Intervista al
manager di Artematica Brunello che ha portato
Canaletto a Treviso: una scommessa vinta.

Intervista
di Antonio Frigo per www.TrbunaTreviso.it
Parla il
manager di Artematica che ha riportato a Ca’
dei Carraresi 50 mila visitatori in un mese,
facendo rivivere i fasti del passato
Canaletto, obiettivo 200 mila
Brunello: una scommessa vinta. E nel 2010
Cima e Giorgione
Sapevo che questa pittura e questo nome avrebbero
mosso la gente. Punto a un turismo attento
non voglio la ressa
Quarantaseimila
visitatori già passati per Ca’
dei Carraresi nel giro di un mese. Un patto
nuovo e importante con le istituzioni, Provincia
e Regione innanzitutto, per far decollare
le mostre della Marca e creare un «circolo
virtuoso» per l’immagine e per
l’economia della terra trevigiana. Un
legame con le forze economiche e con le strutture
ricettive che va a recuperare i bei tempi
andati, quelli degli Impressionisti, coinvolgendo
tutti in un gioco che regala turismo «contento».
Il Canaletto - o meglio, la mostra su Antonio
Canal e i vedutisti veneziani - sta facendo
rivivere i tempi belli. E pensare che lui
è un manager, un imprenditore, un uomo
di organizzazione e non strettamente di cultura.
A capo di Artematica, impresa che organizza
eventi culturali ma sa commetterli anche con
le «vie del turismo dell’imprenditoria»,
Andrea Brunello si sta gustando il magico
momento. La conferenza stampa in Provincia,
presenti i massimi responsabili degli enti
pubblici, è una assoluta novità,
in una città in cui, di solito, privato
e pubblico s’incontrano solo quando
il primo deve un favore al secondo. Alla fine
di Canaletto, toccherà, nel 2010, prima
a Cima da Conegliano, poi a Giorgione. L’occasione
è il cinquecentenario di entrambi.
Brunello, mostra stra-visitata. Chi
lo avrebbe detto, dopo anni di ricordi e rimpianti?
«Io, lo avevo detto. E qualche amico,
lo ammetto, ci aveva subito creduto. Certo,
tutto nasce dai sogni, dal bambino che uno
si porta dentro anche se deve marciare al
ritmo del mondo degli adulti. Sognavo di portare
qui il Canaletto, sapevo che dovevo rendere
la mostra inoppugnabile dal punto di vista
scientifico, e per questo mi sono affidato
ai migliori specialisti. Ma sapevo anche che
questa pittura e questo nome avrebbero mosso
la gente. Ci volevano orgoglio e forza, noi
di Artematica e Fondazione Cassamarca ce l’abbiamo
messa tutta. Adesso la nave va. Urca se va».
Tempi grami per le tasche degli italiani,
settore mostre che ne risente e che, dopo
lo stupore dei primi anni, sembra ripiegarsi
su se stesso. Quanto ci rimetterete?
«Non credo proprio di rimetterci. Questo
prodotto sta andando bene, non solo dal punto
di vista della biglietteria. Quando una mostra
del genere soddisfa, dal punto di vista estetico
ma anche della qualità del soggiorno,
chi la visita, naturalmente c’è
un tam-tam che si innesca e ci sono una serie
di ritorni d’immagine, si disegnano
scenari futuri. Forse non è un caso
che il presidente De Poli mi abbia affidato
anche la mostra sul Giorgione del 2010».
Che però ha fatto ribellare
Castelfranco, che la mostra sul Giorgione
la stava già organizzando.
«Il cinquecentenario si può organizzare
in collaborazione, non è solo Castelfranco
ma certamente anche Castelfranco. Per un appuntamento
del genere, un evento culturale di spessore
nazionale e internazionale, ci si può
e ci si deve confrontare su vari fronti. Regione,
Provincia, comuni. Il territorio, insomma.
E un ruolo importante su questo fronte lo
reciterà il Governo, nella persona
del ministro ai Beni Culturali. Bondi sarà
a vedere la mostra del Canaletto nel prossimo
mese e sappiamo che ci vuol dare una mano».
Qualcuno sussurra che avrete in mostra
anche la “Tempesta”.
«Magari ottenessi la Tempesta. La mostra
nazionale deve avere un perno su Castelfranco
e sulla Pala, ma non è questione di
Tempesta, Fanciullo o altri capolavori. C’è
un discorso più ampio da sviluppare
nel 2010, partendo da marzo, con Cima a Conegliano
e arrivando a Giorgione in ottobre, Di sicuro
Ca’ dei Carraresi ospiterà il
Giorgione e sarà Mostra di Stato».
Intanto si tornano a vedere, numerosi,
i visitatori stranieri a Ca’ dei Carraresi.
«Artematica non organizza solo le esposizioni,
s’è dotata anche di un dipartimento
Turismo, puntiamo tutto sul fare squadra e
metodo, in collaborazione con associazioni,
enti pubblici, tour operators. Con lo stesso
metodo faremo anche Cima e Giorgione. Macchina
che vince non si cambia. Al limite la si perfeziona.
E mentre Bellini a Roma arriverà a
fatica a 90 mila visitatori, non certo a causa
della bellezza ma di qualche “vuoto”
nella pubblicizzazione, noi dopo un mese siamo
quasi a 50 mila più le prenotazioni
che fioccano».
Sgarbi è un critico d’arte,
Goldin pure. Lei non soffre del fatto di non
esserlo?
«Magari mi sbaglio, ma non ne soffro.
E non ci penso nemmeno, non è un handicap.
Io faccio l’imprenditore e questo mi
consente di guardare le cose da fuori, scegliendo
i migliori curatori scientifici e occupandomi,
invece, dell’organizzazione».
A quanti visitatori pensa di arrivare
con Canaletto?
«Guardo i numeri: 46 mila già
pervenuti, 77 mila prenotazioni già
ricevute, se dico 200 mila non sogno ad occhi
aperti. Ci si può arrivare».
Strano il comportamento di Treviso.
Ora tifa Canaletto, ma al computo dei biglietti
mancano proprio i visitatori trevigiani, no?
«Fino a settembre i trevigiani non ci
hanno creduto, ma poi, anche perché
ho chiesto la collaborazione della città
senza arroccarmi nel ruolo di organizzatore,
le cose sono cambiate. Se botteghe, ristoranti,
bar, osterie partecipano alla scommessa, naturalmente
il visitatore è più disponibile
e se ne va soddisfatto, pronto a tornare.
Ho puntato su un turismo attento, non sui
grandi numeri. Voglio che chi visita la mostra
se ne vada senza brontolare per la ressa,
perché non trova dove mangiare, oppure
perché viene fatto sentire estraneo.
Certo, i trevigiani, ovvero il territorio,
non sono accorsi alla mostra. Ma forse lo
fanno perché pensano di averne tutto
il tempo. Non cambieremo comunque lo standard:
niente muri umani davanti ai quadri sul finale
della mostra. E bisogna lavorare per migliorare
nei prossimi anni. Ad esempio sul fronte della
ricezione alberghiera, perché non vogliamo
imbottire le mostre con 500 mila visitatori,
ma puntiamo su numeri più bassi ma
di qualità. E con disponibilità
a fermarsi sul territorio perché “qui
ci si sente bene”».
Nomi illustri, critica sui giornali:
qualche medaglia se l’è appuntata
sul petto...
«Siamo stati prima scelta del palinsesto
culturale di Domenica In con Pippo Baudo,
ieri eravamo su Sereno Variabile, la settimana
prossima saremo su “Applausi”
di Marzullo, con una intervista mirata a Vittorio
Sgarbi. Lo stesso Vittorio è venuto
a vedere la mostra, due volte, andata e ritorno.
E poi Lucio Dalla. E verrà il ministro
Bondi. Fioccano i pareri lusinghieri degli
esperti: dal presidente dell’Ermitage
a quello del Puskin, al più grande
conoscitore mondiale del Marieschi, che l’ha
definita “mostra irripetibile”.
Felice, sì».
E se le chiedessero di andare a curare
le mostre di Brescia, dove il rapporto con
Goldin s’è raffreddato?
«Non ci casco. Non me l’hanno
chiesto, stop. Io non gufo e Goldin è
bravo, non lo merita».
Lei invece si è fatto una fama
con qualche mostra dall’argomento scabroso,
specialmente in quel di Milano...
«I gay, le donne... Non credo che si
possa censurare l’arte. E in quelle
occasioni ho conosciuto gente importante che,
invece, mi ha incoraggiato. Non ultimo Mario
Resca, il braccio destro di Bondi. Artematica
sta crescendo, anche se io tengo i piedi per
terra. Molte cose le abbiamo fatte lontano
da qui, nel 2009 c’è una cosa
sulla Scapigliatura a Palazzo Reale a Milano,
stiamo colloquiando e progettando con la Regione
Friuli per il castello Miramare, con Roma...».
Un progetto folle, un sogno immenso?
«Portare la mostra su Tutankhamon in
Italia. A Londra ha fatto 1 milione e 300
mila visitatori, sono in buoni rapporti con
il curatore del Museo del Cairo... E’
un sogno, ma sognare aiuta a fare».
Fondazioni bancarie, enti regionali,
buone entrature nel governo. Brunello, evidentemente
lei ha buoni amici.
«Io creo il mio prodotto, gli altri
devono creare le sinergie. Nel resto del mondo
si fa così e il risultato è
buono per tutti. Ma niente passi più
lunghi della gamba. Lo so anch’io che
non viviamo giorni felicissimi. Un po’
di ottimismo però non guasta».
