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Reperti bizantini sull’argine del Piave a Cimadolmo

 

Cimadolmo. Lo storico Menegaldo fa risalire la scoperta all’epoca della guerra Gotica quando i Longobardi di Narsete riconquistarono Treviso


Sono travi lignee dell’antico approdo del traghetto romano a Madorbo

Clamorosa scoperta di reperti romani e bizantini fra Cimadolmo e Ormelle. Sono stati trasferiti nel magazzino comunale di Cimadolmo le travi lignee dell’antico approdo del traghetto romano, rinvenuti a Madorbo, tra Stabiuzzo e Roncadelle sull’argine vecchio del Piave. E’ stato il giovane storico Simone Menegaldo ad attivarsi. Questo affinché i reperti risalenti all’epoca bizantina fossero messi al sicuro. «Il primo traghetto - spiega Menegaldo - fu approntato nel 148 a. C. durante la costruzione dell’antica Postumia romana, che congiungeva Genova ad Aquileia ed attraversava il Piave proprio qui. Madorbo trae il suo nome dai termini «Maedium urbis», traducibili come «cittadina di mezzo» tra Opitergium (Oderzo) e Tarvisium (Treviso). Qui c’erano stazioni di sosta e cambio per i cavalli, una postazione di guardia e un mercato». Durante i lavori di consolidamento degli argini, quindici anni fa, Gino Gaiotto rinvenne questi resti lignei, che sono stati segnalati da Menegaldo alla Soprintendenza ai beni archeologici. Dagli studi è emerso che questi tronchi costituivano l’approdo del traghetto. Le travi presentano dei chiodi in legno utilizzati per inchiodarle con i tronchi. «Tutto ciò ipotizza che risalissero all’età della guerra gotica, ovvero al 552 d.C. - prosegue Menegaldo - in quel periodo l’ imperatore di Bisanzio inviò in Italia, il condottiero Narsete, che, per riconquistare la penisola in mano ai Goti, invece di percorrere la via Postumia, attraversò i fiumi del Veneto con ponti di barche. Ripristinato il traghetto dai tecnici bizantini, i longobardi di Narsete riconquistarono Treviso». L’ipotesi dell’uso dei chiodi in legno è sostenuta anche dal professor Giorgio Ravegnati, bizantinista dell’università di Venezia, che conferma l’utilizzo di chiodi in legno su manufatti costruiti sui fiumi, perché non arrugginiscono come il ferro. A Madorbo esistono gli scalini in pietra dove il traghetto approdava e dov’erano fissate le travi. A pochi passi c’è pure un idrometro austriaco del 1832, la cui esistenza è stata proposta nel progetto di Menegaldo e di Elisabetta Favalessa alla Provincia, per l’istituzione di un percorso storico. Il traghetto smise di essere attivo nel 1966, per la sospirata (dai residenti) costruzione del ponte a Cimadolmo. Dilva Gaiotto, l’ultima traghettatrice, è stata ricordata pure nel libro «Ines del Traghetto» dalla famosa scrittrice Jesi Soligoni, che soggiornò da queste parti.
Quanta storia racchiude queste terre...

articolo tratto da www.tribunatreviso.it

Foto tratta da : www.comune.cimadolmo.tv.it


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