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Gente di Treviso di Giuseppe Vanzella

 



GENTE DI TREVISO
storie di Trevigiani senza storia

di Giuseppe Vanzella

DEVANZIS Editrice

Nel libro sono raccontate 28 biografie, vagamente romanzate ed arricchite da un apparto illustrativo di altrettanti ritratti fotografici, di particolari personalita' trevigiane che hanno attraversato gli ultimi trent'anni della nostra vita cittadina. Le avventure e gli anneddoti di artisti, bohemiens o di personaggi qualunque, tutti uniti dall'essere stati in possesso di quella spiccata sensibilita' trevigiana, che in quest'ultima epoca di grande trasformazione culturale stiamo rischiando di perdere per sempre.

Raccontati dalla sagace penna di un grande appassionato della storia e delle nostre tradizioni che, come ci suggerisce Pier Massimo Forni (trevigiano doc, poeta ed insegnante di Letteratura Italiana all'Universita di Baltimora) nella sua prefazione: "...con una gradevolissima voce narrante, in un italiano forbito al punto giusto, che esibisce una ricchezza e una precisione lessicali certo non comuni, Vanzella sottrae all'oblio queste umanissime ma anche favolose figure (a tratti vagamente picaresche) di tuttofare e di sfaccendati, di mendicanti e di estrosi, di vanagloriosi e di bevitori, di emarginati e di sognatori, spesso indifesi e profondamente soli dietro le quinte della piazza e dell'osteria, tutti raggiunti, in un modo o in un altro, dall'ala della morte, implacabile, ma anche misericordiosa nel por fine a desideri, illusioni e sofferenze.

Sono poetiche epigrafi di vita e di morte: una veneta Spoon River in chiave comico-malinconica, un ubi sunt tutto provinciale.

Credo che queste pagine sarebbero piaciute a due grandi personaggi i cui passi sono piu' volte risuonati sotto i portici di Treviso: Federico Fellini e Piero Chiara".

L'autore assicura che 'Nella lettura del libro, le personalita' di Bepi dei gati, Enio Pagnin, il Negus, Piero Magnavero, l'Ingegner Picoi, Bagigi, Ciano Gasper, Mirko Trevisanello e di molti altri torneranno alla mente di quelli che li avevano conosciuti nella loro vivida umanita' e per chi non sapeva nulla di loro sara certo una piacevole scoperta, straordinari "santi laici" che ci hanno accompagnato in questo scorcio di vita trevisana.

Ho scelto con piacere di occuparmi delle vicende di queste persone che, rimaste al di la del confine del nostro tempo, della loro presenza e della serena giovialita' ci hanno fatto dono, affinche' tutti noi potessimo meglio apprezzare i nostri giorni e la nostra realta".


L'autore: Giuseppe Vanzella

Giuseppe Vanzella e' nato a Sydney nel 1952 da genitori trevigiani emigrati in Australia. Da moltissimo tempo risiede nel capolugo della Marca dove fa l'antiquario. Si occupa in modo specifico di storia della fotografia italiana, per il quale argomento ha scritto alcuni saggi e collaborato con riviste del settore. Questa e' la sua opera prima letteraria. Alcuni di questi racconti erano stati pubblicati nel 2001, in una stesura piu' semplice, sul quotidiano "Il Gazzettino di Treviso" e col titolo di "Vite svitate ­ Storie di trevigiani minori" ne "I nuovi Samizdat" di Padova.

Notizia tratta dal sito www.vanzella.it

 

"Gente di Treviso",
il successo della "Spoon River" della Marca



Ipse dixit. Da quando Gianni Mura ha scritto che si tratta di "uno dei libri piu' toccanti" dell'anno appena trascorso, ''Gente di Treviso. Storie di Trevigiani senza storia'' (pagine 163 15,00) e' andato letteralmente a ruba e delle duemila copie iniziali in pochissimo tempo non e' rimasto che il ricordo. Ora l'autore, Giuseppe Vanzella, lo ristampa, dopo aver creato una casa editrice ad hoc, la Devanzis Editrice, e prova a distribuirlo su buona parte del territorio nazionale.
Vista d'aquila, quella di Mura, opera quasi necessaria, quanto di straziante delicatezza, quella di Vanzella. Il libro e' davvero una chicca imperdibile, tipo quelle bottiglie che si scoprono dopo lungo girovagare la dove meno le si aspetta, e incantano i sensi, riportandoci con la memoria a un mondo invisibile agli occhi, ma ben vivo dentro di noi.

Che quella terra sia la nostra terra conta poco, il flusso delle sensazioni, coi paragoni e i ricordi che evocano, sono nostri e solo nostri, e tutto ci appare serenamente consueto, rassicurante.

Ma il libro, che raccoglie una lunga serie di ritratti minimi, come gia' suggerisce il titolo, unisce a questa vena memoriale fatta di poesia e struggimento cui abbiamo accennato, un'ironia disincantata e leggera che permette di abbracciare quel mondo che non e' piu', senza il pericolo di lasciarsi ingoiare dall'abisso del tempo che scorre o lasciarsi prendere dalla vertigine di certe malinconiche riflessioni che sappiamo acquietarsi solo ai tavolacci di qualche osteria.

Dice assai bene Pier Massimo Forni nella prefazione: "Sono poetiche epigrafi di vita e di morte: una veneta Spoon River in chiave comico - malinconica, un ubi sunt tutto provinciale".

Ma che provincia! Una provincia che se da una parte, lungo la penisola, si assomiglia un po' tutta, se non altro per i tipi umani che vi si incontrano, dall'altra sembra ancora accogliere e nutrire le radici di questa sgangherata nazione, tanto almeno da farcene sentire parte in causa, viva. Una provincia insomma che non e' - solo - strapaese e campanile, ma anche l'Italia del cuore, quella da difendere con le unghie e coi denti affinche' non si perda, da proteggere come un panda in via d'estinzione: all'arma bianca se fosse il caso. Un esempio? Se ne possono fare tanti quanti sono gli uomini descritti dalla felicissima penna di Vanzella. C'e' Capostorno, una sorta di straccivendolo menomato in gioventu', da cui appunto il soprannome, che si divertiva "ad alzare le gonne delle ragazzine a passeggio". S'incontra l'Ammiraglio Gava, ex incursore della marina, il cui "vero mestiere era fare el paron dea piassa", o Giacomino che viveva tutto l'anno in attesa del Primo Maggio, quando finite le canoniche celebrazioni, saliva a sua volta sul palco per arringare la folla degli ultimi tre o quattro rimasti, prima che un vigile lo consigliasse diversamente.

Tutte figure realmente vissute e presenti ancora nella memoria di molti, tutte ugualmente imperatrici di bicchierate, tutte cariche di quell'umanita' che sarebbe piaciuta a Cesare Pavese, tutte accomunate dall'identica fine che attende noi uomini e che Vanzella descrive con tale pietosa poesia da farci credere che nessuno mai sia vissuto per nulla. Figure consegnate alla storia raccontando una storia, la storia di tutti e di ciascuno.

Recensione di Luca Orsenigo tratta dal sito www.gazzettino.it


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