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Sulla collina rinasce un vitigno del '600 ritenuto estinto

 


A San Martino, davanti alla celebre Rocca di Asolo, il recupero di terreni agricoli incolti per produrre l’antica uva "Recantina", olive da alberi secolari e frutta, con l’intento di tutelare l’ambiente e i valori
antropologici


Lavori in corso ad Asolo, sui terreni del colle "San Martino", dominante proprio accanto a quello sormontato dalla celebre Rocca. Si tratta di lavori che rimandano a un progetto di investimento, legato al recupero di una tenuta agricola acquistata all'asta da una famiglia di imprenditori molti anni addietro. Un casolare con sedici ettari di terreno, da oltre mezzo secolo in abbandono. L'ambizione del committente è quella di lavorare bene: ciò che normalmente significa salvaguardare l'ambiente e i suoi valori, anche se ciò comporta costi maggiori da sostenere e tempi lunghi da mettere in conto perchè professionisti e enti coinvolti - dal Comune alla Regione - facciano la loro parte.

Ma per lavorare bene ad Asolo, su di un territorio insigne, ci vuole di più. Per il colle San Martino è stato scelto uno staff di professionisti. La più straordinaria tra le idee emerse è quella di recuperare e reimpiantare nella tenuta agricola "Col San Martino" un vitigno autoctono della Marca - e dell'Asolano in particolare - di cui si hanno notizie documentate fin dal '600, ma disperso da decenni perchè soppiantato da vitigni internazionali e decimato
dalla flavescenza dorata. Questo vitigno è la Recantina.
Dall'uva rossa ancora a fine Ottocento si ottenevano centinaia di ettolitri di vino.

Ad Asolo nei giorni scorsi sono state messe a dimora cinquecento barbatelle di "vera" Recantina, dopo che il vitigno storico era stato identificato proprio sul colle San Martino con studi dell'Istituto sperimentale di Conegliano. La salvaguardia del patrimonio viticolo in estinzione è passata attraverso il prelievo di legno, la formazione di particelle e la microvinificazione, sia da parte di Veneto
Agricoltura che da parte di un tecnico. Con risultati molto incoraggianti.

Nei vigneti rigorosamente pali in legno e subito la semina di erba nei solchi. Di più: i fili metallici di sostegno saranno a brunitura rapida. Non brilleranno fastidiosamente al sole.

Durante i lavori di pulizia dei terreni invasi dai rovi, il dottor Giovanni Alberton ha scoperto un gruppo di olivi secolari nell'azienda agricola. Tra questi olivi pare ci sia una varietà autoctona che non esiste in alcun'altra parte d'Italia. Alberton vorrebbe chiamare questa varietà "Olivo asolano".

Sono stati recuperati vecchi alberi da frutto. Saranno piantati ciliegi, oltre che meli e peri che non hanno bisogno di trattamenti antiparassitari. Le superfici impervie non verranno coltivate: il dottor Ivrino Pasetto, paesaggista, penserà a indicare essenze erbacee e arbusti per la corretta integrazione ambientale.

C'è una volontà di vitale ricostituzione del paesaggio agrario provata anche dalle ricerche dell'architetto Giuseppe Cangialosi che ha recuperato antiche carte geografiche militari sulle quali sono segnati i terreni coltivati fin sulla sommità dei colli asolani e i boschi a nord.

Cangialosi si è preso a cuore il casolare, ancora abitato nella prima metà del Novecento, ed ha proposto un progetto vissuto nell'insieme ambientale. Cosa conservare? si è chiesto Cangialosi. Un contesto culturale, la risposta. Ecco perchè la nuova destinazione d'uso del rustico - da affidare, secondo l'idea del proprietario, ad una famiglia con almeno un membro laureato in materie attinenti l'impresa agricola - dovrà inserirsi negli spazi esistenti lasciandoli il più possibile intatti. La casa rispettata
nei materiali originali, nel disegno e nei colori, con l'aia, la legnaia, il forno, il ricovero degli attrezzi e anche un piccolo stagno. Inoltre: cellule fotovoltaiche per la produzione dell'energia elettrica necessaria, pannelli solari per la produzione di acqua calda, cisterne nascoste per la raccolta dell'acqua piovana.

Articolo di Barty Stefan tratto da www.gazzettino.it


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