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DecantAzioni 2009 dal 5 giugno al 4 luglio 2009
DecantAzioni 2009
Spettacoli che si calano a capofitto nei progetti produttivi e di innovazione delle aziende ospitanti, cercando di trasformare in performance, musica, immagini e parole intuizioni imprenditoriali e nuovi processi creativi legati all’agricoltura e alla buona tavola. Un’occasione imperdibile per scoprire le meraviglie del territorio che spesso rimangono prerogativa di pochi fortunati e per vivere un’esperienza piacevole ed edificante legata all’arte, alla cultura e al buon bere, ovviamente responsabilmente. Il progetto prevede la collaborazione con le associazioni attive nella provincia per promuovere e valorizzare il turismo enogastronomico. perché in cantina La cantina è lo spazio che ospita da sempre la lenta maturazione naturale del mosto, ma anche la sapiente e ancestrale attività dell’uomo che, sin dall’antichità, si è misurato con un lavoro impegnativo e difficoltoso, per poi giungere al prodotto più decantato nella storia della letteratura e della musica mondiale. Oggi, grazie a un’interessante intuizione dell’associazione Gruppo Panta Rei, oltre che alla sensibilità culturale delle cantine aderenti e degli enti sostenitori, quattro tra le più prestigiose cantine della marca trevigiana aprono i loro storici spazi per altrettante serate all’insegna dell’arte, della poesia, del teatro e della musica. Culturalmente e tradizionalmente, fin
dai tempi remoti, il vino è stato un elemento dove “arte”
e “mestiere” si fondono alla perfezione. In questo senso il
“luogo” è stato ed è teatro di avvenimenti,
pensieri ed emozioni più o meno nascosti che hanno accompagnato
il quotidiano ed il ciclo produttivo, a cui la serata di incontro dà
spazio, forma e valore comunicativo. Dando per buona questa ipotesi, crediamo quindi che grazie all’importante lavoro che sta svolgendo l’Amministrazione Provinciale di Treviso, ogni spazio, ogni edificio o luogo storico della zona possa estendere in tal senso le sue funzioni, creando una sorta di circuito creativo che si sviluppa come un grande distretto culturale diffuso nel territorio e che proprio dalle potenzialità di questo territorio trae spunto e ispirazione per eventi culturali di qualità. In ciò sta la grande forza del progetto: valorizzare la forza creativa e comunicativa di un contesto usuale per coinvolgere, conquistare ed incuriosire il pubblico.
spettacoli 2009
Ad aprire il festival una serata all’insegna della musica a plettro e della poesia contemporanea, ospitate nello splendido scenario delle storiche cantine Collalto di Susegana. “Ad Libitum”, quartetto a plettro fondato nel 2006 il cui nome trae origine da un’espressione in lingua latina che significa “a piacere”, “a volontà”, sarà l’ospite musicale della serata, ripercorrendo cinque secoli di composizioni dedicate a questi suggestivi strumenti. Eseguite magistralmente da Franca Valtingojer (mandolino I), Christine Teulon (mandolino II), Roberto Verona (mandola) e Andrea Maurizio (chitarra), strumentisti di collaudata esperienza, le musiche saranno espressione della libertà di scelta personale. Caratteristica di questi musicisti è infatti darsi la possibilità, nel caso opportuno, di variare il proprio assetto o programma, sia in termini di esecutori che di repertorio o di strumenti adoperati, a seconda delle richieste musicali cui esso è chiamato ad esprimersi. La magia della musica verrà affiancata dalla coinvolgente recitazione di alcune tra le più belle poesie scelte dal repertorio contemporaneo e interpretate da Daniela Zamperla, figlia d’arte e membro storico del Gruppo Pantarei, organizzatore dell’incontro. A far da cornice lo splendido scenario dell’Azienda Agricola Conti Collalto, cantina storica ed ad un tempo moderna: esempio interessante di agricoltura multifunzionale, di equilibrio e intgrazione tra passato e presente, con proiezione verso il futuro, l’azienda sfrutta in termini di sinergia tutti i suoi patrimoni storici, ambientali, tecnologici, agricoli. Nata nel 1905 come ampio centro aziendale all’avanguardia, sostituisce il centro logistico di vinificazione che fino al XX sec era il Castello di San Salvatore. Eretto dai Conti di Treviso tra la fine del XIII e inizio del XIV sec., il Castello sovrintenderà, con la sua tipica fortificazione medioevale arroccata sulla cima del borgo fortificato, all’armonia delle varie componenti di questa incantevole serata. Venerdì 13
giugno 2009 ore 21.30 Donpasta: parole Nello spettacolo si combinano la passione per i fornelli, elucubrazioni musicali e riflessioni culturali, tra Coltrane e la parmigiana, i Clash e il polpo in pignata, Bob Marley e il Caffè Quarta.Le modalità di preparazione di un piatto risultano lo strumento per intraprendere un discorso più esteso sul mangiare, dove per mangiare si intende l’origine, il territorio, un ricordo, una musica, il consumo critico e poco frettoloso dei beni della terra. Il connubio di questi ingredienti si compie tra righe ricche di suggestioni personali e musicali che si portano appresso le esperienze del percorso di ormai decennale esperienza in giro per l’Europa, tra Salento, Roma, Parigi e Spagna, del dj salentino. Food Sound System non ha come obiettivo quello di educare al gusto o all’ascolto, ma piuttosto quello di riconoscere un certo modo di godere dei piaceri e dell’arte del mangiare, del sentire musica, del viaggiare. Lo spettacolo nasce dalla volontà di costruire attorno al testo delle performance multi-media, tra reading poetico-musicali, eventi gastronomici, istallazioni, mostre, dj-set. La presenza del narratore è accompagnata dall’interpretazione musicale di Enzo Pietropaoli, bassista di rinomata esperienza nato a Genova nel 1955, che tratterà musicalmente i testi e le suggestioni di donpasta in una continua ed esplosiva alternanza di voci, suoni e immagini, per parlare di cucina e fantasia proiettati in un viaggio gastronautico tra le arti performative di due cuochi romani. Partecipi dello spettacolo saranno infatti anche Francesca Barreca e Marco Baccanelli, interpreti del progetto Gastronauts, presentato al Freeshout Festival 2006. In uno spettacolo basato su una cucina ricca di input visivi e gustativi, i due protagonisti si propongono nella progettazione di piatti che intrattengano lo spettatore proprio durante la fase di preparazione, prima di poter essere mangiati rigorosamente con le mani, nella continua suggestione di cibo, mercati, volti e cucine da tutto il mondo. La selezione musicale, suonata esclusivamente con vinili, proviene dalla cultura hip-hop, alla quale sono legati da sempre. Main sponsor della serata Pasta Zara, portabandiera del made in Italy nel settore alimentare. L’azienda, oltre a prestare massima attenzione nei confronti dell’ambiente lavorativo unita ad una valutazione costante degli aspetti e degli effetti ambientali dei processi produttivi, promuove l’arte della pasta unendosi indissolubilmente al nome dell’attore principale di questo progetto culturale. Scenario dell’incontro sarà il Teatro Margherita, splendida arena situata nel parco di Villa Eger, nel cuore di Riese Pio X. Avvertenze: consigliamo vivamente ai nostri gentili ospiti di mangiare prima di vedere lo spettacolo, onde evitare svenimenti da fame o assalti inconsulti alle cucine adiacenti.
Gianfranco Grisi
cristallarmonio, concertine inglesi, campanacci In questa serata viene proposta l’esecuzione di strumenti alquanto particolari ed inconsueti ad opera di Gianfranco Grisi, musicista eclettico che unisce ad una rigorosa formazione accademica una rara capacità d’invenzione. Protagonista di questo programma è la glassharmonica, il cui nome resta nella memoria soprattutto grazie a Mozart, che le dedicò un capolavoro nell’ultimo periodo della sua vita; l’Adagio e Rondò KV 617 e l’Adagio in do maggiore KV 356 (617a), ambedue in programma in questo concerto. Strumento musicale inventato da Benjamin Franklin nel 1761, la glassharmonica si compone di bocce di cristallo in vetro o quarzo impilate in ordine di grandezza e quindi d’intonazione su di un asse orizzontale rotante azionato da un pedale o da un motore elettrico. Si tratta di una meccanizzazione di musica in vetro che l’esecutore produce poggiando le dita, opportunamente inumidite con acqua, sulle varie calotte, producendo per sfregamento un suono vellutato e cristallino al tempo stesso. La glassharmonica, divenuta di moda e strumento prediletto della sensibilità tardo settecentesca in Germania, si diffuse fra la convinzione di essere causa di disturbi nervosi, sia per l’eventuale assorbimento di particelle di piombo contenuto nel cristallo, sia per la natura stessa dei suoni prodotti. Scomparve dalla prassi concertistica intorno al 1830. Il senso di mistero che domina l’Adagio introduttivo ci fa ben comprendere come Mozart avesse intuito perfettamente la strana combinazione di sonorità arcaiche ed evanescenti proprie dello strumento. Il Rondò seguente è in realtà un rondò-sonata e riflette la perfezione formale propria dell’estrema fase creativa mozartiana. Lo strumento utilizzato questa sera è in realtà una variante odierna, brevettata dallo stesso Gianfranco Grisi, da lui ribattezzata Cristallarmonio, che consente di suonare in tutte le tonalità eseguendo accordi fino a sei note simultaneamente. Verrà inoltre utilizzata la Concertina Inglese, piccola fisarmonica esagonale praticamente sconosciuta in Italia, con la quale il maestro eseguirà un repertorio di brani internazionali (da Astor Piazzolla a Ennio Morricone) e classici (Vivaldi, Bach, Rossini), cui si affiancano brani originali di sua composizione. Ultima ma non meno coinvolgente, sarà la traduzione in musica della ripercussione di 27 campanacci. L’arte ripresa da alcuni virtuosi del ‘700 viene magicamente ricontestualizzata in un luogo dai ricordi lontani; una delle quattro vecchie filande di Valdobbiadene, recentemente ristrutturata dall’azienda vitivinicola Bortolomiol, dall’antica tradizione della cultura del baco da seta iniziata proprio in queste zone ad opera della Serenissima Repubblica di Venezia già nel ‘600. Ospitata nel Parco che si estende a ridosso del Campanile, la filandetta è luogo di un centro culturale ed enogastronomico affiancato da un teatro a gradoni in pietra, spazio ideale per intrattenimenti o spettacoli alll’aperto, e dalla nuova sala degustazione che mantiene il fascino dell’antico muro che vide all’opera le laboriose manufattiere della seta.
Lavoro collettivo
di Federico Corona, Rita Lelio, Daniela Zamperla Un percorso iniziatico nel quale ogni spettatore sarà accompagnato attraverso gli immortali pezzi della letteratura e della musica che parlano di vino. Pubblico e attori si confondono in uno spazio scenico totale e indefinito, per il quale verrà studiata una soluzione di volta in volta appositamente legata al luogo di rappresentazione. Lo spettacolo è preceduto da un percorso sensoriale attraverso la cantina. I brani recitati da Daniela Zamperla e Rita Lelio vengono direttamente scelti dal pubblico da uno speciale “menù”, per rivivere intensamente il piacere di condividere una serata in cantina ad ascoltare storie, poesie e buona musica sorseggiando un ottimo vino in compagnia. Per diffondere una poesia coinvolgente, sperimentale nel suo proporsi in luoghi inconsueti ma segretamente così familiari; vino interpretato come “poesia della terra” , per definire questa sorta di leitmotiv della cultura dell’uomo. Dalla Bibbia, se non prima, ai giorni nostri il vino è una presenza continua, forte e ambigua. Non soltanto gli addetti ai lavori, ma anche artisti, poeti, musicisti, e intellettuali ne hanno parlato nel corso dei secoli: spesso in tono scanzonato e ironico, ma anche in modo quasi dolente e drammatico. Alcuni di questi pensieri che l’uomo ha dedicato al vino verranno reinterpretati da Rita Lelio, figlia di una delle famiglie d’arte più antiche e importanti d’Italia. Dopo una vita di apparizioni sul palco, la prima avviene intorno all’età di tre anni, decide di dar vita all’associazione Gruppo Panta Rei nell’estate 2007, per creare, assieme ad altri artisti e organizzatori del territorio, un punto di riferimento per l’organizzazione e la promozione di eventi culturali. Fin da subito le sue scelte sono ricadute su un repertorio che lascia ampio spazio a temi sociali e civili. Daniela Zamperla, altro membro fondatore dell’associazione e anch’essa figlia d’arte da oltre otto generazioni da parte di entrambi i genitori, la accompagnerà fra le parole e le emozioni di questa serata. Tra le parole dedicate da sempre al vino, un vecchio detto dice che non sempre il vino nuovo ci fa dimenticare quello vecchio; ma la tradizione che dal 1860 si perpetua alla cantinia Carpenè Malvolti si riscontra nella ricerca di produrre al meglio le potenzialità di ogni annata, grazie a conoscenza e capacità tecnologiche avanzate. L’Arte Spumantistica di Carpenè Malvolti rappresenta infatti l’espressione di un percorso di ricerca condotto dal “Collegio enologi” per produrre ogni anno un nuovo spumante con il Metodo Charmat, metodo che grazie ad Antonio Carpenè Senior ed Antonio Junior è stato messo a punto negli anni arricchendosi di esperienza fino a potersi chiamare Metodo Carpenè. Ai migliori vini di questa cantina verrà affiancata una degustazione di prodotti tipici, espressione dell’arte dell’uomo nel suo territorio, in conclusione alla serata.
Viaggio tra gli aneddoti dei bevitori di tutte le costellazioni. Piccola saga vinosa di e con Andrea Kaemmerle e la Raskornica Orkestra. Gli spettacoli di Guascone Teatro sono fatti di materiale morbido e in movimento, cambiano ogni sera, sospesi tra improvvisazioni e scelte di pezzi inediti, magari rimasti in un cassetto per anni ed anni. L’Associazione nasce nel novembre 1992, dalla voglia di 5 attori di immergere mani e piedi nel mondo dell’ideare, fare, distribuire spettacoli; il tutto condito dal birichino istinto alla provocazione (sebbene poetica), dalla necessità di sentirsi gruppo, squadra, compagnia: i guasconi dei mulini a vento. Guascone come idea capace di avvicinare scorribande zingaresche e sgangherate, idea di isola protetta, di una casa dove riposarsi e coccolare poesia, stupore, incanto. In 16 anni da questi semi è nata una scuola di teatro, due festival per spazi alternativi, cantine, aie, piazze, vicoli, frantoi. BCK è un viaggio musical teatrale che percorre l’Europa dell’Est dalla Grecia fino alla periferia di Vienna. Lungo il percorso c’è la più alta concentrazione mondiale di bettole, taverne, osterie, Konoba, locande di ogni tipo. Habitat naturali di arlotti, beoni, incredibili ed instancabili fabbricatori di aneddoti sospesi tra leggenda e bugia, luoghi dove è impossibile riconoscere le baggianate dai fatti reali. Da queste atmosfere alcoliche e fumose nasce il personaggio di Jaroslav Hasek , il buon soldato Svejk, protagonista di molti spettacoli di Guascone Teatro. In R-umore di-vino si celebra l’incontro tra Svejk ed il mondo del bere all’italiana. La Rakja o Palinka si fa grappa, la birra si fa vino, il luppolo si fa uva. Incontro letterario che gioca su tutto il rapporto che l’Europa dell’Est ha con il nobile bere di Italia. Cosa di meglio per un inguaribile beone romantico che emigrare ed andar per vendemmie e per cantine alla ricerca di qualche euro e qualche sorso di prezioso succo così adatto per aiutare un po’ il pensiero? Spettacolo comico, delicato e travolgente al tempo stesso, accompagnato dalla musica di 4 ottimi musicisti balcanici, anche loro sedotti dall’incontro con la musica popolare delle regioni vinose d’Italia. Uno degli scenari più evocativi di questo rapporto dell’uomo con il vino è proprio Valdobbiadene. Le Cantine Umberto Bortolotti si trovano nel cuore di questa ridente cittadina che ha da sempre offerto lo scenario ai filari di vite e ai riti della sua coltivazione. L’Azienda vitivinicola, riferendosi alla tradizione a cui affianca una tecnica progredita e soprattutto operando una scelta qualitativa, da decenni presenta i suoi spumanti. Con essi ha un rapporto di fiducia e di crescente esigenza e lo stesso rapporto chiede a quanti scelgono i suoi prodotti. La degustazione di alcuni dei suoi migliori prodotti sarà a conclusione di questa serata.
Biglietto intero 10 € con degustazione
Per informazioni
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