"Idillio
trevigiano" in ricordo di Comisso
E' stato presentato
il libro Idillio Trevigiano, omaggio a Giovanni
Comisso , ambasciatore della trevigianità
nel mondo, a quasi quarant'anni dalla sua
scomparsa.
Vuole essere
un omaggio a Comisso , nell'anno che precede
l'anniversario del quarantennale della morte,
ma soprattutto un tributo alla Marca trevigiana,
alla provincia "gentile" che in
Giovanni Comisso vede, ancor oggi, non solo
uno scrittore indimenticabile, ma soprattutto
il "grande cantore", di una terra
che era stata denominata "piccola Atene"
e che sembra adesso indaffarata a rincorrere
il modello produttivistico del mitico Nordest.
Nel libro sono confluite parte delle migliori
pagine comissiane che evocano immagini suggestive
e stili di vita ormai quasi del tutto dimenticati.
Il volume coniuga splendide immagini tratte
dal fondo Mazzotti, insieme ai pensieri dello
stesso Comisso .
Cosa ci rimane
della Treviso descritta da Comisso che tanto
amò e raccontò la sua città
e i paesaggi veneti? I luoghi narrati dallo
scrittore sembrano sospesi nel tempo in un'aurea
di suggestione e sensualità lontane.
Comisso , come ricorda Nico Naldini - curatore
del libro - , era un uomo che amava stare
tra la gente del popolo e in campagna e al
contempo era un uomo di mondo e un grande
scrittore che sapeva guardare con profondità
ciò che osservava. Gli scrittori e
gli artisti, si sa, sono soliti scorgere ciò
che sfugge agli sguardi dei più e andrebbero
ascoltati. Purtroppo la Treviso di oggi, pur
conservando la bellezza e in parte la cordialità
di un tempo vive nella fretta e nella superficialità,
tesa ad inseguire la ricchezza, schiava del
tanto discusso modello nordestino, non sa
più né ascoltare né guardare.
Bisognerebbe fermarsi un momento, essere più
autentici, saper ricordare, come dice giustamente
Barzaghi. Guardando le fotografie del passato
camminando nella Treviso di oggi e pensando
a quanto detto, ci torna alla mente una frase
struggente di un romanzo di Comisso Vidi il
sole che passava come un'abitudine sopra le
cose sorde e distratte. La distrazione però
resta sempre il peggiore dei peccati.
Il volume è
stato curato dallo scrittore Nico Naldini
che firma anche la prefazione, edito da Veneto
Comunicazione.

Vita
di Giovanni Comisso
Giovane dal carattere eccentrico,
volitivo e sognatore, dopo aver completato
gli studi classici e laureatosi in legge all'università
di Siena, partecipa volontario alla prima
guerra mondiale in quanto interventista convinto.
Concluso il conflitto, ritenendo come la maggior
parte dei volontari che i nuovi assetti geopolitici
siano stati formulati con accordi di vertice,
senza consenso popolare, partecipa il 12 settembre
1919 all'impresa di Fiume a fianco di Gabriele
D'Annunzio e dei suoi legionari. Alla fine
anche di questa esperienza riprende la sua
attività di avvocato, ma attratto da
esperienze sempre diverse. Abbandona dunque
la carriera legale per dedicarsi a svariati
mestieri: è libraio a Milano, commerciante
d'arte a Parigi. Ebbe nella sua lunga vita
avventurosa un lungo sodalizio con il pittore
De Pisis e con lo scultore Arturo Martini.
Il suo primo romanzo Il porto
dell'amore (1924), edizione definitiva con
il titolo Al vento dell'Adriatico (1928),
risente degli influssi dannunziani.
Comisso collabora alle riviste
Solaria, L'Italiano, al settimanale Il Mondo.
Persona dotata di grande vitalità e
curiosità, grazie alla sua memoria
visiva e ad una buona propensione di sintesi
descrittiva nello scrivere romanzi, diventa
corrispondente e inviato speciale della Gazzetta
del Popolo e poi del Corriere della Sera.
Viaggia molto in Europa e in Oriente, scrivendo
interessanti resoconti: Cina-Giappone, (1932)
L'italiano errante per l'Italia, (1937) che
poi nella stesura finale diventa La favorita,
(1945).
Comisso come autore di romanzi
ha raggiunto i suoi risultati più perfetti
nelle prose di memoria Le mie stagioni (1951),
Giorni di guerra (1930), La mia casa di campagna
(1958), Mio sodalizio con De Pisis (1954),
La virtù leggendaria (1957). Con alcuni
di essi ha vinto anche prestigiosi premi,
come nel caso di Gente di mare (1928) Premio
Bagutta, tradotto in francese da Valery Larbaud,
che rimane a tutt'oggi l'opera più
fortunata di Comisso, e Capricci italiani
(1952) a cui va il Premio Viareggio la saggistica,
e infine Un gatto attraversa la strada (1955),
vincitore del Premio Strega.
Dopo il felice esordio de
Il porto dell'amore (1924), fino ad arrivare
a Cribol (1964), romanzo non troppo gradito
sia al pubblico sia alla critica, Comisso
conclude la sua attività letteraria
con una stesura riveduta del libro La mia
casa di campagna, databile ad appena un anno
prima della scomparsa.
Comisso, dopo una vita vissuta
con vitalità e senso di meraviglia
visiva[1], il 21 gennaio 1969 muore serenamente
nella sua Treviso, città che nel 1979
gli intitolerà il Premio Letterario
"Giovanni Comisso - Città di Treviso"
(vedi link al sito del premio letterario nei
collegamenti esterni).
La scrittura
Giovanni Comisso è
stato il più estroso e il più
irregolare di tutti gli scrittori vicini alla
rivista Solaria, i suoi scritti combaciano
in modo sorprendente con la sua vita irregolare,
densa e profonda di uomo di mondo, e la seguono
quasi in modo parallelo, ciò è
anche dovuto al fatto che, come molti autori
del tempo, gran parte delle pagine stampate
derivano da corrispondenze, articoli giornalistici
e anche da racconti che allora si usava pubblicare
regolarmente nella Terza pagina dei quotidiani.
Alcune sue opere nascono da
osservazioni e divagazioni, dove l'erotismo
ha una parte considerevole; altri rievocano
personaggi conosciuti; altri ancora sono impressioni
di mare e di campagna, di città illustri
e di paesi sconosciuti, ricordi di viaggi
compiuti in Italia, in Europa, in Africa e
in Oriente La Favorita, Amori d'oriente, Questa
è Parigi. Tutto questo gli da modo
di riflettere su certi avvenimenti, specie
quando da essi l'autore viene toccato direttamente.
Egocentrico e sensuale, Comisso ha sempre
amato viaggiare per aver poi il piacere di
raccontare. Tutte insieme le centinaia di
pagine scritte formano un catalogo delle sue
preferenze in fatto di vita come l'ozio, la
libertà, il vagabondaggio, il gusto
di fantasticare.
Comisso, definitosi "Uomo di mare, di
commerci" o anche un "italiano errante
per l'Italia", saggia con mano leggera
diversi generi letterari: la prosa di viaggio,
il racconto, il romanzo, l'autobiografia,
il saggio, partendo da una sempre più
arricchita esperienza umana, come si può
notare nel suo In giorni di guerra e in Il
porto dell'amore. In seguito la sua curiosità
e il suo estro, sostenuti da una prosa evocativa,
sono stati pronti ad accogliere ogni eco della
vita e in particolare della sua vita, delle
proprie avventure terrene.
Bibliografia
Poesie
* Poesie, Treviso, Longo
e Zoppelli, 1916
Romanzi
* Il porto dell’amore,
Treviso, Vianello, 1924. Ripubblicato col
titolo Al vento dell'Adriatico, 1928
* Gente di mare, Milano, Treves, 1929
* Gioventù che muore, Roma, Gherardo
Casini, 1965
Saggi
* Capricci italiani, Firenze,
Vallecchi, 1952
* Mio sodalizio con De Pisis, Milano, Garzanti,
1954.
Opere
Romanzi
* 1924 - Il porto dell'amore
ripubblicato nel 1928 col titolo Al vento
dell'Adriatico
* 1928 - Gente di mare
* 1930 - Giorni di guerra
* 1955 - Un gatto attraversa la strada
* 1965 - Gioco d'infanzia
* 1967 - Viaggi felici
* 1968 - Attraverso il tempo
* 1965 - Gioventù che muore
Saggi
* 1945 - Agenti segreti di
Venezia 1707-1797, ed. Bompiani
* 1951 - Le mie stagioni (autobiografia)
* 1952 - Capricci italiani
* 1954 - Il mio sodalizio con De Pisis
* 1957 - La virtù leggendaria
Pubblicazioni
postume
* 1969 - Diario 1951-1964
(romanzo)
* 1974 - Il sereno dopo la nebbia (romanzo)
* 1984 - Veneto felice
* 1996 - Al sud
* 2002 - Opere
note biografiche
tratte da www.wikipedia.org
