Marcadoc.it : Turismo, Cultura e Informazione
nella Provincia di Treviso



Google

La memoria di Duino salva l'antica lauda natalizia

 

 

"La note santa" era tradizionalmente cantata nella prima metà del secolo scorso da due gruppi di coristi scendendo a valle il 24 dicembre .

Parole e musica colte dalla voce di un anziano abitante di Stramare dove il componimento sarà riproposto venerdì

 

Questa scoperta potrebbe entrare in un racconto di Dickens. Niente melassa e buoni sentimenti, però. La civiltà rurale ha nel Dna una fierezza rude, che lascia solo baluginare lampi di poesia. Ma si farebbe davvero un torto all'imminente Natale se non si volesse raccontare questa storia.

Quel che balugina sotto il vento aspro di monte che apre la pelle, in questa chiusa di valli tra Piave e cielo, è un'anonima lauda natalizia risalente al Cinquecento, forse di origine istriana, ritrovata a Stramare, antico borgo oggi disabitato dell'Alta Marca trevigiana, in comune di Segusino. Strappata per un soffio al definitivo scomparire dalla curiosità tenace di Mariano Lio, appassionato di antropologia locale e riferimento per la storia e la cultura di questo segmento d'Altamarca.

La nòte santa è una lauda natalizia tradizionalmente cantata durante la discesa dalla montagna a valle nella notte di Natale da due gruppi di cantori sino agli anni Cinquanta. Il canto, che si è mantenuto nel borgo pressochè sconosciuto nel sottostante paese di Segusino, è stato recuperato da Lio attraverso la voce dell'ultimo cantore a conoscenza di testo e melodia, Duino Stramare, della storica famiglia stramarese dei Botega.

La versione orale della lauda, con le sue inevitabili imprecisioni musicali e testuali è stata sottoposta alla cura dei maestri Martino e Gianmartino Durighello, stimatissimi direttori di coro e studiosi del repertorio popolare sacro e profano. Ne è uscita una versione per iscritto della lauda, composta di spartito e 14 strofe che verrà cantata per la prima volta dopo sessant'anni venerdì prossimo, 19 dicembre, nella chiesa di San Valentino a Stramare, durante un piccolo evento, con inizio alle 20. Per l'occasione è stato formato un coro, emblematicamente riunito come Coro di Stramare e diretto da Sabino Toscan, secondo maestro del coro Valcavasia.

L'evento, che si preannuncia ricco di suggestione, vedrà nei perimetri della minuscola chiesa montana la presentazione della lauda, la spiegazione degli interventi e l'esecuzione della stessa.La nòte santa è proposta da amareSTRamare, gruppo spontaneo a òpera de ròdol cioè secondo una vecchia forma di solidarietà popolare fra famiglie e per interventi di pubblica utilità che prevedeva prestazioni lavorative( òpera ) gratuite e a rotazione ( ròdol ).

Il neogruppo vanta un presidente ad honorem che è la storia vivente del minuscolo borgo, Oliva Stramare, di quasi 94 anni, ultimo abitante di Stramare. L'evento si concluderà con un momento conviviale, volto a riproporre anche l'aspetto popolare e sociale della santa notte. Secondo la tradizione, infatti - spiega Lio, che ha pubblicato, dal 1994 ad oggi cinque volumi su Segusino ed il suo territorio - l'esecuzione de la nòte santa continuava di filò in filò».


LA STORIA

 

Una libera preghiera risalente al '500 ritmata da botta e risposta in dialetto veneto

Forma tipica del canto sacro dialettale, la lauda si sviluppa in Italia a partire dal Medioevo. E' un tipo di preghiera popolare molto libera, concettualmente fedele al mondo degli umili, spesso non corrotta ideologicamente dalla religione ufficiale. Diffusa prevalentemente nel centro Italia e legata al suo apice- al movimento dei flagellanti, con Jacopone da Todi arriverà a tingersi di accesa opposizione alla Chiesa di Roma. La lauda ritrovata a Stramare, risalente con buona probabilità al XVI secolo, è un tipico esempio del genere a botta e risposta. Prevede, cioè la presenza di due cori che si intervallano nell'esecuzione delle strofe. Spesso questo risponde anche ad un'embrionale esigenza scenografica, che vedeva i due cori partire da due siti differenti per ricongiungersi fisicamente alla fine della lauda. Lo stile della Nòte santa è monodico, ovvero composto di una sola linea melodica che veniva cantata si suppone all'unisono, non si sa se doppiata dall'uso di qualche strumento. L'architettura musicale è molto semplice, comprendente però dei piccoli melismi che garantiscono una certa varietà d'esecuzione. La versione di Stramare è un aggiustamento dialettale ( spesso per assonanza, con involontari risvolti umoristici) di una versione italiana documentata nella raccolta seicentesca di Giovan Battista Michi, detta Lauda per il Giorno della Natività del Signore. La particolarità della Nòte santa stramarese riguarda la strofa finale, contenente un augurio d'occasione secondo il tipico stile di canto della stella.

Articoli di Elena Filini tratti da www.gazzettino.it


Copyright (C) 2008. Marcadoc.it. Tutti i diritti riservati.