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La vera Favola del Raboso Piave

Una volta la regione che
noi ora chiamiamo Veneto e Friuli Venezia Giulia era interamente coperta
da vigneti che si estendevano dalle bellissime colline del Collio e di
Valdobbiadene fino alla piatta terra vicino al mare.
Dionisio, Bacco, per chi
non conosce il suo nome anagrafico, aveva deciso che quella zona della
terra, riparata dalle montagne a nord, e intiepidita dal calore del mare
a sud, fosse l’ambiente ideale per la coltivazione dell’uva,
il suo frutto preferito.
Detto fra noi, era risaputo,
che lui era assai più interessato al delizioso liquido che se ne
ricavava dalla spremitura: il vino.
In questa regione la gente
viveva tranquilla, lavorava la terra e campava felice coi doni che questa
regalava ad ogni stagione, frutta, verdura e vino.
Il vino! Sublime bevanda
di importanza vitale per gli uomini di allora, che tuttavia ignoravano
sia la tecnica di coltivazione della vite che la lavorazione necessaria
a trasformare il succoso frutto nel prezioso nettare di Bacco.
Nisio, (nomignolo con cui
gli abitanti del luogo chiamavano amichevolmente il dio Bacco) aveva deciso
che quella era una cosa che gli uomini non dovevano conoscere.
Ecco perchè
aveva dato incarico ai Mazarioi (i folletti di campagna, parenti
degli elfi e degli gnomi del nord) di coltivare le piante, raccogliere
l’uva, produrre il vino senza mai farsi vedere.
Debbo dire che ci
riuscivano benissimo: lavoravano quando gli uomini dormivano, o
durante i temporali insomma, quando non c’era nessuno in giro,
sicuramente loro erano lì, tra i vigneti a potare, concimare
o vendemmiare, ma se qualcuno cercava di sorprenderli non li avrebbe
trovati si sicuro.
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I Mazarioi facevano così
bene il loro lavoro che gli stupidi umani della zona credevano che i vigneti
crescessero spontaneamente così, curati e allineati, imputando
alle magiche notti di agosto la scomparsa dei frutti appena maturi.
Le luminose scie che solcando
il cielo si protendevano verso la terra raccogliendo l’uva per il
dio Bacco.
Un segreto… non erano
le stelle a raccogliere l’uva, bensì i Mazarioi che la vendemmiavano
portandola successivamente nelle cantine nascoste tra le siepi.
Va ricordato che a quei
tempi le siepi erano enormi, bellissime, piene di ogni forma di vita,
davano riparo e solitamente al loro interno correva un fiumicello.
Gli umani ne avevano paura
e se qualcuno armato di ascia o seghe avesse tentato di abbatterle o anche
solamente di ridurne l’estensione Nisio, consapevole dell’importanza
di queste siepi nell’equilibrio della natura, era pronto a castigarlo
trasformandolo, nel peggiore dei casi in un astemio!

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La vera Favola del
Raboso Piave
Il Raboso del Piave è un vino di carattere, difficile da
domare, un vitigno unico fra i più tipici della Doc Piave,
fiore all’occhiello della provincia di Treviso.
Quella presentata e' uno stralcio
della favola a lui dedicata scritta da Pierangelo Beccaro che
e' stata presentata presso la Cantina Casa Roma di Luigi ed Adriano
Peruzzetto.
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Indissolubilmente legato
alla viticoltura trevigiana, il Vino Raboso è presente nei vigneti,
nelle cantine ma soprattutto nei nostri cuori da oltre 500 anni. Lo ritroviamo
nei ricordi dei nostri contadini, nella storia della loro vita, nei racconti
di alcuni anziani secondo i quali fu determinante per la sconfitta del
nemico durante la prima guerra mondiale, fu un ottimo ricostituente per
le donne anemiche, da conservarne una bottiglia il giorno della nascita
del primo figlio maschio, per poi stapparla al momento della chiamata
alle armi dello stesso.
“Sono molto orgoglioso
di aver potuto ospitare nella nostra cantina un amico che è anche
un grande artista. Pierangelo ha avuto una grande idea nello scrivere
e dipingere questa fiaba, che ha come protagonista sua ”maestà”
il Raboso del Piave – sostiene Luigi Peruzzetto - a noi produttori
di questo vino rimane l’impegno, non facile, di rispettarlo e conservarlo,
unico, come ci è stato affidato.”
Alla presentazione è
stato possibile degustare oltre all’immancabile Raboso Doc Piave,
del Marzemina Bianca e dell’Incrocio Manzoni, rigorosamente accompagnati
a prodotti tipici della zona quali salami, formaggi e soppressa.
CASA ROMA
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Casa Roma e' il
nome di un'antica casa colonica che si trova nel cuore delle terre
del Piave. |
Il legame che unisce da generazioni i Peruzzetto a quella terra ha fatto
sì che gli ultimi esponenti della tradizione, Luigi ed Adriano
Peruzzetto, abbiano cercato di valorizzarne le più autentiche risorse
fino a ottenere risultati eccellenti soprattutto con il vitigno autoctono
per eccellenza della Marca Trevigiana: il Raboso Piave, il Grande "Indigeno".
Adriano segue i 30 ettari
di vigneto (quasi tutti di proprietà); Luigi, diplomato in enologia
a Conegliano, si occupa della cantina. Con fatica, dedizione e convinzione
Casa Roma ha sempre creduto nella valorizzazione del vino Raboso, e oggi
grazie a questa dedizione e a quella di pochi altri produttori questo
vino è riconosciuto come uno dei migliori del veneto e d’Italia,
con delle prospettive future più che rosee.
Casa Roma trova particolare
motivo di orgoglio nella produzione dello storico Raboso del Piave e in
quella proveniente dai prestigiosi filari di Campo di Pietra, zona eletta
lungo la Strada dei Vini del Piave.
Le radici nella tradizione popolare della zona del Piave e l’attitudine
alla sperimentazione danno vita a interessanti esperienze, come ad esempio
il “Callarghe”: un Raboso Piave passito con davanti a sé
un futuro di notevoli potenzialità.
Ma Casa Roma non è solo Raboso, ottimi infatti sono i risultati
e i riconoscimenti ottenuti dagli altri vini prodotti dall’azienda,
il vino bianco “San Dordi” in primis.
PIERANGELO BECCARO
Autore
e illustratore e' Pierangelo Beccaro, uno dei fondatori della confraternita
del Raboso nonché artista di fama internazionale da oltre 25 anni,
ha presentato “La vera Storia del Raboso Piave” nelle vigne
della Cantina Casa Roma (San Polo di Piave) degli amici Adriano e Luigi
Peruzzetto, una tra le realtà più significative per la produzione
di questo vino. Coadiuvato dal teatro dei burattini di Alberto De Bastiani,
Beccaro ha fatto rivivere parte della nostra tradizione contadina, un
mondo genuino, fatto di affetti e rapporti solidali, di solidarietà
e amicizia.
“Non ci sono più
gli dei di una volta… Da giovane volevo diventare un disegnatore
di fumetti poi la vita mi ha portato da altre parti, ma la voglia di raccontare
una storia attraverso il disegno mi è sempre rimasta nel cuore.
Tanto tempo è passato, e adesso che posso farlo, ho voluto realizzare
questo mio sogno: scrivere e illustrare una storia, un racconto, una fiaba.
Ho scelto di scrivere una favola sul Raboso del Piave perché ho
una visione del vino e della sua produzione assolutamente romantica in
cui la terra, l’uomo e l’ambiente sono gli unici ingredienti;
penso che pochi vini in Italia siano così saldamente legati al
territorio, alla storia e alla gente della zona in cui si produce.”
Maggiori
informazioni:
CASA ROMA - San Polo di Piave
(TV)
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