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L’Antica Fiera di Godega




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Antica Fiera di Godega - 3, 4 e 5 marzo

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Da Sabato 01 marzo fino al 03 a Godega di Sant'Urbano si terra' l'Antica Fiera presso il Palafiera.

Per informazioni: Ente Fiere Godega, telefono 0438 430160

 

Segue presentazione tratta dal sito www.comunegodega.tv.it

 


L’ANTICA FIERA DI GODEGA

 

La Fiera rappresenta, nel contesto dell’identita' della comunita' di Godega, il tassello piu' appariscente, non tanto nell’evidenziare l’evoluzione tecnica dei mezzi agricoli, anche se tanto ha contribuito a migliorare la realta' contadina e ad alleviare le fatiche, quanto come compendio del lavoro e del progresso dell’uomo nel lento scorrere dei secoli.
La Fiera di Godega, nella sua struttura odierna, e' la sintesi di due antiche manifestazioni, probabilmente coeve, le quali, fino al dopoguerra, hanno avuto storie parallele: il mercato franco di Godega, a marzo e la fiera di Sant’Urbano di Pianzano, a maggio. Entrambe queste manifestazioni agricole nascono verso il mille quando, esauritesi le violente spallate migratorie dei popoli orientali e nordici, riprende la vita nelle campagne e si assiste ad una grande spinta economica e demografica di tutta la nostra zona.
Le origini si perdono nelle nebbie storiografiche dell’alto medioevo, quando realta' e leggenda si intersecavano e si intrecciavano in vincoli complementari e inscindibili, tramandate di generazione in generazione in forma orale e pittoresca. Infatti, la leggenda vuole che questa Fiera sia nata al seguito delle orde barbariche che, entrando in Italia da Est, ponevano i loro vasti accampamenti di “Jurte” in zone asciutte e salubri, come il Campardo, ma nello stesso tempo vicine all’acqua che sgorga copiosa poco piu' a sud, lungo la linea delle risorgive. Ipotesi originata proprio dal toponimo di Godega, cioe “Villa Gotica” che indica chiaramente un piccolo insediamento di Goti, popolazione germanica che, sotto la guida di Alarico e poi Teodorico, invase l’Italia nel V° secolo.
In quel periodo la nostra zona era inglobata nell’Agro Centuriato Opitergino, avviato da Cesare per premiare Opitergium dell’aiuto fornitogli in occasione della guerra civile contro Pompeo (49 a.C.): “Propter quod Caesar ...in solacium Opiterginis vocationem militae dedit finisque corum trecentis centuriis ampliavit” (Lucano). La centuriazione consisteva nella suddivisione di un determinato territorio in un regolare e preciso reticolo fatto di linee parallele e perpendicolari tra loro(cardi e decumani) in modo da ottenere un geometrico disegno a scacchi. Ogni casella di questa grande scacchiera misurava, di solito, 710 metri di lato, e veniva assegnata per sorteggio o per merito ai veterani di guerra quale premio di liquidazione del servizio svolto.
Proprio dai nomi di questi antichi legionari romani, stabilitisi in loco con le loro famiglie, traggono origine i toponimi di molti nostri paesi. I nomi con suffisso in “ -ano” vengono fatti risalire ai prenomi della “gens” romana plebea assegnataria del lotto agricolo da dissodare e coltivare entro il quale, poi, sarebbe sorto il primo insediamento antropico. Cosi avremmo Bibano da Baebius, Pianzano da Plancius, Anzano da Ancius e ancora Cordignano, Lutrano, Ogliano....termini prediali quindi. E la “centuratio” tra Opitergium e castrum Accedum (Ceneda) avrebbe avuto il suo “umbilicus eromae” proprio nel “campus aridus”, ideale punto d’incontro e di conseguenza anche luogo di culto e di baratto per gli sparpagliati coloni.
Cosi si desume essere stato nel nostro caso, se si pensa che l’Antica Fiera di Godega e' nata e si e' sviluppata proprio qui, nel baricentro fra le piu' importanti citta' del territorio.
Ma se questa e' un’opinione opinabilissima, basata solo su ipotesi e leggende popolari che travalicano le rigide regole imposte dal metodo scientifico, sia nell’analisi dei fatti che nella ricerca scrupolosa di dati comprovanti l’enunciato storico e tali da garantire l’autenticita', ben altra considerazione meritano i documenti scritti (i soli che contano) che trattano della fiera e ne fissano inequivocabilmente la storia.
Tra il XIII° ed il XIV° sec., tutta la zona tra “Plavis et Liquentia” fu oggetto di aspre contese tra le grandi Signorie venete ed il Patriarcato di Aquileia. E non a caso nel Campardo, scelto proprio per la sua centralita', nel 1331, sotto l’arbitrato del vescovo di Ceneda, si ritrovarono le delegazioni opposte per stipulare “Una schietta e cara vicinanza, fratellanza , amicitiia, societa', allianza et unione”. Da un lato i potenti Scaligeri, signori di Verona e di mezzo Veneto, protettori dei da Camino, dei da Carrara, dei dal Verme e del Potesta' di Conegliano; dall’altro uno schieramento non meno imponente: il Patriarca Pagano della Torre, spalleggiato dagli imperiali tedeschi e dai feudatari friulani dei da Porcia, da Prata, da Polcenigo....Accordo subito disatteso, naturalmente, in “primis” dai bellicosi da Camino.
In questo contesto storico travagliato, troviamo il cenno piu' antico sul mercato di Godega che porta la data del 1343, quando il potesta' di Treviso trasmette a Venezia i giorni solenni e di mercato delle citta' e ville (paesi) dei territori appena inglobati dalla Serenissima alla scomparsa dei da Camino. In altre note, poche invero, si legge che detto mercato, che si teneva a marzo come oggi, si svolgeva “ab immemorabili” e vi si davano “ per antica consuetudine feste da ballo e tripudj”.
Piu' prestigiosa e ricca di annotazioni storiche la vita della fiera di Sant’Urbano. Documenti del ‘600 ci riconducono alle dispute tra la famiglia friulana dei Del Ben “signori di Fossabiuba nonche della Cortina e Castello di Bibano” con la famiglia dei da Camino. Secondo questo manoscritto, il 25 maggio 1186 i due schieramenti si diedero aspra battaglia nei pressi della” mutera” (mut = paleoveneto - collinetta artificiale adibita al culto) non si sa con precisione, a meno che non fosse quel rialzo di terra, spianato nel dopoguerra, situato in via Stort, non molto distante dalla chiesetta di San Bartolomeo, uno dei nuclei storici dell’antica Bibano. Questo epico scontro vide la disfatta di Ghirardo da Camino, cosiche' il vincitore, Bombello Del Ben, determino' di “sollenizzar la festa di Sant’Urbano, il giorno nel quale si era ottenuta la vittoria, che e il 25 maggio. Che per segno di cio' si fe che continui la fiera di Sant’Urbano al Campardo che e a due miglia in circa discosto a ponente da Fossabiuba essendo ivi una chiesuola del titolo di quel Santo”.
Stando a questo documento, sulla cui autenticita' permangono peraltro dei dubbi, la fiera si terrebbe fin dal 1186 e avrebbe quindi ben 814 anni!
Ma non e' certo questo che fa grande la Fiera di Godega, bensi' il ruolo determinante che essa ha via via ricoperto nello sviluppo socio-economico dell’intero circondario, favorendo da sempre scambi commerciali, contrattuali e tecnologici, ed entrando nel cuore e nelle consuetudini della gente che la considera, e a ben ragione, un appuntamento a cui non si puo' mancare, come auspicio per l’entrante nuova stagione agricola.
Una manifestazione che ha visto sempre rivolta l’attenzione al futuro per anticiparne lo sviluppo, in maniera particolare in questi ultimi anni nei quali l’evoluzione tecnologica ha compiuto passi da gigante rischiando di emarginare o sopprimere tutte le realta' locali, come la nostra, ricche di tradizioni, ma, spesso, prive di risorse economiche ed umane. Le risposte delle ultime Amministrazioni sono state la ricerca di tecniche di allevamento non tradizionali prima e la tutela dell’ambiente attraverso metodi di coltura e costruzione ecocompatibili poi, con proposte tali da qualificare l’Antica Fiera di Godega come fiera all’avanguardia nel settore.


 

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