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Prosecco,
niente crisi e export in aumento

I dati dell’Ufficio studi Intesa
Sanpaolo
Il Ministro Zaia: «Con basi solide si affronta ogni sfida»
Diecimila aziende su una superficie di 16mila ettari, per oltre il novanta
per cento concentrata in provincia di Treviso. Eppure qui di crisi non
ve n’è, di posto ce n’è per tutti. Questa è
la patria del Prosecco dove la produzione sfiora i 150 milioni di bottiglie
per un valore al consumo superiore ai 650 milioni di euro.
I dati, che sottolineano
come il distretto del Prosecco abbia dimostrato la capacità
di resistere alla crisi e rappresenti un esempio di buona tenuta
nel sistema economico nazionale, li fornisce l’Ufficio Studi
di Intesa Sanpaolo. E a commentarli ci pensa il ministro Zaia. «Il
Prosecco resiste alla crisi e guarda al futuro», afferma fiero,
perchè in fin dei conti del nettare d’oro di questi
colli lui è il padre putativo. «Questo è un
settore che presenta numeri importanti - dichiara -, un prodotto
solido e che sta dimostrando tutta la sua forza competitiva in un
momento di crisi come quello che sta attraversando la nostra economia.
Gli indicatori positivi sul distretto del Prosecco testimoniano
l’efficacia della scelta dei produttori veneti che hanno deciso
di puntare su qualità e innovazione. |
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Un terzo del Prosecco prodotto
viene esportato: un mercato quello internazionale che sembra sempre più
gradire le bollicine di Marca. Insomma, non solo niente crisi, ma anche
l’export cresce, aumentato per lo spumante del 17 per cento tra
il 2003 e il 2008, e caratterizzato sempre più dalla diversificazione
sui mercati di oltre 40 paesi. «Questo sottolinea come il Prosecco,
sia ambasciatore della qualità del Made in Italy del mondo - conclude
Zaia -. Un prodotto che ha un grande appeal nei mercati esteri e che nei
prossimi anni potrà rivestire ancor di più un ruolo da protagonista.
Lo scenario positivo disegnato dallo studio non è un punto di arrivo,
ma un punto di partenza, il Prosecco poggia su basi solide e può
affrontare nel migliore dei modi non solo la crisi, ma anche le sfide
che lo attendono all’orizzonte»
Ora alle colline di Conegliano e Valdobbiadene, culla della storia di
questo vitigno, non resta che attendere di essere ammesse nell’olimpo
del patrimoio dell’Unesco.
articolo di Manuela Collodet per www.gazzettino.it
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