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Sulle tracce del DNA del Prosecco in Armenia

 


Nella prossima primavera, comparando il DNA di vecchi vitigni che crescono sulle pendici del Monte Ararat con le migliaia di sequenze genetiche contenute nei database del Centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano, sarà forse possibile dare un nome ai progenitori del Prosecco, definire le parentele di molti altri vitigni europei e, in definitiva, ricostruire il percorso per giungere fino ai luoghi dove oggi sono coltivati con grande successo. Sarà questo l’esito della spedizione compiuta la scorsa estate da un gruppo di sedici camperisti, guidati dal vicepresidente nazionale della Confederazione campeggiatori e presidente del Campeggio Club di Conegliano Sergio Sanson. Hanno attraversato sette Paesi percorrendo oltre otto mila chilometri; hanno sfiorato la guerra in Georgia, passando per Tbilisi quando il clima bellico era già nell’aria; sono stati il primo gruppo europeo in visita ufficiale in Armenia, ricevuti dal ministro dell’Agricoltura e dal suo collega del Turismo. Gli otto equipaggi del Campeggio Club Conegliano hanno così portato a termine la loro missione: mappare i vitigni armeni alla ricerca delle origini del Prosecco (e non solo). Dopo la vendemmia, i tralci marcati saranno inviati al Centro dai referenti armeni individuati dalla spedizione coneglianese. L’Istituto li rimetterà a dimora e la prossima primavera, quando fioriranno le gemme, dalle foglie se ne ricaverà il dna. Solo dalle foglie infatti è possibile ricavare il codice genetico dei vitigni e confrontarlo poi con quello dei vitigni italici classici (Prosecco, Refosco, Verduzzo, Raboso) per capire se la filogenesi porta a radici in comune. «La spedizione – ha ricordato l’assessore comunale Loris Zava – ha preso le mosse dal conferimento del premio Civilitas, istituito dall’Associazione Dama Castellana di Conegliano, all’allora ministro degli esteri della repubblica dell’Armenia Vartan Oskanian, che ha suggerito l’iniziativa, alla quale hanno collaborato anche i Padri Mechitaristi dell’Isola degli Armeni di Venezia». L’idea è poi stata fatta propria e realizzata da Sergio Sanson e da alcuni altri avventurosi camperisti, con il supporto scientifico del Centro di ricerca in vitivinicoltura, che hanno realizzato un viaggio durato quasi un mese, metà del quale per gli spostamenti e gli attraversamenti confinari.

«Per la maggior parte degli studiosi l’Asia Anteriore ed in particolare l’area comprendente l’attuale Armenia, Georgia, Siria settentrionale,ecc. è considerata la culla della vite Europea (Vitis vinifera sativa). Essa si sarebbe originata più di 10.000 anni fa a seguito di un progressivo addome-sticamento della vite silvestre (Vitis vinifera silvestris) che ,in quell’area, era sopravissuta all’ultima glaciazione. Da qui si sarebbe poi diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo ad opera di antiche popolazioni come Fenici, Greci, ecc..Nei nuovi siti, incrociandosi con viti selvatiche locali, avrebbe dato origine ad un numero grandissimo di varietà, molte delle quali sono tutt’oggi coltivate. Per questo aspetto la penisola italiana ha rappresentato un luogo privilegiato,interpretando a distan-za di oltre 2500 anni, il ruolo di ponte tra la viticoltura orientale e quella occidentale.
La ricerca sull’origine e storia dei vitigni è un tema di grande attualità che affascina gli stu-diosi per il suo alto valore scientifico, storico, culturale.
Purtroppo in questo ultimo mezzo secolo le collezioni di vite esistenti in Georgia e Armenia che co-stituivano per i ricercatori un importante patrimonio di riferimento, sono andate quasi completa-mente perdute; diventano quindi particolarmente interessanti indagini presso vecchi insediamenti (monasteri, castelli, antichi villaggi) dove forse si possono ancora trovare vecchi ceppi di varietà lo-cali.
La visita del Camper Club di Conegliano in quelle aree rappresenta quindi un’occasione u-nica per recuperare materiali genetici da analizzare con le moderne tecniche molecolari per ricerca-re eventuali, possibili legami con i nostri vitigni italici tradizionali (Prosecco, Refoschi,Verduzzi, Rabosi, ecc.).
Il materiale (foglie) che sarà possibile reperire sarà analizzato presso i nostri laboratori del Centro per la ricerca in Viticoltura. Qui da anni ,utilizzando analisi del DNA, abbiamo affrontato lo studio della filogenesi dei principali vitigni italiani dando un contributo concreto alla conoscenza dell’origine di vitigni come Malvasie, Moscati, Greci, Prosecchi, Refoschi, ecc.
I profili molecolari dei ceppi recuperati verranno confrontati con quelli di migliaia di vitigni presen-ti nel nostro data base apportando sicuramente un valido contributo alla ricostruzione della genealo-gia e della storia delle nostre varietà». Angelo Costacurta, direttore dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura.

 

 

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