oltre a Treviso che ne produce il 98% del totale, Padova, Vicenza, Venezia e Belluno; inoltre Gorizia, Trieste, Udine e Pordenone; visto che il disciplinare è frutto di un accordo con la regione Friuli. «In questa nuova situazione, il rischio per il prosecco era l’assenza di regole chiare, in grado di garantire un livello minimo di qualità ed il moltiplicarsi dei fenomeni speculativi – prosegue Adami -. Il caso di una lattina dorata che portava il nome prosecco svilendo il prodotto, ha dimostrato la necessità di mettere fine a questa confusione». D’altronde «in epoca di globalizzazione è il recupero dell’identità a fare la differenza – ha detto Alberto Camerotto, docente di Ca’ Foscari – Il prosecco è un prodotto culturale, come dimostra anche la candidatura del territorio a patrimonio Unesco».

Articolo di Elisa Giraud
per www.gazzettino.it


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