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Spumantimania nel Mondo: Prosecco più forte della crisi


 

IL CONSORZIO
I produttori del distretto di Conegliano e Valdobbiadene "fanno squadra"

Prosecco più forte della crisi

Produzione: in 6 anni più 45%.
L’export riprende in Svizzera e America, cala in Germania


DISTRETTO: RICETTA ANTICRISI

 

Il Distretto del prosecco di Conegliano Valdobbiadene presenta i dati di crescita 2003 - 2008: + 45% della produzione e tenuta del valore sono risultati che dimostrano un made in Italy in salute

Il Distretto? Ricetta anticrisi. E' quanto emerge dai dati economici del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, recentemente riconosciuto DOCG. Il 12 dicembre il Consorzio di Tutela Prosecco ha presentato l'annuale rapporto dedicato a tutti i numeri di questo fenomeno Made in Italy.


Tra il 2003 e il 2008 la produzione è cresciuta di oltre il 40%, grazie ai nuovi impianti, molti dei quali hanno riguardato il recupero di aree di alta collina, un tempo dedicate alla viticoltura, difficili da coltivare quanto qualitative. Parallelamente alla crescita in volume, la denominazione è cresciuta in fatturato, passando da un giro di affari di 250.000.000 a 370.000.000 di euro. L'incremento è confermato dalla crescita dello spumante, tipologia a maggiore valore aggiunto, che ha raggiunto l'86% della produzione totale.

In un momento difficile come l'attuale, il prosecco di Conegliano Valdobbiadene dimostra anche nel 2008 di mantenere le posizioni, grazie all'export, rappresentato oggi da oltre 50 paesi, e al rafforzamento delle posizioni sul mercato nazionale. Come dimostra l'anteprima dati 2009 nel canale GDO, presentati da Giancarlo Gramatica, commercial planning & control IRI Infoscan, il prosecco è lo spumante più venduto in assoluto, con una crescita di fatturato annua superiore al 14%. Vende 5 volte di più del Pinot, supera l'intera tipologia del "Classico", e fattura più dell'intero comparto degli Champagne. Tutto positivo, dunque? Certamente non mancano le criticità, perché l'ottenimento della DOCG, risultato tanto importante per il territorio, coincide con la più grave crisi dei consumi del secondo dopoguerra, come evidenziato da Enrico Finzi, Presidente di Astraricerche. Una realtà con la quale fare i conti. La crisi, soprattutto nell'alta gamma, è profonda, perché il consumatore non è più disposto a pagare un prezzo troppo elevato solo per uno status symbol. E questa nuova tendenza non sarà limitata al periodo di crisi: non si tornerà più, anche una volta superato il momento di criticità, alla situazione degli "anni d'oro". Il consumatore però non rinuncia alla qualità, anzi, ritiene che la denominazione di origine e il consorzio di tutela siano elementi di garanzia imprescindibili. Chi sa offrire qualità e garanzia è quindi vincente a condizione che i prezzi si mantengano equilibrati. I produttori, quindi, devono stare attenti ai rincari. Già nel 2008, d'altro canto, iniziavano i primi segnali. Dopo anni di crescita a due cifre, nell'ultimo anno si è registrata una stasi e nel 2009 la leggera crescita vi era stata solo sui prodotti con prezzi stabili o leggermente in discesa. Un segnale importante, quindi, che i produttori di Conegliano Valdobbiadene dovranno saper leggere. Se il loro vino ha in questi anni registrato un crescente successo è grazie anche al corretto rapporto valore e qualità. I produttori, avverte il Consorzio di Tutela, dovranno quindi evitare l'automatismo DOCG = maggiore prezzo. Per mantenere l'equilibrio un ruolo importante sarà giocato proprio dal Distretto come sistema territoriale capace di definire progetti di lungo termine e strategia condivisa, come affermato da Mario Volpe, docente di Economia Politica dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Un altro strumento per promuovere la DOCG sarà poi fare conoscere il territorio. In questo senso il turismo sarà strategico, come evidenziato da Mara Manente, direttrice del Ciset. Se fino ad oggi il vino è stato attrazione turistica, nel futuro la prospettiva potrà essere ribaltata, ovvero il turismo potrà divenire elemento di conoscenza del nostro vino. In quest'ottica si inserisce anche il progetto per il riconoscimento delle colline di Conegliano Valdobbiadene a Patrimonio Unesco che, proprio qualche giorno fa, ha fatto un nuovo e importante passo avanti con un parere positivo da parte della Regione Veneto e con l'interessamento ministeriale per questo progetto.

E se il turismo può essere un utile strumento di promozione della DOCG, il primo passo sarà creare un linguaggio comune a tutti i produttori. "Abbiamo definito una strategia di comunicazione grazie ad una delle più importanti agenzie di comunicazione, Robilant & associati. Ora il lavoro maggiore sarà interpretare questa strategia attraverso la sensibilità di ogni produttore. - Afferma il presidente Franco Adami - Per questo abbiamo scelto di organizzare a partire da inizio anno una serie di incontri per informare i diretti interessati perché, per comunicare la nuova identità DOCG, il primo passo sarà adottare da parte di tutti i produttori una comunicazione condivisa nel messaggio".

TUTTI I NUMERI DEL DISTRETTO

Nel rapporto annuale presentato il 12 dicembre si evidenzia una denominazione in buono stato di salute che, nonostante il momento congiunturale difficile, conserva le proprie posizioni. I volumi sono stati pari a 57,4 milioni di bottiglie per un valore complessivo al consumo di oltre 370 milioni di euro. La suddivisione del mercato vede per lo spumante il mercato nazionale al 69,1% e l'export al 30,9%, mentre per il frizzante il mercato nazionale rappresenta il 72,4% e l'estero è al 27,6% con il mercato europeo, che rimane comunque il principale sbocco (76,6%). Nell'ambito dei mercati extra europei, aumenta la quota di spumante con un'incidenza pari al 23,4% dei volumi in bottiglia e risulta il significativo incremento del Nord America con il 15,8% delle esportazioni totali.

Con riferimento alla condotta delle imprese sul mercato interno dello spumante si evidenzia un aumento del peso delle vendite verso il Nord Ovest (+2,3%), mentre nel Nord Est si riscontra una crescita per il Superiore di Cartizze (+8,3%). Diminuisce invece, in termini relativi, il ruolo delle vendite della denominazione verso le regioni centro-meridionali del Paese. Dall'analisi dei canali di sbocco in Italia, si rileva la generale crescita della Grande Distribuzione Organizzata, che si attesta al di sopra dei 3 punti percentuali per gli spumanti e assume un peso rilevante per il frizzante (+13%). Il canale Ho.Re.Ca, tuttavia, si conferma come canale di riferimento del mix delle versioni a Denominazione, con un ruolo prevalente nel caso dello spumante (34,9% delle vendite). Le vendite al pubblico si rafforzano per tutte le tipologie, con un'interessante crescita per il Superiore di Cartizze (+1,3%), che sfiora i 10 punti percentuali delle vendite sul mercato domestico.

In termini di volumi esportati, si conferma il ruolo della Germania come mercato driver delle vendite rispetto a tutte le tipologie della denominazione, con il 37,5%. Per lo spumante, va segnalato anche l'aumento significativo delle vendite destinate a Svizzera e Regno Unito, corrispondenti rispettivamente al 18,7% e al 6,2% dei volumi commercializzati sui mercati internazionali. Sulla scia di questi cambiamenti, si assiste alla forte crescita dei mercati extra europei (+9,2%), che vedono l'interessante crescita delle quote esportate verso il mercato nordamericano, che raggiungono il 15,7%. In quest'ambito gli Stati Uniti detengono la maggioranza del market share con il 9,6%.


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Spumantimania nel Mondo.
Fra tradizione e attenzione alle spese, crescono i consumi per le festivita'. Si sente aria e voglia di superare le paure di crisi


Spumantimania dilaga all’estero: 140 milioni bottiglie nazionali su 190 milioni (+ 10% sul 2008) spedite nel 2009 sono stappate a fine anno. Fatturato export al consumo pari a € 1,90 mld: ancora incremento in volumi e in valore sul 2008.
In Italia primi botti per Sant’Ambrogio e Santa Lucia. Stima a 90 milioni di bottiglie stappate nei 25 giorni di festa. Tiene il mercato nazionale, un leggero calo dei prezzi al consumo del 5%. Saranno spesi 720 milioni di euro, di cui il 44% nella grande distribuzione. Crescono ancora i consumi domestici. I volumi della produzione nazionale in crescita nel 2009.
Comolli: “ Nel mondo oltre 2,6 miliardi di bottiglie sono consumate all’anno. L’Italia chiuderà il 2009 con 345 milioni di bottiglie raggiungendo il 3° posto. Le bollicine piacciono perchè è un bere moderno, abbinabile con ogni cultura alimentare, minor gradazione alcolica. Le etichette “parlanti” favoriscono i consumi. Cresce la cultura dei vini effervescenti a tutto pasto”.


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A una bottiglia di spumante non si può rinunciare anche per le festività 2009, così in Italia e ancor più nel mondo. Segnali generali sui consumi e dati di consumo provenienti da altri paesi avevano fatto temere il peggio, invece all’emozione di una buona bottiglia non si rinuncia. Niente spese folli, ma al primo posto delle spese per Natale c’è la tavola. Spesa globale inferiore dell’8% per la riduzione di prezzi,con volumi stabili.
Nel mondo le bottiglie spedite in 80 paesi fra settembre e novembre presumono consumi di circa 140 milioni di bottiglie: mai così alto il volume negli ultimi 15 anni. Vuol dire che 3 bottiglie su 5 spedite all’estero, sono consumate in 25 giorni, da Santa Lucia all’Epifania. Sicuramente in forte controtendenza i consumi delle bollicine italiane rispetto ai concorrenti Champagne e Cava, che registrano cali evidenti anche con prezzi crollati del 30% all’estero. “Nessun paragone – dice Giampietro Comolli, economista delle bollicine e esperto che da 20 anni fa il monitoraggio dei mercati – con le bollicine nazionali: sono realtà Paese diverse. L’Italia è il terzo produttore al mondo con 360 milioni di bottiglie di vini spumanti. Germania e Francia si contendono il primo posto con 430-450 milioni. Nel mondo si consumano 2,6 miliardi di bottiglie l’anno e l’Italia con 190 milioni di bottiglie è il secondo esportatore al mondo dopo la Francia”.
Buoni risultati si hanno dai mercati emergenti Brasile e Australia in testa; ottime performance anche in Estremo Oriente. Ma i migliori risultati si riscontrano negli Stati Uniti(+40%) con un aumento di valore del + 16% rispetto allo stesso periodo del 2008 e in Inghilterra dove, però, ad un incremento dei consumi del 27% corrisponde una paritetica riduzione in valore, dopo 5 anni di crescita dei prezzo del 50-60%.

In Italia, per le festività non si rinuncia allo spumante, si prevede un consumo di 90 milioni di bottiglie di produzione nazionale, in calo del 2% sul 2008 con un fatturato di 720 milioni; in crescita (+8%) le vendite in Gdo. Sul mercato nazionale dimezzate le bottiglie di Champagne. Piace sempre di più il regalo di una bottiglia di bollicine: meno cesti (-10%), ma più monoconfezione rigorosamente made in Italy(+ 5%) In calo invece i consumi nei ristoranti (-16%) anche se spopola l’aperitivo al tavolo. Importante la crescita delle mescite (+12%) al bar e ovunque con i principali consumatori, i giovani fra i 18 e i 35 anni. Al posto dei cocktails incrementa il consumo di bollicine. Fra i meno giovani, sopra i 45 anni, cresce la voglia e passione per i vini spumanti: il 70% dei consumatori abituali dichiara che nel 2009 hanno aumentato i consumi di bollicine soprattutto a tavola e soprattutto lontano da feste e ricorrenze. E’ in crescita la destagionalizzazione e l’abbinamento libero a tavola. Il brut e il dry coprono oltre il 70% dei consumi.
Il mercato mondiale - sostiene Comolli - riconosce una qualità e un valore più alto del passato per i vini spumanti perché il marchio made in Italy a tavola funziona, si sostituiscono altri vini anche con più storia perché la leva del prezzo è fondamentale, oltre che la diffusione, la reperibilità nei punti vendita, etichette chiare e una tipologia di prodotto più in linea con i gusti internazionali e con i bisogni di cucine mondiali diverse e di più semplice composizione. Più la destagionalizzazione cresce, più aumentano i consumi: questa è la strada”.

FONTI DELL’INDAGINE : Telemarket svolta dal 20 settembre al 10 dicembre in 80 punti vendita ; 60 centri grande distribuzione; 2 sondaggi verso bubble’s-lovers, 30 ristoranti; 25 winebar e alberghi; 20 esportatori; 26 importatori

 

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