Zaia apre a Conegliano
una sede
del suo Ministero
Il ministro
decide di aprire una sede distaccata
del suo dicastero a Conegliano
Novanta
giorni in sella: cavalcando politiche agricole non
facili da gestire. Che non sono legate solo al suo
"amato" Prosecco, ma anche al Brunello di
Montalcino, piuttosto che alle bufale, intese come
mozzarelle, campane. Ma le radici lo portano ad accarezzare
la Marca. Al punto da trasferirvi una sede del suo
Ministero. Aprendola a Conegliano. Sarà una
sede periferica, che servirà da riferimento
a tutti gli organismi che gravitano attorno al mondo
agricolo. E, sempre a Conegliano, da quando è
Ministro, Luca Zaia dedica un giorno alla settimana
ad ascoltare "chi sta dietro alla barricata",
in una sala del Cerletti, la scuola enologica che
l'ha formato. «Non lo faccio per raccogliere
consensi, ma perché sono un servitore del cittadino».

Il grande comunicatore
non ha dimenticato le sue radici. E come potrebbe,
baciato com'è dalla memoria. Ruffiano? O semplicemente
nostalgico? Interrogativi che si intrecciano, quando
vai a parlare con Luca Zaia . E che comunque rimangono
in stand by, di fronte a quel mezzo sorriso che sa
tanto di americano, una smorfia che gli scheggia il
volto e che gli fa restringere gli occhi. Ma che lo
rende dannatamente simpatico. Quando vai a parlare
con Luca Zaia , hai la sensazione che il suo ministero,
quello delle Politiche agricole, sia dimensionato
esattamente come il più umile degli assessorati
del più piccolo Comune che esista sulla faccia
dello Stivale. Così, ci può andare chiunque,
a parlarci, proprio come farebbe un abitante della
sua Bibano quando chiede udienza al proprio sindaco.
A novanta giorni dalla
sua promozione a Ministro della Repubblica Italiana,
Luca Zaia procede speditamente lungo l'ascesa della
sua, fin qui, brillante carriera politica, trovando
anche il tempo di concedersi al cittadino. Perché,
come farebbe un allievo democristiano, e da enfant
prodige leghista, non ha dimenticato che la base va
sempre ascoltata. E nel dì che scollina la
domenica, al Cerletti ha pensato bene di ricavare
una sala da ascolto dedicata ai "questuanti"
della politica. Almeno cinquanta, ogni settimana,
trovano così modo di ritagliare una quindicina
di minuti nell'agenda del ministro di Bibano.
«Chi va a Roma, spesso dimentica
il suo territorio. Io non ho fatto altro che prendere
esempio dagli antichi greci e dal loro concetto di
agorà: a un malato, ogni cittadino aveva l'obbligo
di parlargli. Oggi, che sono ministro, a maggior ragione
ho questo obbligo: ascoltare. Perché ministro
significa servitore, servitore del popolo, come un
sacerdote lo è del Signore. E, ovviamente,
non dimentico la mia trevigianità. E, sia ben
chiaro, non faccio questo per operazioni clientelari
o per una smania di conquistare voti. Lo faccio e
stop. Ad una condizione: dò a tutti un quarto
d'ora per affrontare qualsiasi problema, ma a chi
mi si presenta per sparlare contro chicchessia, gli
dico subito che perde tempo. Se vuole denunciare qualcosa
o qualcuno, venga da me, con un foglio, e mettiamo
tutto nero su bianco con firma in calce».
L'idea di istituire un centro d'ascolto,
si è subito allargata. Al punto che Conegliano
avrà una sede distaccata del ministero governato
da Zaia , ubicata negli uffici dell'Ispettorato Controllo
Qualità, che così diventerà un
vero e proprio ufficio periferico del ministro. Iniziativa
subito divulgata a tutti gli enti interessati: sindacali
e associativi, oltre che comunali. «Un tributo
che dovevo al mio territorio, e una condizione ideale
per ragionare con la testa di chi si trova dall'altra
parte della barricata». Dal lunedì al
martedì, giorno dedicato alla missione "mi
sporcherò le scarpe di terra", ad analizzare
problemi direttamente sul campo. Ad iniziare da quello
del Prosecco: «È un simbolo della nostra
cultura enologica, e faccio un esempio: se il Prosecco
dovesse cadere, cade l'intera immagine del vino italiano,
quello del Nero d'Avola. Per questo lo difenderò
sempre e ad ogni costo. Così come difenderò
un prodotto del sud, perché così, automaticamente
salvaguarderò uno del nord».
Mezzogiorno, fine delle udienze. Al
Cerletti tira aria di festa: è giorno di lauree.
Qua e là, neo dottori in Scienze e Tecnologie
Viticole ed Enologiche, salutano goliardicamente docenti
e compagni di corso. Come Oscar Zilli, ragazzone di
Cison, ignaro che a due passi c'è il ministro
a godersi lo spettacolo, memore di identica esperienza
vissuta nel '94. C'è tempo per un brindisi
al laureato. Zaia sorride, come sempre, all'americana.
Articolo di Giancarlo
D'Agostino tratto da www.gazzettino.it