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Enoturismo strada vincente

 


 

Riproponiamo un interessante articolo tratto da www.prealpitrevigiane.it in relazione al convegno “Enoturismo, una strada vincente”, tenutosi sabato 1 marzo presso la Scuola Enologica di Conegliano.


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Enoturismo strada vincente, ma occorre far sistema e superare le frammentazioni
Tutte le potenzialità del turismo del vino: 8 milioni di presenze e 4 miliardi di fatturato In Italia. Ma per il territorio serve un brand riconoscibile e forte, insieme ad una maggior aggregazione, altrimenti si rischia di essere invisibili nel mercato globale.

Che l’enoturismo possa e debba rappresentare, per l’Italia in generale ed in particolare per i territori a specifica vocazione vitivinicola, una strada vincente e lungimirante, ormai non ci sono più dubbi. Che però resti ancora molto da fare, soprattutto a livello di “governo” e guida di questa forma di turismo emergente, è ugualmente indiscutibile. Ne hanno preso atto e ne hanno discusso in modo articolato ed aperto operatori, esperti della comunicazione, studiosi, produttori, e istituzioni che si sono ritrovati, sabato 1 marzo, presso la Scuola Enologica di Conegliano (TV), chiamati al confronto, su iniziativa della Strada del Prosecco e Vini Colli Conegliano Valdobbiadene e di Altamarca, sul tema appunto di “Enoturismo, una strada vincente”.
Da un lato dunque la consapevolezza delle enormi potenzialità che l’enogastronomia racchiude, nuova frontiera da conquistare per far crescere, attraverso il turismo, i territori a specifica vocazione come quello del Prosecco Doc, “avendo assunto essa – ha spiegato Magda Antonioli Corigliano, Direttore Master in Economia del Turismo alla Bocconi di Milano - dagli anni 80 in poi, un ruolo esplicito di motivazione principale dello spostamento per alcune fasce di utenti”, tanto che nel 2008 in Italia si possono stimare in circa 8 milioni i turisti solo per il vino, con una ricaduta di 4 miliardi di euro di fatturato, dove a fronte di ogni Euro speso in cantina sul territorio se ne generano ben 4! Linee di tendenza queste confermate anche dall’analisi di Alessandro Galardi, Consulente Sviluppo Sistemi di Qualità, che in collaborazione con l’Università di Padova ha tracciato l’identikit del turista del vino in provincia di Treviso, attraverso i dati raccolti sul campo dalle cantine.
D’altra parte però è emerso chiaramente come molto resti ancora da fare per riuscire a dare solidità e far funzionare correttamente la “macchina dell’enoturismo”. Ad esempio appare troppo frammentaria ed indistinta l’offerta. In Italia attualmente esistono più di 140 Strade del Vino, contro la decina della Francia, e la loro offerta è troppo indifferenziata; l’attenzione ai fattori di qualità è talvolta ancora insufficiente, mentre ha ricordato Marco Berchi, Direttore di ‘Qui Touring’, “ il tema della qualità, dovrebbe essere un punto di partenza, una caratteristica distintiva della destinazione turistica, più che un obiettivo”. Altri punti critici riguardano le professionalità del settore, ma soprattutto la capacità dei circuiti enogastronomici di abbinarsi a servizi di ricettività, ristorazione, di accoglienza ad eventi sportivi, culturali, educativi, di intrattenimento. Ma tutto questo si può fare, hanno ribadito all’unisono i relatori, solo se tutti gli attori - pubblici e privati – sapranno sviluppare una logica di tipo aggregativa; altrimenti il rischio è la polverizzazione, l’incapacità di rispondere alle richieste del moderno enoturista, ed, in ultima analisi, l’invisibilità su un mercato sempre più ampio e competitivo.
Un imperativo dunque a mettersi in rete che vale per l’intero sistema turistico italiano, ma che si è tramutato in un accorato appello anche per il territorio da parte di molti degli operatori locali intervenuti al convegno. Alessandro Martini, Direttore del Consorzio di promozione turistica “Marca Treviso” ad esempio ha sottolineato che nel mercato turistico internazionale è necessario agire in un ottica di sistema ampio: “Bisogna ragionare sul brand “Veneto” con al suo interno dei percorsi specifici, o rischiamo di essere invisibili se ognuno, a livello territoriale, va per conto suo”. Solo così si potranno far crescere le presenze turistiche in Provincia di Treviso che per ora si attestano a circa 1.700.000 annue contro un offerta ben più ampia di 4 milioni e 600.000 posti letto. Concetto ripreso con fermezza anche da Massimo Colomban, che nel territorio - attraverso il progetto Castelbrando a Cison di Valmarino - ha investito sino a 40 milioni di euro, e che ora si dice amareggiato perchè la polverizzazione degli organismi turistici e la difficoltà di dialogo con le istituzioni politiche “ci rende invisibili e ha impedito sinora di fatto di creare un brand, un prodotto turistico chiaramente riconoscibile e di identità forte per la provincia di Treviso”. Premessa necessaria questa, come riconosciuto da tutti gli intervenuti, per poi poter comunicare il prodotto, operare sulla domanda, creare eventi e sinergie nel territorio.
Floriano Curto, Presidente della Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene, nel raccogliere queste considerazioni, ha ricordato come appunto la Strada stia per cambiar rotta, cercando di aggregare attorno a sé le altre Strade del Vino, provinciali e venete, in iniziative comuni che siano più efficaci e forti, nella convinzione comunque che “nel territorio del Prosecco Doc, l’agricoltura, il paesaggio e l’enoturismo, con le sue diverse componenti, rappresentino comunque oggi la risorsa economica più importante su cui investire per il futuro complessivo dell’area”.


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