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Angelo Lorenzon Retrospettiva al Molinetto della Croda
Artista poliedrico, legato profondamente alla terra veneta e alla sua gente, ma anche attento agli eventi più ampi e ai mutamenti epocali che hanno segnato l'evolversi della vita nel passaggio dalla società rurale a quella industriale, ha seguito nelle arti visive il dibattito tra realismo e modernità sfociando in un neorealismo incentrato a descrivere e a rappresentare i significati più profondi e dignitosi dell'umanità in cammino, con le fatiche, le gioie, i dolori del vivere quotidiano. Determinanti nella sua formazione artistica sono stati gli stimoli e i contatti avuti con Sandro Nardi per la pittura, con Augusto Murer per la scultura, e l'amicizia con il Poeta Andrea Zanzotto. L'amico Poeta Andrea Zanzotto
così lo ricorda: "Non si può non pensare Angelo ancora
al lavoro, nel suo rustico laboratorio all'imbocco della valle del Molinetto,
gentile e consapevole guardiano di un regno collinare di bellezze estreme,
terribili pur nella loro dolcezza, umile custode di un'alta idea dell'arte
che, se oggi appare come in penombra, non potrà mai cessare di
dar luce". Lorenzon negli anni '50
comincia ad affermarsi sulla scena artistica come autore di una poetica
figurativa legata al paesaggio locale, al lavoro dei campi, che vede uomini
e animali impegnati nella dura fatica ma trasfigurati dalla bellezza originata
dall'incontro della natura con le emozioni dell'uomo. Negli
anni '60, l'artista matura una approfondita presa di coscienza dei valori
sociali e morali legati alle contraddizioni e alle inquietudini in cui
si dibatteva la nuova società, realizzando opere a volte emblematiche
e surreali in cui prevalgono figure fortemente espressive del turbamento
interiore o del dolore umano che trovano pace, specialmente nelle grandi
opere scultoree in legno, solo nella riscoperta dei valori fondamentali
della famiglia, dell'amicizia, del ritorno alle proprie radici, ad un
nuovo rapporto equilibrato dell'uomo con la natura. Questi
sono anche i temi delle ultime opere degli anni '70, trasfigurate da suggestioni
e visioni incantate, quasi malinconiche, in cui la luce si fonde con il
colore. La Mostra è corredata
da uno studio monografico sull'artista, introdotto dal poeta amico Andrea
Zanzotto. Lo studio, curato da Giorgio Mies, riporta testimonianze di
Paolo Rizzi, Sandro Nardi, Ottorino Stefani, Augusto Murer.
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