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I Salce come Mirò per la Spagna

 

Zaia: «Un manifesto può diventare il logo di Treviso nel mondo»

«La Spagna ha come logo un disegno di Mirò. Treviso potrebbe avere come elemento distintivo i manifesti della collezione Salce». Copyright di Luca Zaia. Tra una riunione romana e l'altra, il ministro dell'Agricoltura tiene un occhio sulle cose trevigiane e conserva quel senso per la promozione del territorio affinato negli anni in cui si è occupato di turismo in Provincia e in Regione.
Premessa indispensabile: Zaia precisa di parlare da privato cittadino, senza voler in alcun modo sostituirsi o interferire nelle decisioni del Comune. Ma solo con l'intento di suggerire qualche spunto per dare il giusto rilievo alla prestigiosa raccolta. Come quello di utilizzare le affiches accumulate da Nando Salce per divulgare l'"immagine" della città e dell'intera Marca, alla stregua di quanto fanno in terra iberica con uno schizzo del famoso pittore catalano. «Nonostante siano diversi e fatti da autori diversi, i manifesti Salce hanno una prerogativa - conferma Zaia -: sono facilmente identificabili, vi si riconosce un filo conduttore, nel colore, nel disegno, nel realismo».

Altra idea? Pronti: «Si potrebbe invitare il mondo dell'imprenditoria trevigiana a comunicare utilizzando i manifesti Salce. Potrebbe diventare addirittura un "must" per i nostri imprenditori l'utilizzo di questi cartelloni in esclusiva in esclusiva. Ad esempio, ho visto un manifesto dell'ippodromo di Treviso: l'ippodromo potrebbe usarlo per la sua comunicazione. Un'altra azienda potrebbe usarne un'altro, nell'ottica di mettersi tutti insieme per valorizzare questo patrimonio». La grafica di queste "reclame" murali, del resto, rimane ancora attualissima, insensibile al passare degli anni.

Resta la questione di dove collocare i 35mila pezzi che compongono la cospicua antologia di cartellonistica pubblicitaria: il ministro non consiglia una sede. Ma saprebbe bene a chi rivolgersi per questa faccenda: «La collezione Salce è un patrimonio nazionale, unico nel suo genere, identitario, è un condensato della nostra storia e, tra l'altro, molto fruibile trasversalmente alle diverse fasce d'età - sottolinea -. So che il Comune custodisce con cura questa risorsa, però, è altrettanto vero che non possiamo lasciarlo da solo. Penso che, in questo senso, il "principe illuminato" non possa chiamarsi fuori da questa vicenda».

Chiaro il riferimento al presidente di Fondazione Cassamarca, Dino De Poli: «De Poli, che spesso si diverte a fare grandi proclami: questa è l'occasione per dimostrare ai trevigiani che c'è. Se volesse darsi da fare, con tutti i contenitori che la Fondazione possiede, potrebbe tranquillamente dare una mano al Comune. Un suo autorevole intervento a favore della collezione Salce, potrebbe davvero essere d'oro per la comunità trevigiana. Insomma: De Poli se ci sei, batti un colpo».

Oltre ad un'esposizione "fisica", l'ex presidente della Provincia non trascura nemmeno la visibilità multimediale: «Si potrebbe adottare un sistema simile a quello che ho realizzato, da presidente della Provincia, con le 250mila fotografie del Foto archivio storico: prendere i manifesti più rappresentativi ed esporli a turno in rassegne tematiche. E poi creare una sorta di archivio multimediale, nella stessa sede museale, in modo da poter consultare, rapidamente e in base a varie "chiavi", tutto il materiale, magari anche via internet».


Notizia di Mattia Zanardo tratta da www.gazzettino.it


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