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Giorgione 500

Mostra del Giorgione a Castelfranco Veneto

 


Apre il 12 dicembre la mostra in occasione del quinto centenario dalla morte.
Presenti metà delle opere attribuite

La città natale celebra con una straordinaria mostra l’affascinante, enigmatico artista.
Castelfranco Veneto, Museo Casa Giorgione, 12 dicembre 2009 - 11 aprile 2010

 

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Un tuffo nel Giardino di Venezia, terra di Giorgione, Cima, Palladio e Canova

 

Presentata a Roma la mostra su Giorgione, in occasione dei cinquecento anni dalla sua morte. Si terrà dal 12 dicembre all’11 aprile al Museo Casa Giorgione di Castelfranco. Si conteranno complessivamente 120 opere.

Saranno presenti metà dei capolavori dipinti dal maestro di Castelfranco. Tra le opere in mostra ci saranno anche “La Tempesta” delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, le “Tre età”, “Tramonto”, “Madonna con Bambino” dell’Ermitage, e poi ancora “La prova di Mosè” e “Giudizio di Salomone” che arrivano dagli Uffizi di Firenze,“Saturno in esilio” dalla National Gallery di Londra, “Leda e il cigno” e “L’idillio campestre” dai Musei Civici di Padova.
Oltre a queste ovviamente si potranno ammirare le opere permanentemente a Castelfranco: il “Fregio”, all’interno del Museo Casa Giorgione, e la “Pala di Castefranco” nell’adiacente Duomo cittadino.
La mostra si dividerà in sei sezioni: un’introduzione alla vita e all’epoca basata su documenti; le opere autografe, i ritratti e le mezze figure; le sfide critiche; i colleghi; l’ambiente e i compagni di strada; il laboratorio culturale con oggetti e libri illustrati.

La mostra, a cura di Antonio Paolucci, Enrico Maria Dal Pozzolo e Lionello Puppi dopo Castelfranco partirà alla volta di Londra.

 

 

i 500 anni – Giorgione 2010: Una mostra senza uguali: l’omaggio della sua terra d’origine al grande pittore veneto.

Un appassionato viaggio alla scoperta del più enigmatico e misterioso artista del Rinascimento. Una mostra che riunisce nella città natale, Castelfranco Veneto un nucleo incredibile di capolavori del maestro che, come nessun altro, ha coinvolto studiosi e storici dell’arte alla ricerca di verità documentate che ancora mancano, dando adito alle più diverse e talvolta azzardate interpretazioni sulla sua vita e sulla sua produzione: Giorgione.

Si sono spesi fiumi di parole e d’inchiostro nel tentativo di cogliere e interpretare la figura, la poetica, la realtà storica di Giorgione. Eppure il Maestro di Castelfranco, cui vengono attribuiti alcuni dei più noti capolavori del Rinascimento italiano, sfugge ad ogni tentativo di delineare una biografia certa, un catalogo delle opere definito, un’interpretazione unanime del significato di talune sue realizzazioni.

Tanto la sua vita e la sua presenza risultano tuttavia fugaci altrettanto pregnante e rivoluzionaria appare la sua opera, capace di influenzare, con la potenza lirica della sua arte, l’uso del colore, e quel nuovo equilibrio tra uomo e natura, stuoli di artisti di diverse generazioni, lasciando un segno indelebile e imprescindibile per gli sviluppi della storia artistica seguente.

I 500 anni dalla morte di Zorzi da Castelfranco detto Giorgione (Castelfranco Veneto 1477/78 – Venezia 1510), secondo le ricostruzioni più accreditate, ricorrono nel 2010 e Castelfranco Veneto, città che oltre ad aver dato i natali al grande artista conserva uno dei suoi più importanti capolavori (la famosa Pala di Castelfranco) e uno dei pochissimi affreschi attribuiti al maestro (Il Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche), promuove insieme alla Regione del Veneto un’esposizione di alto respiro, in programma dal 12 dicembre 2009 all’11 aprile 2010 presso il Museo Casa Giorgione, la cui recente inaugurazione negli ambienti di Casa Barbarella ha dato il via alle celebrazioni giorgionesche.

Una mostra che è una sfida dal punto di vista scientifico ed organizzativo, curata da Lionello Puppi, Antonio Paolucci e Enrico Maria dal Pozzolo che non mira a dare risposte definitive o soluzioni ma a suggerire, evocare, meravigliare, lasciando che le opere straordinarie, convocate nel piccolo borgo veneto, i documenti, le testimonianze, diano vita ad un racconto straordinario.

E i maggiori musei internazionali – dall’Ermitage di San Pietroburgo agli Uffizi e Palazzo Pitti a Firenze, dalla National Gallery di Londra alla Galleria Borghese e Palazzo Venezia a Roma, dal Kunsthistorisches di Vienna alla National Gallery di Edimburgo, dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia al Louvre di Parigi fino alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano, al Museo di Capodimonte a Napoli a Castel Howard nello Yorkshire – hanno accettato e contribuito alla sfida.

Proprio sul ‘fenomeno’ Giorgione dunque – fatto di capolavori del maestro (dalla Tempesta, alle Tre età di Palazzo Pitti dal Tramonto alla Madonna con Bambino dell’Ermitage) ma anche di densissimi incroci artistici e culturali che concorrono a suggerire significati, chiavi di lettura, ruolo e peso storico dell’arte giorgionesca o, ancora, a fornire spunti per un’evanescente biografia e per una rilettura del mito – s’incentra questa epocale mostra che propone, come mai prima d’ora, una radiografia attenta e dettagliata anche dell’ambiente e del contesto, culturale e spirituale, del grande pittore tra la fine del Quattrocento e il primo decennio del Cinquecento, suggerendo un ’sistema’ attorno al geniale artista e da lui stesso alimentato.

In mostra, accanto ai numerosi dipinti di Giorgione eccezionalmente concessi, troveranno posto, opere importanti di Giovanni Bellini, Vincenzo Catena, Albrecht Dürer, Sebastiano del Piombo, Tiziano, Lorenzo Costa, il Perugino, Cima da Conegliano, Palma il Vecchio, Boccaccio Boccacino, Garofalo, ma anche i volumi dei suoi biografi – da Castiglioni, Pino, Vasari, Dolce – e quelli di letterati, musici, intellettuali – da Petrarca a Bembo – che contribuirono a creare il milieu culturale del quale potrebbe essersi alimentato; e ancora i bronzi dei Lombardo, del Riccio e di Severo da Ravenna, le incisioni di Teniers e di Zanetti, anche a ricordare i perduti Giorgione e in particolare gli affreschi del Fondaco ove Zorzi lavorò accanto a Tiziano.

Giorgione 2010
Dal 12 dicembre all’11 aprile 2010
Museo Casa Giorgione, Castelfranco Veneto
Info: 041 5904893

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Giorgione

Giorgione nasce a Castelfranco tra il 1477 e il 1478, e arriva a Venezia verso il 1503-1504, dopo aver lasciato a Castelfranco due opere importanti, il Fregio di Casa Marta ora Casa Giorgione, e la Pala presente in Duomo. Sappiamo poco della sua vita, perché i documenti che lo riguardano sono pochissimi; non conosciamo il nome del suo maestro, probabilmente un pittore di Castelfranco o di Treviso. Alla prima formazione, si aggiungono poi i maestri con i quali entra in contatto nella capitale. A Venezia si appoggia alla bottega di Vincenzo Catena, dal quale apprende la tecnica di Giovanni Bellini, mentre attraverso un gruppo di pittori lombardi presenti in laguna, conosce l'insegnamento di Leonardo da Vinci. Nella capitale ha anche modo di conoscere la pittura di Hieronymus Bosch e quella di Albrecht Dürer. Completamente tagliato fuori dagli incarichi ecclesiastici, ottiene invece due commissioni pubbliche, un telero per Palazzo Ducale e gli affreschi per il Fondaco dei Tedeschi, ricevendo però contestazioni per entrambi i lavori. Il suo ruolo a Venezia rimane marginale rispetto ai vecchi protagonisti come Bellini, Carpaccio, Cima e le loro botteghe, ma anche rispetto ai nuovi emergenti come Tiziano e Sebastiano del Piombo. Nel '500 il successo pubblico è strettamente legato ai generi celebrativi, la pala d'altare e il telero pubblico; Giorgione rimane invece più chiuso in una dimensione privata, con le sue figure isolate e il suo difficile allegorismo.

Profondo innovatore della pittura veneta, questo poetico maestro che, nonostante la morte precocissima a poco più di trent’anni, influenzò fortemente l’opera di tanti altri pittori, resta – ancor oggi - un enigma, un mistero, un mito. Un enigma che ancora non placa gli animi della ricerca e che comunque affascina con la potenza lirica della sua arte e quel nuovo, assoluto equilibrio tra uomo e natura di cui fu capace nelle sue opere. I 500 anni dalla morte di Giorgio da Castelfranco detto Giorgione (Castelfranco Veneto 1477/78 – Venezia 1510) secondo le ricostruzioni più accreditate ricorreranno nel 2010 e Castelfranco Veneto, città che oltre ad aver dato i natali al grande artista conserva uno dei suoi più importanti capolavori (la famosa Pala di Castelfranco) e uno dei pochissimi affreschi attribuiti al grande artista (Il Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche) mette in cantiere - insieme alla Provincia di Treviso e grazie allo straordinario impegno della Regione del Veneto e alla collaborazione della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso - un progetto ambizioso e articolato che, a partire dall’inaugurazione del Museo Casa Giorgione edificio presso cui lavorò l’artista, avrà come momento apicale una straordinaria esposizione, in programma dal 12 dicembre 2009 all’ 11 aprile 2010, curata da tre grandi studiosi del Maestro - Enrico Maria Dal Pozzolo, Antonio Paolucci, Lionello Puppi e Anna Maria Spiazzi - e organizzata da Villaggio Globale International. Proprio dal mistero e dall’alone di leggenda che circonda tutt’ora la figura di Giorgione, uomo e artista, prende le mosse la mostra allestita presso il nuovo Museo, che - grazie alle più recenti interpretazioni critiche – mirerà a delineare l’ambiente e i riferimenti culturali del pittore, tra la fine del Quattrocento e il primo decennio del Cinquecento, a focalizzare l’attenzione sulla sua attività giovanile e a suggerire un “sistema” attorno al quale si doveva muovere questo straordinario Maestro o che da lui stesso prese corso. L’opera di Giorgione infatti, definita da Berenson “limpido specchio del rinascimento alla sua altezza suprema” in un brevissimo giro d’anni determinò una svolta decisiva nel corso della pittura veneta, divenendo punto di riferimento per un’intera generazione di artisti. Il nuovo sentimento giorgionesco sarà un’eredità imprescindibile.
In mostra dunque – accanto ai capolavori del Maestro di Castelfranco, eccezionalmente concessi, e ad alcune delle opere riferibili al primo periodo di attività, la cui paternità tuttavia ancora si dibatte – troveranno posto, in una straordinaria sinfonia che ci riconduce al fecondo ambiente veneziano di inizio Cinquecento, opere di Giovanni Bellini, Albrecht Dürer, Lorenzo Costa, Perugino, Cima da Conegliano, Palma il Vecchio, Vincenzo Catena fino ai due “eccellenti suoi creati” Sebastiano del Piombo e Tiziano. I maggiori musei italiani ed esteri stanno dunque contribuendo a celebrare nella sua città natale questo geniale artista: dall’Ermitage di San Pietroburgo agli Uffizi di Firenze, dalla National Gallery di Londra alla Galleria Borghese e Palazzo Venezia a Roma, dal Louvre di Parigi alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano.
Al centro delle tematiche espositive anche la non più amovibile Pala di Castelfranco - che potrà essere ammirata nel Duomo della città – isolando, tra le tante possibili suggestioni, il tema dell’identificazione del santo guerriero: di volta in volta riconosciuto in San Giorgio, Liberale o Nicasio e che nel ‘600 si credeva ritraesse ora Giorgione, ora Raffaello, ora Gaston de Foix.
La mostra sarà accompagnata da un convegno internazionale, per un confronto tra i principali studiosi in materia, e risulterà arricchita da diversi itinerari nella Marca Trevigiana, connessi alla figura e formazione del Maestro e alla pittura su tavola tra Quattro e Cinquecento.


La Città di Giorgione: Castelfranco Veneto

Castelfranco Veneto deve il proprio nome al castello ‘franco' (esente) da imposte per i suoi primi abitanti-difensori. Il possente quadrato di rossi mattoni fu eretto sopra un preesistente terrapieno, tra la fine del secolo XII e primi decenni del XIII, dal Comune medievale di Treviso, poco a nord del villaggio della Pieve Nova , sulla sponda orientale del torrente Muson, a presidio del turbolento confine verso le terre padovane e vicentine.
Già nei primi decenni del Trecento, sul lato orientale, si sviluppa il primo nucleo dell'abitato (Bastia Vecchia), strumento anch'esso di difesa, dotato di un ospizio per poveri e viandanti.
Città murata per sua stessa definizione, conserva quasi integralmente la cinta muraria e le sei torri che si innalzano ai quattro angoli e nei punti mediani di meridione ed oriente. Quest'ultima torre, detta anche dell'orologio, sovrastato da un massiccio leone marciano in pietra d'Istria, si eleva sino a 43 di altezza e domina l'intero castello. Castelfranco lega indissolubilmente i suoi ottocento anni di storia alla strategica posizione nel Veneto centrale: tappa obbligata tra Venezia, la Germania e le Fiandre, tra l'Europa occidentale e le pianure dell'Est. Città di commerci fin dall'origine e sede d'un antico mercato di granaglie e bestiami, attivo sino alla metà del secolo scorso; fu centro, in passato, delle più svariate attività artigianali e snodo ferroviario di primo livello dalla fine dell'Ottocento ai giorni nostri.
Fu sede di podesteria veneziana dal 1339 al 1797, patria, tra il XVII e il XVIII secolo, di uomini di scienza (Jacopo, Giordano e Vincenzo Riccati), di architetti (Francesco Maria Preti) e musicisti (Agostino Steffani) di larga fama, Castelfranco Veneto è universalmente nota per aver dato i natali a una delle figure più straordinarie ed enigmatiche della storia della pittura: Giorgione (1478-1510), genio misterioso della luce e del colore. Di Giorgione, la fortezza racchiude, quasi scrigno, due gemme preziose tra le poche riconosciute al pittore: l'ermetico Fregio di Casa Marta-Pellizzari e la celeberrima Pala del Duomo di S. Liberale.
Città murata-città di Giorgione: questa è l'icona bifronte di Castelfranco Veneto, impressa, ieri ed oggi, nello sguardo stupito e rapito di poeti, scrittori e viaggiatori d'ogni dove.

 

Per maggiori informazioni

Museo Casa Giorgione

Piazza San Liberale
31033 Castefranco Veneto (TV)
Tel. 0423/735673 - 735693
info@museocasagiorgione.it
www.museocasagiorgione.it

 

Orari

La mostra è aperta dal 12 dicembre 2009 all’ 11 aprile 2010.
L’orario di apertura è dalle ore 9.00 alle ore 19.00.
La mostra è aperta tutti i giorni eccetto che:
dalle ore 14.00 del 24 dicembre alle ore 14 del 25 dicembre 2009
dalle ore 14.00 del 31 dicembre 2009 alle ore 14 del 1° gennaio 2010

Biglietti
Intero € 10.00
Ridotto Gruppi
comprensivo di prenotazione obbligatoria gruppi da 15 e 30 persone paganti € 8.00
Ridotto
visitatori di oltre 65 anni
visitatori di età compresa tra 6 e 18 anni
convenzionati € 7.00
Ridotto Scuole (comprensivo di prenotazione obbligatoria)
scolaresche€ 4.50

Gratuito
bambini di età inferiore ai 6 anni
accompagnatori disabili
un accompagnatore per gruppo o scolaresca

Diritto di prenotazione facoltativa dell’ingresso con biglietto intero o ridotto normale (in aggiunta al costo del biglietto) € 1.00

Prenotazione
E’ possibile prenotare la visita alla mostra a partire dal 1° Ottobre chiamando il CALL CENTER al numero 800.90.44.47 e dall’estero +39 049 2010076

 

articolo collegato Museo Casa Giorgione - Giorgione 2010

 

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La Tempesta

LA TEMPESTA (1504 circa)

Giorgione (1477-1510) - Galleria dell’Accademia - Venezia - XVI secolo Tela cm. 82 x 73

Giorgio Barbarelli, detto il Giorgione, nacque a Castelfranco Veneto nel 1477 e morì di peste a Venezia nel 1510. Fu uno dei più famosi pittori della scuola veneziana ed esercitò notevole influenza su Tiziano.
La novità della sua pittura si fonda sull’impostazione “tonale”: egli riesce ad ottenere un’atmosfera di fusione in tutto il quadro attraverso i toni del colore, ora luminosissimi, ora velati.


L’opera “La tempesta” fu dapprima in casa del veneziano Gabriele Vendramin, dove rimase sempre per lo meno fino al 1569. Nel 1856, sempre a Venezia, si trovava a far parte della collezione Manfrin e nel 1875 fu scelta per il Museo di Berlino. Dichiarata dal governo italiano opera non esportabile, fu comprata dal principe Giovannelli per 27.000 lire. Nel 1932 passò dagli eredi del Principe alla Galleria dell’Accademia, che l’acquistò.
Nell'interpretazione del secolo scorso, LA TEMPESTA era intitolata anche "Adrasto e Isìpile".
In questo dipinto predomina il paese, e nelle tre figure della donna che nutre il figliolo e del pastore, c’è l’eco dell’ira celeste, che addensa nuvole e manda lampi fra le quinte degli alberi e l’acqua pigra tagliata dal ponte, il quale porta alla riva destra, ricca di fabbriche nella sua prospettiva diagonale.
Quest’opera è uno dei rari dipinti di Giorgione che la critica ha sempre e unanimemente accolto come autografo, sebbene restino tuttora discordi le opinioni sull’iconografia e sulla datazione.

L’esame radiografico ha rivelato che in un primo momento Giorgione aveva concepito un secondo nudo femminile al posto del giovane i primo piano. Questa scoperta rafforzerebbe il parere di coloro che ritengono la composizione frutto della fantasia dell’artista, espressione istintiva di un suo stato d’animo. Resta comunque difficile credere che LA TEMPESTA , come altri “misteriosi” dipinti di Giorgione, non siano frutto di quel raffinato clima umanistico della Venezia della fine del Quattrocento, che andava appunto cercando soggetti ermetici, comprensibili solo da pochi iniziati Il significato enigmatico dell’opera rende ancor più affascinante la tela che, eseguita probabilmente poco dopo il 1505, realizza la pienezza del linguaggio di Giorgione dando corso alla pittura in senso moderno.
Nel 1530 l’opera veniva descritta come “pezzetto di tela con la tempesta, zingara e soldato”, ma quanti altri quadri dello stesso autore ebbe interpretazioni controverse. Chi l’ha creduta allegoria della natura, suscettibile di improvvisi mutamenti, chi il ritrovamento di Mosè, o l’infanzia di Paride, chi ancora allegoria della Fortuna, della Forza della Carità, chi, infine, ha riferito alle figure i personaggi di Adamo ed Eva scacciati dall’Eden.
Nel 1569, Marcantonio Michiel, nell’inventario della collezione Vendramin da cui, con alterne vicende, il quadro giunse alla Galleria veneziana nel 1932, lo definisce “rappresentazione di Mercurio e Venere”.
Al di là delle svariate ipotesi, il protagonista indiscusso è il paesaggio. Per l’architettura sullo sfondo e per i ricchi elementi vegetali Giorgione rinuncia senz’altro alla minuta definizione dei primi dipinti e trova qui un più ricco e sfumato impasto cromatico. Il dettaglio degli alberi consente di apprezzare appieno la pazientissima e fine tessitura luministica che dà al dipinto una straordinaria, inedita suggestione.
I personaggi sono come macchie nel paesaggio e vi occupano un posto non più importante di quello che spetta alla natura. Nel preciso istante che precede la bufera, preannunciata dal fulmine che squarcia le nuvole, tanto l’ambente quanto l’uomo vivono attimi di incantata armonia. In quest’opera si rileva il contrasto di potenti forze naturali; il cielo solcato da un lampo che illumina di vivida luce le case, le acque che scorrono brume, le fronde dorate che sembrano mosse dal vento, il ponte che taglia la scena e separa la massa delle costruzioni biancheggianti dal corso scuro dell’acqua. La sapiente distribuzione prospettica e la morbidezza delle tinte ci fanno sentire il lirismo di una pittura che è tutta poesia.

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Cima sfida Giorgione - Conegliano sfida Castelfranco in una «battaglia» di cultura

 

 



























 



 

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